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Intervista
«Angsa aiuta le famiglie, ma lo Stato offra servizi»
Parla la presidente dell'associazione casalese
Continua, passando per l’Associazione nazionale genitori soggetti autistici, la nostra panoramica sulle diverse organizzazioni di volontariato attive a Casale e nel territorio. Presidente di Angsa sin dalla sua fondazione nel 2018, Cristina Tartara racconta così i primi passi mossi dall’associazione volontaria casalese. Tra progetti di sviluppo per il prossimo futuro e battaglie quotidiane per far sì che alle persone affette da autismo ed alle loro famiglie vengano riconosciuti dallo Stato diritti e servizi fondamentali.
Angsa è tra le realtà di più recente affermazione, come si è sviluppata nel casalese?
A livello esiste nazionale sin da 1985, ma i distaccamenti locali nascono dall’aggregazione di famiglie come le nostre. La sezione di Casale è nata nel 2018, perciò è tra le associazioni più giovani sul nostro territorio. Attualmente può contare su 21 soci effettivi, ma la maggior parte di questi a propria volta conosce altre persone e la rete è molto più ampia.I nostri ragazzi vanno dai tre ai venticinque anni, ma non c’è un limite d’età per i soggetti autistici. Ci sono famiglie che ricevono la diagnosi poco dopo la nascita, ad altre invece arriva più tardi.La nostra associazione è nata sotto la spinta della dottoressa Silvia Ottone, educatrice che ha fatto da collante tra diverse famiglie, così che potessero fare fronte comune. Alcuni genitori tra loro si conoscevano già perché i figli vanno nella stessa scuola oppure perché hanno bisogno delle stesse attenzioni da parte degli educatori.
Per quale motivo pensa che un’associazione come questa non sia nata prima?
Probabilmente proprio per il grande impegno in termini di tempo e di energie che gestire una situazione simile richiede. Infatti uno dei progetti principali che portiamo avanti è un corso di “parents training” rivolto ai genitori, i quali devono necessariamente imparare come funziona una mente autistica, a seconda della tipologia di autismo che può essere più o meno accentuato, per poterla gestire nel modo corretto. A livello medico invece, i nostri ragazzi, fino alla maggiore età, sono seguiti dal reparto di neuropsichiatria infantile, passando poi sotto quello di psichiatria pur non essendo veri e propri pazienti psichiatrici, che non necessitano di medicine se non per altri tipi di problematiche.Non esistono infatti cure farmacologiche per l’autismo, i progressi si ottengono attraverso percorsi educativo-comportamentali.
Quali sono le attività principali di cui Angsa Casale si occupa?
Ciò che Angsa vuole è che sia sempre garantita la tutela dei diritti ai soggetti autistici ed alle loro famiglie, e che vengano forniti dallo Stato i servizi di cui queste persone hanno bisogno, perché altrimenti sono costrette a rivolgersi a strutture private che costano molto e che non sempre si rivelano in buona fede. Al momento, l’associazione associazione di Casale non può erogare servizi veri e propri per via della mancanza di personale specializzato, per cui la nostra associazione si occupa soprattutto di fornire sostegno ai famigliari, cercando di facilitarli nel comprendere meglio i propri ragazzi. L’intento è quello di facilitare la circolazione delle informazioni riguardanti i percorsi che i soggetti autistici, caso per caso, devono seguire.
Che impatto ha avuto la pandemia sulle famiglie con soggetti autistici?
Alcuni ragazzi hanno bisogno di seguire una routine ben precisa, che sia anche solo un giro in macchina o una passeggiata. Essere privati per lungo tempo di questa cosa ha sicuramente causato molto stress ai ragazzi, ma anche alle famiglie, che hanno faticato ancora più del normale a trovare per i soggetti autistici delle valvole di sfogo adeguate. Ora siamo riusciti ad ottenere delle deroghe. Una delle difficoltà maggiori è proprio di tipo relazionale con il mondo esterno. Esistono perciò gruppi di sviluppo delle abilità sociali e sotto questo aspetto molti dei nostri ragazzi lavorano con Anffas che è una realtà molto forte nel casalese e ha disponibilità diverse dalle nostre.
Avete progetti in mente per l’immediato futuro e per il post pandemia?
Forniremo sempre sostegno ed indicazioni precise alle famiglie, in modo che seguano i giusti binari. In più continueremo a far sentire la nostra voce con le istituzioni per far sì che ci possano essere fornite delle equipe dedicate e soprattutto specializzate. A breve poi inizierà un corso di formazione, voluto e finanziato dall’Asl, rivolto agli educatori dei complessi di Casale e Valenza. A giugno terminerà il parents training, e l’intento di organizzare poi un nuovo corso portandolo ad un livello superiore di competenze. Intendiamo anche organizzare un laboratorio basato sulla conoscenza delle emozioni, anche questa indirizzata principalmente ai genitori. Da ciò verrà sviluppata un’attività teatrale che si spera possa poi sfociare in un gruppo di auto mutuo aiuto ben organizzato, al momento esiste, ma non ha una propria struttura interna. Non è detto poi che non ne possa uscire uno spettacolo che finisca con il fungere da attività informativa e promozionale allo stesso tempo. Abbiamo anche pensato a delle situazioni che possano essere coinvolgere i genitori e quei soggetti con un autismo più importante, che non possono rimanere da soli a casa.
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