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La lettera al giornale
«Nel totonomi per un posto in Cda ci sono anch’io»
La candidatura di Maurizio Scandurra a Banca di Asti
Nel totonomi per un posto in Cda ci sono anch’io, cittadino onorario di Montiglio Monferrato. Una provocazione? Da ‘Radio24’ a ‘Banca di Asti’.
Una realtà che margina benissimo. Bilanci alla mano, perché cambiare? Meglio autonoma e senza (s)vendite come due altri player vincenti, ‘Cassa di Risparmio di Fossano’ e ‘Cassa di Risparmio di Bolzano’, che ben conoscono il valore dell’indipendenza territoriale.
Squadra che vince, si conferma. Ad e Consiglieri hanno portato l’istituto tra i primi 15 italiani più solidi, rendendolo non scalabile e garantendo stabilità, sviluppo, occupazione. Per sostituire qualcuno, occorre salire di livello. Secondo indiscrezioni, in pole position in ‘Fondazione CrAsti’ tra i candidati a Ceo vi sarebbe Lodovico Mazzolin, ex direttore generale di ‘ICS’, l’Istituto per il Credito Sportivo, realtà pari a un terzo di ‘Banca di Asti’. Segue Luca Gasparini, Direttore Generale di ‘BCC Credito Consumo’, uomo alla guida di un business marginale per una banca commerciale. In lizza anche curricula di professionisti prossimi ottantenni (rumors indicano Roberto Bertola, cuneese ed ex dirigente bancario): queste le proposte del team Livio Negro, dopo la smentita personale di Giampiero Bergami, quale nominativo accreditato da certa stampa per la guida dell’istituto?
Sic stantibus rebus, l’attuale Ad può star tranquillo, secondo alcune voci di corridoio forte anche della stima delle altre tre fondazioni socie. Al momento i grandi assenti, oltre a istituzioni e al silenzio mediatico dei partiti (già pronti però ad agire al momento giusto) sono i sindacati: che dovrebbero mobilitare i dipendenti, anche con azioni eclatanti (scioperi e flash-mob), poiché dare continuità a chi - come il Cda in carica - ha fatto bene significa assicurarsi lavoro e certezza di crescita.
In più evitando che presidente della banca sia chiunque rivesta doppio incarico di Sindaco e Presidente della Provincia di Asti, come già accaduto. Fatto che, forse, per nulla gioverebbe alle politiche del 2027 all’area di cui il Primo Cittadino Maurizio Rasero è storicamente espressione, alias Forza Italia, Fratelli D’Italia e Lega. Ma poi, Banca D’Italia approverebbe?
‘Banca di Asti’ è fortemente patrimonializzata, quindi in grado di generare ricchezza, lavoro, opportunità. Dare continuità a chi sinora ha prodotto risultati concreti significa altresì rispettare la volontà degli attori del territorio: gli Astigiani, concordi nel dire per sondaggio “Giù le mani” da una possibile cessione di quote, come più volte si è letto da parte di Livio Negro, Presidente della Fondazione ‘CrAsti’, in ossequio a un più volte citato ‘Protocollo Acri-Mef’ che per nulla impone ad alcuno di vendere alcunchè.
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