Recuperare il paraboloide! Convegno sulla riconversione del patrimonio industriale
di Anna Maria Bruno
“La riconversione del patrimonio industriale. Il caso del Monferrato casalese nella prospettiva italiana ed europea” è il titolo del convegno che si è svolto al Palafiere di Casale Monferrato, nelle due sezioni di venerdì pomeriggio e sabato mattina. Promosso dall’associazione culturale “Il Cemento” aveva quale tema centrale la consevazione del patrimonio industriale e ha visto la partecipazione di numerosi relatori. Ad aprire con i saluti e le presentazioni e a moderare il convegno è stata Maria Consolata Buzzi, presidente dell’associazione promotrice dell’iniziativa.
Marco Giovannini, presidente di Confidustria di Alessandria, socia e convinta sostenitrice delle attività dell’associazione casalese, dopo aver ricordato il contributo dato da Confindustria nel recuperare alcuni siti industriali della provincia alessandrina - Borsalino ad Alessandria, Ilva di Novi, ecc. – ha sottolineato il valore della riconversione del patrimonio industriale legato al cemento, portatore di una storia ultracentenaria, a cui porgli un occhio di riguardo. E’ l’occasione per giocare a Casale Monferrato una carta importante: l’Expo 2015 per cui si è in direttura d’arrivo. Si prevedono 250 mila visitatori a settimana, una massa di gente che dovrà essere smistata nei territori limitrofi al milanese. Sono allo studio infatti idee per creare percosi, tra cui nelle Langhe e Monferrato e potrebbe essere proposto anche il percorso del cemento. E il paraboloide – soggetto di studio del convegno - potrebbe esserre punto di snodo per le informazioni del museo a cielo aperto. Potrebbe anche ospitare un museo della scienza e della tecnica, visto che Casale era a capo di un’industria variegata. “Questo sogno – ha concluso Giovannini - lo dobbiamo coltivare, se non c’è un sogno non si arriva da nessuna parte, con l’orgoglio della nostra storia e del nostro lavoro, dobbiamo impegnarci per poter dire di aver un grande avvenire grazie a ciò che abbiamo dietro alle spalle”. Dario Camerino, presidente dell’ordine degli architetti della provincia di Alessandria, ha collegato il tema dell’archeologia industriale come volano per possibili obiettivi di riconversione e sviluppo del tessuto urbano, tema connesso alla riqualificazione urbana sostenibile, perché esiste un legame tra la qualità della vita e l’ambiente in cui viviamo, che influenza il nostro benessere e la nostra salute. Ha ricordato come nella provincia di Alessandria la qualità della vita è percepita in continuo ribasso ed importante che questo fattore sia ripreso, come fare? Lavorare affiché nei processi di pianificazione strategica, urbana, cittadina gli aspetti legati alla salute, come ad esempio la scelta dei materiali, siano considerati paritari rispetto ad altri temi che generalmente indirizzano la pianificazione. Bisogna cercare di sviluppare idee intorno a questo patrimonio archeologico perché diventi un punto forte di identità territoriale. La promozione e la comunicazione oggi, purtroppo, premiano e avvantaggiano luoghi commerciali come l’outlet di Serravalle Srivia, dei 5 milioni di persone, almeno una parte di quei visitatori, dovrebbero incanalarsi verso il patrimonio storico artistico del territorio. “L’ordine degli architetti – ha detto Camerino - è vicino all’associazione Il Cemento e cercheremo di dare spunti e idee nuove; la creazione di sinergie e il fare sistema permetterà di raggiungere gli obiettivi che tutti noi ci prefiggiamo. Si potrebbe per esempio aderire ad "Urban Pro" , accordo nazionale di collaborazione sottoscritto da Confcommercio, Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, Ance e Unioncamere, un patto per le città con l'obiettivo di facilitare le trasformazioni urbane”. Circa l’utilizzo di edifici come il paraboloide - ha poi concluso – “molte volte è difficile trovare una destinazione che non sia una delle tante, potrebbe essere restaurato come edificio monumentale senza trovargli una particolare destinazione”.
