Portale... Come un fiume che va dalla foce alla sorgente
In S. Croce (entrata da via Cavour 5), è aperta - e' stata inaugurata sabato - una bella mostra sul portale di S. Maria di Piazza.
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Come un fiume che va dalla foce alla sorgente. E’ proprio questo il criterio secondo cui è stata organizzata l’esposizione che fa da preambolo al chiostro piccolo dov’è posto il magnifico portale di S. Maria di Piazza. Un viaggio a ritroso nel tempo, che invita il visitatore a iniziare il suo cammino a partire dalle vicende più recenti sulla scala temporale, per arrivare fino alle origini, fino alla nascita del portale. Si incomincia con una teca in cui sono esposte alcune fotografie e alcuni schizzi tratti dal libro di Noemi Gabrielli, prima dei quali non si hanno testimonianze di questo gioiello dell’architettura casalese, e che documentano il notevole degrado subito da questo nel corso del Novecento.
Ma perchè, nel 1820, Giulio Cesare Leardi decide di collocare nel giardino del suo palazzo il portale di Santa Maria di Piazza, demolita poco tempo prima? E quindi, come mai le pietre di questo portale sono giunte fino a noi, seppure danneggiate?
Ecco allora che il visitatore si trova davanti all’esposizione di testimonianze grafiche e scultoree, provenienti prevalentemente dall’ambiente milanese, che ci illustrano come il gesto del casalese non sia privo di paralleli, ma anzi, comune nell’ambiente aristocratico dell’epoca, nel quale la ripresa e la divulgazione della cultura rinascimentale era molto diffusa, specie nell’Italia nord-occidentale. Ma lo spettatore è venuto per scoprire la storia di Santa Maria di Piazza. E allora ecco che si accede al terzo “blocco”, dove si trovano esposte alcune opere superstiti della chiesa, tra cui particolare importanza ha la pala di Gaudenzio Ferrari (del quale a Casale ci è rimasto solo un ovale sito nella sagrestia del Duomo), in prestito dalla Soprintendenza di Torino poiché conservata alla Galleria Sabauda, e grazie alla quale si riesce a determinare un termine ante quem per l’intera architettura. (Proprio di questa pala il Moncalvo, allievo di Ferrari, realizzerà due copie, ora site in importanti musei internazionali). Sempre relativi alla chiesa di Santa Maria di Piazza vengono proposti alcuni schizzi dell’impianto architettonico, che scopriamo così essere di tipo tardo-gotico, a 3 navate, caratterizzato da pilastri polistili. Proseguendo il cammino, ci si avvicina sempre più al protagonista della mostra. L’ultima tappa del viaggio è infatti composta dallo studio delle sculture che ornano il portale, condotto attraverso esempi coevi. Centauri, esseri mitologici, girali di acanto e i relativi cartamodelli e placchette in uso nelle botteghe degli scultori testimoniano il gusto per l’antico, molto diffuso ed apprezzato nel Piemonte e nella Lombardia di quegli anni. Ed ecco che, giunto quasi alla fine del percorso, il viaggiatore-spettatore rimane colpito dai due “pezzi forte” della mostra: un rilievo raffigurante le tre virtù teologali proveniente dal Louvre, che dialoga con un paio di sculture attinte dai cantieri di Milano e Pavia e due dipinti del Bramantino (provenienti dal Museo Jacquemart-André di Parigi), tutti testimoni del gusto dell’Officina ferrarese, così apprezzato all’epoca; e un Engelpietà (Cristo sorretto da due angeli, 1485-1490), forse facente parte della decorazione di Santa Maria del Carmine, che richiama l’iconografia usata da Giovanni Antonio Piatti per l’architrave di Santa Maria di Piazza.
Ed eccoci giunti alla fonte. La guida apre la porta che dà sul chiostro interno del Museo Civico, e il visitatore si trova di fronte a Lui. Il tanto nominato e invocato Portale di Santa Maria di Piazza. Posto sul quarto lato del piccolo chiostro, smembrato nelle sue tre parti principali per esser più accessibile alla vista del pubblico, protetto da un “tetto” di vetro appositamente costruito. Il viaggiatore è così giunto alla meta, dopo un percorso, forse, non molto semplice da seguire. D’altronde, anche il viaggio del nostro portale non è stato privo di ostacoli. Indagini sotterranee, rafforzamenti delle fondamenta, scoperte archeologiche, ampliamenti del chiostro, smontaggi, restauro, rimontaggi hanno accompagnato la preparazione del percorso appena concluso. Ma di certo, non si può dire non ne sia valsa la pena!
Diletta Traverso
Da lunedì a venerdì 14,30-18,30; sabato, domenica e festivi 10,30-13 e 14,30-18,30. Biglietto intero (comprensivo di mostra e museo civico) euro 5.
FOTO. Le tre immagini sono state scattate all'inaugurazione (f. Furlan)