Articolo »
Degustazione
Consorzio: 100 vini passati al setaccio del Gambero Rosso
Con il giornalista enogastronomico, Giuseppe Carrus
Cento vini, di venti aziende e annate tra il 2017 e il 2025, venerdì 24 luglio, sono passati al setaccio dal sommelier, giornalista enogastronomico e co-curatore della Guida il Gambero Rosso, Giuseppe Carrus, durante la full immersion nel Monferrato casalese, presso l’Enoteca Regionale del Monferrato.
In prevalenza, Grignolino del Monferrato Casalese doc (nelle tre tipologie giovane, Riserva e Spumante Rosè di Qualità Metodo Classico), Barbera del Monferrato Superiore docg e Rubino di Cantavenna doc.
“Sardo di mondo”
Un appuntamento molto atteso per i vigneron del territorio che, grazie al Consorzio di Tutela Vini Colline del Monferrato Casalese, hanno avuto l’opportunità di contare su una sessione in house della blind tasting finalizzata a classificare i migliori vini d’Italia, per la prestigiosa Guida del Gambero Rosso, edizione 2027.
Soddisfazione generale per il “sardo di mondo” qual è Carrus, l’instancabile riceratore di vini, cantine e territori che, dopo la laurea in Lingue e Comunicazione all’Università di Cagliari, con una tesi sul linguaggio delle guide gastronomiche e un Master del Gambero Rosso in giornalismo enogastronomico nel 2004, dal 2019 è uno dei curatori della Guida e dal 2020 collabora attivamente con Gambero Rosso TV, dove conduce gli speciali televisivi sul vino e ha firmato e condotto “La Mia Sardegna”, un viaggio personale e autentico nella sua terra d’origine. Inoltre, da anni, si muove tra degustazioni, docenze e incontri dedicati al marketing del vino, dedicandosi anche alla scoperta delle grandi tavole d’Italia.
«Al di là delle annate...»
«Ho degustato vini, in prevalenza, di alto livello. Ben fatti tecnicamente e capaci di esprimere il proprio territorio e la propria identità. Vini in maggior parte rientranti nel novero dei grandi vini del 2026», ha apprezzato Carrus. Un giudizio positivo, che non si è limitato alla sola percezione organolettica, olfattiva e gustativa di grande equilibrio e di armonia, ma ha ricompreso anche il rispetto per il territorio di appartenenza.
Non solo: «Al di là delle annate messe a dura prova dagli effetti del clima, ho riscontrato un’esperienza e una consapevolezza, soprattutto in campo agronomico, che ha permesso di contare su uve sane, foriere di produzioni di qualità».
Valutazioni incoraggianti, tuttavia, non prive di criticità: «Mi dispiaccio, però, di constatare che ci siano ancora produttori convinti che i vini, più importanti ed economicamente posizionati in maniera più alta, debbano per forza essere quelli più grossi e più strutturati, con estrazioni più massicce, passaggi in legno più importanti e affinamenti più lunghi. Molto spesso non è così. Ci sono varietà consone a fare tutto questo, ma ci sono anche esperienze in vigna e in cantina che possono esprimere molto altro. In alcuni casi, infatti, ho riscontrato espressioni migliori e maggiormente autentiche in vini più giovani, freschi, semplici, ma non banali, identitari e caratteriali ricchi di sfumature diverse, da cui si evincono molto bene i dettagli della zona di appartenenza».
«Vecchio stile...»
«Quindi, altri che, invecchiati, sono risultati meno capaci di comunicare i mini dettagli, perdendo la loro identità. Alcune volte con legni non consoni alla varietà e tendenti a coprirli. Una maniera vecchio stile. Mi riferisco ad un’impostazione che andava per la maggiore fino a 20 anni fa, quando si pensava che la forza, la struttura e la muscolarità fossero la chiave per produrre grandi vini. Oggi, non è più così. Oggi è il tempo dei vini più sfumati, più dettagliati, più eleganti, più fini e più semplici, che riescano a comunicare meglio il territorio e la varietà».
Profili monferrini
Questa settimana su "Il Monferrato"