A seguire M. Consolata Buzzi ha ricordato come il paraboloide sia indiscutibilmente considerato un patrimonio della città di Casale, tant’è vero che è stato conservato, e l’Amministrazione comunale ha sempre dimostrato attenzione e sensibilità, come “dimostra la sede di questo convegno che oggi si svolge, a differenza di 5 anni fa, all’interno di un bene di archeologia industriale già degnamente recuperato. Abbiamo la convinzione – ha aggiunto - che questo progetto possa generare lavoro e completamento dell’offerta turistica. Il paraboloide potrebbe diventare un anchor point, un punto partenza e irraggiamento verso il parco dell’archeologia industriale casalese, come museo diffuso”.
Nell’intevento di Massimo Preite, del TICCIH - si è ricordato come per il patrimonio industriale il passaggio dal bene singolo a bene del territorio, patrimonio diffuso sia una nozione recente, in rapida evoluzione.
Di riqualificazione urbana e di patrimonio industiale si è iniziato a discutere intorno agli anni 60, nei paesi avanzati, a seguito dall’abbandono industriale. Prima erano concetti antagonisti, la riqualificazione procedeva a tabula rasa, interessavano gli spazi e non ciò che c’era sopra, si voleva rimuovere il ricordo della sofferenza fisica, il lavoro industriale era immagine negativa da cancellare. Dalla fine degli anni ‘80 si percepiscono le testimonianze del lavoro non in negativo ma come un’opportunità, valore aggiunto, solo in quel momento diventa patrimonio. Nel campo della pianificazione urbanistica nascono programmi multiscopo, articolazioni e complessità che non si trovano in passato: un susseguirsi di trasformazione degli spazi, rilancio economico, creazione posti lavoro, incentivazione nella capacità di rinnovare, processi partecipativi – un es. tra tanti quello della Ruhr, antico cuore industriale della Germania- e l’obiettivo primario non era la conservazione che era subalterna alle altre strategie elencate. Queste esperianze hanno potuto contare su elementi finanziari quali i fondi strutturali europei che sono stati una leva insostituibile (ma su cui oggi possimo contare di meno) e sono state condotte e gestite da nuovi modelli di governace, attori privati. Le ragioni del successo? Funzionano quando sono capaci di generare spazio pubblico di alta qualità, realizzano luoghi di socilizzazione e aggregazione. Quindi no alla conservazione filologica ad oltranza che non si cura del riuso a nuove funzioni (spazi universitari, biblioteche, negozi, ospedali). Il paradosso storico è che le difficoltà economico finanziarie intervengono in un momento in cui il patrimonio industriale sta vincendo la sua battaglia, la rivincita del monumento storico (patrimonio che lo diventa a posteriori, non nasce tale, lo diventa perché una comunità decide che è importante, è essenziale per la propria identità) sul monumento (che nasce come tale).
Marco Trisciuoglio, responsabbile sezione piemontese AIPAI, ha parlato paesaggio culturale, paesaggio dell’industria e del suo valore di simbolico, di identità che deve raccontare all’esterno, perché ci sono gli insider ma ci sono anche gli outsider.
A seguire Paola Misuraca, soprintendente ai beni culturali di Trapani, ha illustrato il lavoro recupero dell’ex stabilimento Florio delle Tonnare di Favignana e Formica; Chiara Visentin, dell’Università di Pisa, ha portato l’esempio della realizzazione di un percorso dedicato al paesaggio culturale nell’Emilia centrale, il “paesaggio della bonifica” e Grazia Pagnotta, dell’Università di Roma tre, l’azione di riconversione della centrale Montemartini di Roma. Ha chiuso l’incontro di venerdì Valerio Di Battista, presidente dell’Osservatorio del Paesaggio per il Monferrato Casalese.
