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A Rosignano con l'infernot del Comune

Da tempo siamo in contatto con il sindaco Cesare Chiesa per il restauro degli infernot di Rosignano inseriti nel patrimonio dell’umanità Unesco. Auto, stradine (che peccato San Grato uccisa dai rovi) e parcheggio nella piccola piazza vicino alla casa comunale sotto la piccola statua della Madonna che ricorda la scampata rappresaglia tedesca dell’11 settembre 1944. Scorrendo a fianco dello spazio sociale dedicato a Maria Chiesa arriviamo alla nostra meta, la casa comunale. Saliamo al primo piano dove ci sono gli uffici. Nel corridoio fa bella mostra il medagliere del Generale di corpo d’armata Achille Luparia, lasciato per testamento al comune. Figlio di Antonio e di Giuseppina Castellari, era nato nel 1831. Morì nel 1915, dopo aver ricoperto, per poco, la presidenza onoraria del Comitato di soccorso alle famiglie dei richiamati in guerra. Dagli uffici una splendida vista panoramica del castello di Uviglie, della chiesa di San Martino, di Camagna e di Vignale. Nell’archivio dipinti di paesaggi sulla volta. Scendiamo nell’infernot guidati da due belle ragazze Antonella Scagliotti e Carola Epis. E’ stato aperto sabato 21 e domenica 22 maggio in occasione di “Riso & Rose”. Costo totale per il recupero sei mila euro. Ma c’è una sorpresa l’apertura di un secondo infernot comunale programmata per il 13 agosto in occasione di Grignolino sotto le stelle. “Puntiamo a un Museo contadino diffuso...”, commenta il sindaco. Tornando una breve sosta davanti al monumento ai Caduti, opera dello scultore Carlo Fait (una bella scoperta)e al punto panoramico dell’Osservatorio del paesaggio per il Monferrato casalese sotto la rocca verso Uviglie. Gli Statuti del 1306 Nella seduta del 17 ottobre 1888 il sindaco di Rosignano Francesco Olivazzi richiamava “l’attenzione del Consiglio sulle condizioni della casa comunale esponendo che la medesima più non corrisponde ai bisogni attuali essendo insufficiente lo spazio della sala delle adunanze e sovrattutto il luogo per le Carceri, essendo le attuali disadatte e insufficienti, la qual cosa ebbe già a produrre gravissimi inconvenienti”. Così scriveva il compianto Camillo Cappellaro nel suo documentato libro “Rosignano Monferrato delle cose sulla storia”, pubblicato dalle Edizioni dell’Orso (Alessandria, 1984). La presenza nell’edificio di gravi lesioni e screpolature nei muri e nelle volte imponeva la ricerca di una nuova sede. L’occasione si presentò quando fu posta in vendita della casa della figlia del medico Felice Cantamessa. Un fabbricato che “per posizione, per solidità, per ampiezza e per qualità e disposizione dei membri” corrispondeva perfettamente ai bisogni espressi dal sindaco. L’atto, rogato Mignacco, venne firmato due anni dopo, il 31 agosto 1890 e subito iniziarono i lavori di ristrutturazione. Il capomastro Luigi Mombelli ebbe l’incarico di formare l’ampia sala consiliare e il pittore Evasio Cerroni ornò il salone con lo stemma comunale. Il fabbricato venne ristrutturato negli anni Trenta dal podestà Cesare Prielli e dal sindaco Luigi Francia negli anni Ottanta. Nel 1893, ultimati i lavori, anche l’inserviente si trasferì nella nuova sede e l’antica casa comunale fu venduta al medico condotto del paese Vittorio Drago. Ma il comune mantenne la proprietà della torre annessa (imponendo la visibilità dell’orologio) e della ghiacciaia per la fornitura gratuita di ghiaccio ai poveri e a prezzo calmierato agli altri. Risale agli Statuti del 1306, come ricorda Camillo Cappellaro, la prima notizia dell’esistenza in paese di una “sede di rappresentanza della Comunità”, dove era “tenuto a rendersi reperibile e ad abitare giorno e notte” il Podestà, che per nessun motivo doveva “permettere l’ingresso nella casa comunale di Rosignano a qualsivoglia donna, né del paese, né forestiera… tranne l’incaricata del governo della casa, la donna cioè che porta l’acqua, fa cucina e lava i panni del Podestà”. La presenza dell’antica casa municipale è di poco successiva alla istituzione comunale, attestata per la prima volta nel 1284.