Non poteva davvero trovare più felice e centrata assegnazione il “Tasto d’Argento” conferito sabato scorso a Lu. Il premio - per la stagione concertistica “PianoEchos 2013” - è infatti stato insignito a Paolo Fazioli, costruttore (eccelso!) di pianoforti, che lo ha ricevuto dalle mani del prefetto Romilda Tafuri - prima del concerto realizzato con uno dei suoi stessi strumenti nella bella chiesa di San Nazario - di fronte a un foltissimo pubblico.
Difficile (impossibile!) descrivere con le parole uno strumento musicale, ma certo si può dire che l’ingegnere (il maestro!) di Pordenone ha saputo dare alla costruzione dei pianoforti quell’aura di inestimabile pregio e di fascinoso mistero che siamo tutti abituati a riconoscere alla grande liuteria classica.
Tecnico e visionario
Non ai pianoforti, che appaiono oggi forse come strumenti soprattutto tecnologici, come produzioni magari di pregio ma comunque frutto di un processo praticamente industriale, perché dietro alla loro realizzazione ci sta un marchio di fabbrica, non il nome di un artigiano appassionato e visionario.
Ecco, Fazioli è entrambe le cose, è un un tecnico ed è un visionario, un appassionato di musica (è diplomato in pianoforte, ha sottolineato Sergio Marchegiani) ed un uomo concreto e tenace, capace di seguire caparbiamente per decenni il suo sogno: «Fare il pianoforte migliore del mondo».
D’obbligo la citazione degli Stradivari che per la tavola armonica usava - come fa ancora oggi Fazioli - l’abete rosso della Val di Fiemme.
Strumento d’eccellenza
Come dire cosa sia un Fazioli - insomma - se non con il linguaggio della musica? Quello sapientemente utilizzato da Maurizio Baglini che ha proposto un programma vario e che pareva - per certi versi - appositamente scelto per far risaltare la gamma infinita di possibilità che sono racchiuse sotto il coperchio di un Fazioli gran coda, il «numero 2000», nel caso specifico del concerto di sabato scorso a Lu. Non solo una voce bellissima ma un meraviglioso equilibrio ed stupefacente omogenità timbrica sull’intera la gamma dei suoni.
E se Debussy ha saputo far risaltare lo squillo adamantino delle ottave più acute nella ricercatezza delle eteree sonorità impressionistiche, così come il velluto dei registri più gravi, la scrittura complessa di Schumann ha espresso nelle sue tante anime e nei suoi mille aspetti e colori l’apoteosi del sinfonismo pianistico e la cantabilità dolcissima propria del Romanticismo.
Il canto “sopra” l’orchestra
Impressionante la persistenza dei suoni che (talvolta introdotti col pedale tonale, va bene...) erano di una intensità così costante da suggerire la sensazione della generosa tenuta di un arco, più che quella di uno strumento a percussione.
Ma - fatto ancora più stupefacente - la personalità e la limpidezza di ciascun singolo suono, che permettono a un esecutore raffinato di far “cantare” il registro acuto in piano e persino in pianissimo sopra alla piena sonorità della mano sinistra, allo stesso modo in cui i cantanti lirici riescono a sovrastare il “tutti” di una grande orchestra e far passare il suono con la cosiddetta “punta”.
Pianoforte - il Fazioli - che può essere persino difficile da domare per la generosità del registro medio che, nell’accennare dei temi musicali anche attraverso singole note, può facilmente apparire esagerato eccedendo in volume.
Il concerto di Baglini
Graditissimo il concerto del maestro Maurizio Baglini, tutto giocato fra le Images di Debussy e i Carnevali di Schumann, proposti in modo da far cogliere l’evoluzione dei due compositori; brani introdotti con utili e mirate informazioni dal talentuoso pianista.
Bis dedicati a Scarlatti e a Louis Moreau Gottschalk - compositore di New Orleans coevo di Chopin - ancora due generi diversissimi che hanno messo in risalto al tempo stesso l’eclettismo del pianista e la versatilità dello strumento.
Prossimo appuntamento il 21
Prossimo appuntamento con Pianoechos il 21 settembre nella Biblioteca del Seminario a Casale. Protagonista il pianista francese Pierre-Laurent Boucharlat che eseguirà musiche di Beethoven e Musorgskij.
Boucharlat ha tenuto il suo primo concerto con orchestra all’età di 13 anni e il primo recital solistico a 15.
Vincitore di numerosi concorsi internazionali svolge carriera concertistica in Francia e all’estero. Tra le sue incisioni i 24 studi di Chopin, nel disco allegato alla rivista “Piano le Magazine”.