Una brutta storia di «bullismo» è stata stroncata dai Carabinieri di Balzola che dopo tre mesi di accurate indagini hanno denunciato cinque ragazzi, tutti minorenni tranne uno che ha 19 anni.
Pesanti i reati contestati a vario titolo: rapina, violenza privata, furto, danneggiamento, minacce, ingiurie, disturbo del riposo delle persone.
Le accuse più pesanti riguardano tre 17enni, considerati i capi, i fomentatori del gruppo, coloro che hanno istigato altri «bulli» nonchè le vittime a commettere reati. Sì perchè anche chi ha subito le angherie in alcuni casi è stato costretto a trasgredire - pena punizioni corporali, minacce e soprusi vari in caso di rifiuto - finendo a sua volta denunciato.
Una vicenda torbida, dicevamo, che si è protratta per due estati, coperta da un’omertà indotta dal timore di possibili vendette e ritorsioni, alla quale solo la determinazione di un gruppo di madri - i cui figli erano stati vittime di questi condizionamenti - ha posto fine denunciando il tutto ai Carabinieri.
l fattaccio si è consumato a Balzola dove, verso la fine di agosto, alcune mamme raccolgono lo sfogo dei figli i quali raccontano che da oltre un anno, in particolare durante la bella stagione, subiscono soprusi di ogni tipo da parte di un gruppo di ragazzi più grandi.
Una quindicina i ragazzini «tormentati», quasi tutti sotto i dodici anni. Gli «aguzzini» sarebbero altri giovani del paese, di età compresa tra i 15 e i 17 anni, oltre al 19enne. Vengono fermati per strada e costretti a consegnare i soldi che hanno in tasca: prelievi che avvengono dietro minaccia, che vanno dai 20 centesimi ai 2 euro e si verificato con regolarità. «Se non ci dai i soldi sono botte, ti rifiliamo una scarica di sberloni» è la minaccia che accompagna normalmente le richieste di denaro.
E quando la consegna non avviene spontaneamente, il prelievo viene fatto con la forza: un «bullo» blocca il ragazzino e gli altri lo perquisiscono, gli frugano in tasca, nel marsupio e gli prendono i soldi. E poi magari ci scappa anche qualche scappellotto. Da qui l’accusa di rapina.
Ma i soprusi non si fermano qui. Ci sono anche situazioni allucinanti. Ad esempio ai ragazzini viene impedito di tornare a casa all’ora stabilita dai genitori. Sono costretti ad attendere il «via libera» dei più grandi e anche quando i genitori li chiamano al cellulare per farli rientrare, i «bulli» pretendono di ascoltare la conversazione controllando che effettivamente si tratti della telefonata del padre o della madre.
Talvolta non basta: vengono intimiditi, costretti a battersi tra loro: «Come i gladiatori: chi vince, che picchia gli altri torna a casa».
E non è tutto: c’è anche l’istigazione a commettere reati. Come ad esempio andare a scalciare di notte le porte e i portoni delle abitazioni, magari quelle occupate da persone anziane, impedendo loro di dormire e insultandole pesantemente se queste si azzardano a protestare.
Poi ci sono i danneggiamenti messi in atto direttamente dai «bulli» o dai loro «scagnozzi», ai danni degli stessi ragazzini oppressi. Sono le loro biciclette a farne le spese: vengono lanciate contro i muri delle case oppure prese a calci. O ancora ne vengono sistemate tre o quattro a terra e le altre vengono fatte passare sopra o lanciate contro a tutta velocità. Con i danni che ne conseguono.
In un caso un ragazzo più grande, quindicenne, è stato indotto a rubare dalla casa di riposo una bicicletta che poi è stata sfasciata a calci dagli altri e lanciata contro il muro.
Poi ci sono pressioni a carattere psicologico: scrivere sul diario un tema sui personaggi più caratteristici del paese insultandoli vergognosamente, attribuire ai propri famigliari epiteti irripetibili. Costrizioni al limite della ragione: ad esempio una delle vittime, essendo di religione musulmana, è stato costretto a bestemmiare insultando tutte le divinità delle varie religioni.
Il tutto sotto la minaccia di ritorsioni: «Se vai a casa a raccontare queste cose ai tuoi genitori andiamo in giro a dire che spacci droga, che tiri di coca, che sei un ladro. E ti pestiamo pure».
Una situazione che con il passare del tempo è diventata insostenibile al punto che qualcuno è crollato e ha raccontato tutto alla mamma dopo essere arrivato a casa con i lividi alle gambe per le botte ricevute.
Rapido controllo con la mamma dell’amico e parte la coalizione delle genitrici che, senza pensarci due volte, si recano dai Carabinieri. La caserma infatti una sera è stata invasa dalle mamme e dai bambini.
Gli uomini del maresciallo Tamma, che peraltro qualche avvisaglia della situazione l’avevano già avuta, cominciano ad indagare. Tre mesi di controlli, di accertamenti con oltre una ventina di persone interrogate.
La scorsa settimana è partita la segnalazione alla Procura dei minori di Torino, ad esclusione del caso del maggiorenne, denunciato al Tribunale di Casale. I più «inguaiati» sarebbero tre 17enni, accusati di rapina, violenza privata, danneggiamento e disturbo delle persone. Le posizioni degli altri giovani coinvolti sarebbero più marginali: danneggiamento e disturbo del riposo delle persone, e in un caso anche il furto.