Il futuro dell’IPAB Sant'Antonio Abate di Trino: convenzioni, rette, lavori
Sono tanti gli interventi da effettuare all’Ipab Sant’Antonio Abate di Trino, a fronte di una situazione economica nel complesso positiva. Ne abbiamo parlato con il presidente Giuseppe Moiso (nella foto), che però non ha nascosto alcune problematiche per quel che riguarda i rapporti istituzionali con altri enti. «Siamo in difficoltà perché il Comune di Trino nei consigli dell’Asl Alessandria è assente, essendo commissariato, e quindi l’Asl fa poco o niente per questo territorio». E per quanto riguarda le rette? «I privati pagano 60 euro al giorno, 1860 euro al mese, mentre gli ospiti convenzionati con l’Asl pagano 77,80 euro al giorno (2411,80 euro al mese) di cui il 50 per cento a carico dell’ospite e il 50 a carico dell’Asl che però ci paga a 270-300 giorni di ritardo, tanto che a ottobre ci hanno pagato gennaio e l’Asl ci deve quasi 500 mila euro» continua il presidente Moiso. «L’Asl per dare il convenzionamento ci spinge a dare più servizi agli ospiti in fatto di assistenza, direttore sanitario, e per ogni nucleo, da venti persone, è necessario un medico».
Una situazione al limite dunque. «Direi di sì, le rette sono la nostra fonte di sostentamento, oltre ai pochi risparmi che ha l’ente. Per fortuna l’Amministrazione Felisati ci ha concesso contributi per 45 mila e 105 mila euro. Ma se per il prossimo anno mancherà il contributo comunale, saremo costretti ad aumentare le rette». Moiso ha inoltre spiegato che «la convenzione con l’Asl non l’ho ancora firmata perché dobbiamo approfondire il ragionamento complessivo. Abbiamo 44 convenzionati con media intensità, mentre nella convenzione proposta da Asl si parla di bassa intensità, non ci sta bene. Per la ristrutturazione era previsto un contributo regionale per il 50 per cento del costo della ristrutturazione, dichiarata finita dal mio predecessore Ardizzone nel dicembre 2010. Abbiamo chiesto il contributo ma i funzionari regionali a settembre 2011 ci hanno imposto la sistemazione della camera mortuaria e la ristrutturazione dei già ristrutturati bagni del nucleo rosso per ottenere il contributo. Oltre all’autorizzazione al funzionamento che vede l’Ipab funzionare da casa di riposo e casa protetta con l’autorizzazione provvisoria dell’Asl del 1998 come Raf (residenza assistenziale flessibile), mentre a noi serve la Rsa (residenza sanitaria assistenziale) ma la cui nostra domanda è ferma all’Asl da marzo. La Regione Piemonte il 30 luglio ha adottato un nuovo piano gestionale che dichiara che tutte le case di riposo autorizzate in regime definitivo diventino Rsa. Noi però siamo in regime provvisorio. Nel frattempo abbiamo nominato il direttore sanitario dottor Roberto Freddi». Sono stati svolti anche lavori sul verde, sulla pulizia delle fogne, l’automatizzazione del cancello, la sistemazione dei detriti della ristrutturazione. Partirà a novembre il rifacimento dei tetti in amianto rimanenti con un contributo di 12 mila euro dalla Fondazione Cassa di risparmio di Torino.