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Troppi rifiuti lungo l’argine: a Coniolo è guerra a chi inquina

Argine fluviale nel tratto compreso tra Coniolo e Morano è ridotto a una pattumiera a cielo aperto. Il sindaco Vincenzo Amich non ci sta e, dopo una doverosa premessa a favore delle bellezze naturalistiche, bacchetta duramente gli autori dello scempio: «Il Monferrato - dice - ha sicuramente molti pregi: scorci panoramici splendidi, un’eno-gastronomia di eccellenza, tradizioni antiche che rivivono in edifici storici perfettamente conservati e molto altro. Coniolo si inserisce di diritto in questo quadro; numerose iniziative sono state e saranno intraprese per accentuare le potenzialità turistiche di questo Comune. Purtroppo, incuranti dell’ambiente e delle bellezze paesaggistiche, da molti apprezzate, sempre più spesso nella zona oltre Po, lungo l’Argine Casale-Morano nel territorio di Coniolo, che insiste su un parco naturale sottoposto a stringenti vincoli ambientali, alcuni ignoti incivili abbandonano rifiuti di ogni sorta: materiali inerti e ingombranti sembrano”sbocciare” in ogni stagione; in passato addirittura si è registrato l’abbandono di lastre di Eternit sulla cui pericolosità per la salute si è già scritto molto e che prevedono un processo di smaltimento tra i rifiuti speciali». La situazione sta diventando intollerabile per l’Amministrazione Comunale, che in molti casi si trova a procedere alla rimozione di tali rifiuti con l’intervento del cantoniere e anche dello stesso sindaco. Per evitare lo scempio Coniolo sta pensando di stipulare una convenzione con l’Ente Parco, per aumentare la vigilanza, arrivando se possibile a videosorvegliare le zone più colpite, oppure a restringerne la possibilità di accesso con sbarre o catene. A Coniolo sperano altresì di poter individuare i responsabili attraverso i numeri di serie di alcuni degli oggetti abbandonati, garantendo l’impegno a perseguire e sanzionare chi inquina. Aggiunge Amich: «Si chiede l’aiuto di tutti i cittadini a segnalare tempestivamente simili episodi agli uffici comunali, così da estirpare questa strana “flora” fatta di immondizia che deturpa parte del nostro paese che, prima di essere parte del patrimonio dell’umanità annoverato dall’Unesco, è patrimonio di tutti noi».

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Barbara Marini

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