Sabato mattina la sezione del convegno dedicata a: “Il sistema casalese: consistenze architettoniche esistenti” dopo l’apertura del sindaco di Casale, Giorgio Demezzi, e di Ugo Cavallera, vicepresidente del Consiglio regionale, ha visto la relazione del paesaggista Andreas Kypar che ha parlato dell’eterna battaglia tra architettura e natura e di come debba cessare “la guerra contro la natura, facendo un lavoro delicato al fine dello sviluppo, senza la corsa folle che ci ha portato dove siamo ora. Chi si occupa di paesaggio deve vivere di speranza e i grandi progetti vivono di decadi. Se si piantano alberi questi crescono e sono inarrestabili, è questione di attesa, un’attesa intelligente”. La vera infrastruttura del post-industriale è il paesaggio, bisogna resistere alla tentazione di costruire, l’esempio è ancora una volta la Ruhr, che “oggi ha il cielo blu, è diventata capitale europea della cultura grazie al grande fermenti culturale che ha espresso. Abbiamo bisogno di format regionali, ogni 2 anni è necessario mettere una parte di territorio sotto la lente di ingrandimento”. Ha definito virtuosa la Regione Piemonte che è stata tra le prime ad
aderire alla commissione europea del paesaggio. Nel 2008 ha promulgato la legge 14; nel 2009 ha istituito il piano paesaggistico; nel 2011 ha attivato i progetti Unesco e nel 2012 ha approvato la nuova legge urbanistica regionale. E’ una regione che ha capacità infrastrutturali, ha un slow scape fantastico, ha programmi europei lungimiranti già avviati che consentono di lanciare grandi programmi. Ha ricordato il progetto realizzato a Calliano per la fabbrica Fassa-Bortolo: si può coniugare la produzione con il paesaggio, con lo studio dei colori in tutte le stagioni, infrastrutture verdi, perché la qualità del paesaggio non è più un lusso, noi abbiamo i gioielli dobbiamo solo pulirli. Dunque avanti alla green landscape economy, sì alla riegenerazione urbana e no alla consumazione del suolo. Ha poi analizzato i punti di forza del casalese: la sua centralità rispetto rispetto Torino – Milano – Genova, lo splendido mosaico paesaggistico (vigneti, risaie, elementi ingegneristici). E la città che ha “il castello che è il fiore della sua piazza (resa verde), ma merità una connessione con il fiume e l’interno città: dal bosco del mercato al giardino di pietra verso la città. Anche verso il paraboloide, ora schiacciato dentro il tessuto urbano che attira degrado, è un solitaire. Poche cose semplici rendono, dunque un parco e la pulizia: il gioiello sarà ancora vecchio ma ho già messo un passepartout, mi ricorda che ho ancora da fare, evita il degrado lento. Da questo spazio sarebbe bello connettersi con il verde fuori, un prato fiorito, la bellezza contro la pesantezza, manca la poesia qui. Vorremmo che dal castello forte tassello della storia ci fosse un link verde che avesse qui il nuovo tassello, il paraboloide la memoria industriale. Nientaltro che fuidità del pensiero di cui la città così solida non dovrà temere. Dal grey al green: dal grigio al verde, il nostro fiume diventa spina dorsale di un sistema di paesaggio post industriale che vale la pena di essere visitato”.
A seguire si sono svolti gli interventi di Stefania Dessi, della direzione regionale dei Beni Culturali, dedicato alla tutela delle aree industriali dismesse; Antonia Spanò e Clara Bertolini Cestari, del Politecnico Torino, hanno illustrato le tecniche innovative della Geomatica per la caratterizzazione geometrica e dei fenomeni in atto sul paraboloide di Casale; della storia del sistema industriale del cemento casalese ha parlato Roberto Livraghi; l’architetto Olivia Musso ha descritto la sua ricerca presso l’Archivio Miglietta, villanovese, la cui azienda progettava e realizzava forni, dove sono stati trovati disegni progettuali che potrebbero essere proprio quelli del paraboloide casalese, definito “silos da klinker per Casale Monferrato”, privo però di data. Infine Cristiana Chiorino di Docomomo Italia, ha parlato della volta parabolica del padiglione casalese, forma canonica dell’architettura industriale usata dall’ing. Pier Luigi Nervi nei suoi progetti di metà ‘900.
All’incontro di sabato era presente anche l’ex ministro alla salute Renato Balduzzi.