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Food blogger casalese

La funzione antropologica del cibo: dall'apertitivo milanese al Monferrato Unesco

L'intervista a Chiara Buzzi

Qualche mese fa avevamo incontrato una delle food blogger più celebri d’Italia in visita a Casale, Chiara Maci, che vive a Milano, quest’oggi parliamo di una blogger casalese che vive nella cittadina meneghina, il nome è uguale a quello della Maci, Chiara (destino?), ma il cognome cambia, Chiara Buzzi o la Claire per gli amici (e poi nelle risposte scoprirete il perché di questo “francesismo”). 

Chiara Buzzi, piemontese di ferro (come si legge nella biografia del suo sito www.sulaclaire.com) classe ‘86, è al timone dell’esotico cocktail bar Rita’s Tiki Room, di cui è direttrice dal 2016. «Adoro andare fuori a cena, esplorare il mondo del food per la sua valenza antropologica e culturale», questo ci ha incuriosito e l’abbiamo contattata su Instagram @claire_chiara_buzzi. 

Come nasce l’esperimento del blog?
Nasce quasi da una battuta: “Ah devi aprire un blog”. In realtà conosco molte persone che mi hanno sempre chiesto consigli su ristoranti e locali: un posto chic, un ambiente non troppo impegnativo, un altro ancora dove stare con la famiglia. Ed ecco fatto, il mio blog. 

Perché il nome Su La Claire? 
Da sempre gli amici mi chiamano “la Claire”, un  po’ alla francese, poi ho scelto un gioco di parole, perché “claire” in francese significa saracinesca, quella dei ristoranti, da qui “su la…saracinesca”! Ho sempre sognato di avere un locale tutto mio. Che sia di buon auspicio questo nome? 

La funzione antropologica del cibo… come riesci a condividere esperienze legate alla cucina in un momento difficile come quello della pandemia? 
Durane il primo lockdown abbiamo notato il potere aggregativo del cibo. Farina e lievito erano introvabili. Noi italiani siamo grandi panificatori tra le mura domestiche. Tanta gente ha riscoperto il piacere di fare la pasta fresca in casa, ce lo abbiamo nel DNA, ma avevamo dimenticato i piaceri della cucina tra le mura di casa… Il cibo è gioia, colore, scalda l’ambiente familiare. 

Da anni ti sei trasferita a Milano, dove dirigi un celebre locale in zona Navigli. Da piemontese come giudichi l’approccio “ape” dei milanesi? Sembra tutto così smart… 
L’aperitivo a Milano è il momento in cui il cosiddetto “Milanese Imbruttito”stacca dal lavoro e beve un Americano o una birra. L’aperitivo milanese nasce negli anni ’90 nella “Milano da Bere”. Pagando intorno ai 10 euro erano inclusi drink e buffet, ma molti locali stanno dimenticando questo servizio di food connesso al cocktail. Oggi è qualcosa di più personalizzato, con la possibilità di far assaggiare piccoli stuzzichini dalla cucina, coccolando i clienti. 

La Polinesia ha fatto breccia al Tiki: da dove arriva questo “culto” per l’esotico? 
Tiki fa riferimento ha un fenomeno culturale che ha preso piede nell’America di fine anni ’20, protrattosi fino agli anni ’60. Tiki è esotismo ed evasione e i “Tiki Bar” nascono proprio con questo intento, dopo gli anni bui della guerra, bevendo cocktail con frutta esotica e spezie, mangiando piatti totalmente nuovi di matrice fusion. Il tutto arredato da oggettistica polinesiana, caraibica e hawaiana di quell’epoca. Abbiamo voluto ricreare un Tiki Bar con design fedele ai primi cocktail bar, rispettando anche le tipologie di miscelazione di quell’epoca… così colorata! 

Tornando a “casa”. Cinque cose che suggeriresti per chi visita il Monferrato Unesco: un piatto, un vino, un luogo del cuore, un profumo e la quinta cosa sceglila tu… 
Agnolotti al sugo d’arrosto e l’insalata russa (scegliere diventa complicato), il vino… la Barbera su tutti! Il profumo è, senza alcun dubbio, quello dei Krumiri Portinaro, quando ti avvicini al negozio scopri un profumo che ti avvolge che non ha eguali. Il luogo del cuore? Terruggia dove vive mia madre e dove ho trascorso gli anni più belli della mia infanzia. Quinta cosa…una visita alla Sinagoga.  


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