«Se dovessi fare un bilancio numerico di Golosaria - commenta Paolo Massobrio al termine di Golosaria che ha coinvolto il Monferrato nei weekend dell’8 e del 15 marzo - direi che abbiamo superato tutte le due edizioni precedenti come numero di partecipazione sia nel weekend alessandrino che in quello astigiano. Se invece dovessi fare un bilancio a livello qualitativo confermerei che questa edizione ha avuto un grande spessore per i contenuti portati e anche per le iniziative culturali che hanno accompagnato i cinque giorni della rassegna».
Golosaria, organizzata dal Club Papillon, ha coinvolto per due weekend consecutivi l’intero Monferrato lanciando la stagione primaverile proprio in questo momento in cui si parla di un ritorno alla vacanza in campagna.
Chiediamo a Paolo Massobrio di commentare il successo di questa manifestazione. L’obiettivo di Golosaria è stato centrato?
«Questa volta è stato particolarmente centrato non solo perché, nelle quattro location principali, sono arrivate migliaia e migliaia di persone con un flusso continuo, ma anche perché tutte si sono poi sparse sul territorio riempiendo cantine, musei, castelli e tutte le realtà che insieme con noi hanno deciso di mettere in mostra questo grande showroom che si chiama Monferrato. Durante la manifestazione ho girato le località satellitari e ho incontrato tanti che vivevano il loro itinerario seguendo i consigli del percorso di Fiat o la cartina che abbiamo realizzato per Golosaria: ho trovato gente nei ristoranti, nei bed & breakfast e da questo punto di vista il territorio si è mostrato ed ha avuto un riscontro assolutamente positivo».
Qual è il valore culturale di questa manifestazione?
«Siamo partiti dall’evocare un dato storico ossia che il Monferrato era uno stato importante nello scacchiere europeo, e lo dicono i 150 castelli visibili ancora oggi sul territorio. Poi abbiamo voluto raccontare la figura di Anne d’Alençon anche per simboleggiare la forza delle relazioni della storia: di lei si contano 4.000 lettere conservate nell’archivio della città di Mantova. Ma a Golosaria sono stati presentati anche dodici libri di cui alcuni in anteprima, e poi ci sono stati assaggi musicali, si è affrontato il tema di una nuova forma d’arte come quella dei graffiti con un dibattito molto aperto sulla tolleranza o meno sui muri delle città, ma si è discusso anche della bellezza attraverso il lavoro di un monferrino conosciuto in tutto il mondo, Guido Nicola di Aramengo».
Qual è la cosa che ti ha divertito di più?
«La rievocazione di Anne d’Alençon che Principessa Valentina ha allestito sotto il castello di Montiglio, ma anche la pièce teatrale che il Teatro del Rimbalzo ha presentato a Vignale Monferrato per l’apertura di Golosaria. Mi ha divertito anche partecipare alle iniziative ideate dall’Associazione 3T come quella di venerdì sera a Cavagnolo o quella del 7 marzo a Solonghello. A me e alle centocinquanta persone presenti ha commosso molto il filmato dedicato alla figura della donna nel Monferrato, molto forte ancora oggi, ideato dall’associazione C’era una Volta...” di Villamiroglio».
E la cosa che ti ha sorpreso di più?
«Vedere la gente che è arrivata a Golosaria da Bari o il pullman da Forlì, persone di Verona, Parma che si sono presentate insieme a gente proveniente un po’ da tutta Italia. È una sorpresa che ha dimostrato come la comunicazione di questo evento a livello nazionale sia stata recepita. E a proposito di castelli sono rimasto sorpreso per come siano stati mantenuti in vita, ristrutturati e resi accoglienti 365 giorni l’anno quelli di Camino, Frassinello, Oviglio, Moncucco, Cortanze».