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Dopo Golosaria dibattito sulla De.Co. del vino rosso di Mombello

Meglio le De.Co. di Massobrio o quelle di Veronelli? Da qualche tempo la Valcerrina si interroga su quello che sia il filone migliore per promuovere ed istituire le proprie Denominazioni Comunali. Un incontro si era tenuto lo scorso anno presso lo Story Park di Gabiano ma, alla fine, le singole amministrazioni avevano scelto di rivolgersi a chi, a loro avviso, rispondeva maggiormente alle proprie esigenze ed aspettative. Scelte che ogni amministrazione aveva ed ha fatto consapevole delle differenze tra i due “filoni”, se così si possono definire, ovvero cosciente delle diverse opportunità a breve e lunga ricaduta offerte, oltre che dei diversi modi di fare comunicazione e offrire visibilità, prestigio e valorizzazione ai prodotti ed ai territori. Su cosa poi sia bene iscrivere a De. Co. e cosa no, è altro argomento strettamente legato alla filosofia dei due filoni in questione. Domenica 6 marzo, in occasione della kermesse di Golosaria a Cerrina (nella foto), Paolo Massobrio, presidente di Papillon, aveva esternato pubblicamente alcune considerazioni ed accuse, motivandole, nei confronti di coloro che avevano istituito le De.Co. sui vini oltre che sulle modalità con cui certi consulenti le avevano istruite. In buona sostanza aveva ritenuto “inopportuna” l’attribuzione della De.Co. al vino, già oggetto di riconoscimenti specifici quali le Doc o le Docg, così come non corretto il pagamento di consulenza ad esperti. Pagamento che tuttavia, non sarebbe imputabile alla consulenza di esperti ma all’iscrizione nel registro nazionale ed alla relativa pubblicità in rete e cartacea. Presente alla manifestazione c’era anche il sindaco di Mombello Maria Rosa Dughera che, anche se non direttamente, si è sentita chiamata in causa, poichè proprio nel mese di dicembre, il suo Comune aveva rilasciato la De.Co. al “Vino Rosso di Mombello”. Il filone utilizzato era quello di Veronelli, ovvero quello portato avanti dal presidente nazionale delle De.Co. Riccardo Lagorio che con lo stesso Veronelli le aveva ideate. Sulle dichiarazioni di Massobrio (che aveva già esternato i suoi giudizi sul sito internet www.denominazionicomunali.it/news/n.asp?deco-anarchia) è intervenuta Anna Bonaffini, membro della Commissione De.Co. del Comune di Mombello, attraverso una lettera al giornale: «Si resta amareggiati e un po’ delusi quando un personaggio pubblico durante la presentazione di una rassegna, che dovrebbe essere di cultura e gusto, come Golosaria, lancia anatemi e punta il dito indirettamente, su un’amministrazione comunale “rea” di promuovere il proprio patrimonio, tra il quale anche quello enologico, con una denominazione comunale (De.Co.)». Se poi questa comunità decide «di avvalersi anche dell’appoggio di un esperto, tra l’altro presidente di un’associazione nazionale e non di un altro, non per questo, a mio avviso dovrebbe essere “colpevolizzata” delle proprie scelte, anche nel rispetto di coloro che le De.Co le avevano già concepite negli anni ‘50 proprio per i vini. La Denominazione Comunale è un marchio che non va a sovrapporsi ad altri, ma caratterizza, con tratti distintivi propri, il territorio. Non è, come alcuni affermano, un semplice censimento o una semplice dichiarazione di appartenenza». Peraltro «chi insiste nel chiedere un intervento normativo del Legislatore dimentica (o non sa?) che le norme attinenti la Denominazione Comunale sono già ampiamente presenti nella nostra dottrina. Il Comune di Mombello istituendo la propria De.Co. si assume la responsabilità di garantire l’origine e le modalità di produzione del proprio territorio senza nulla togliere ad altri. Purtroppo in questo campo si continua a fare molta confusione, rischiando di allontanarsi sempre di più dalla tutela reale dei nostri prodotti e malgrado tutto, credo che ciascuna amministrazione sia da elogiare per l’impegno continuo, la costanza, la passione nello spendersi per la valorizzazione della propria cultura e della propria identità». Il tema delle De.Co. «rimane comunque materia difficile, da non semplificare e banalizzare, essendo già stata in passato oggetto di discussioni, convegni, conferenze, ed essendo tutt’ora uno strumento determinante di valore aggiunto. A questo punto chiedo… potrebbe essere utile, un incontro pubblico tra gli esperti promotori o “mal consigliatori?».

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Federico Nardi

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