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Sicurezza: gli abitanti di Oltreponte rilanciano l'allarme

Il progetto per la sicurezza del quartiere denominato CIVIVO, attuato per porre un freno agli atti di teppismo e rilanciare l'agglomerato urbano di Oltreponte basato su interventi mirati all'interno di un 'piano locale', potrà essere attuato? E soprattutto serve per rilanciare il quartiere? Se ne è discusso animatamente mercoledì sera con i promotori dell'associazione Amapola di Torino specializzata nel recupero delle aree urbane degradate. Ma Oltreponte, definito da qualcuno una sorta di «Bronx» regge il paragone, sia pure in chiave ridotta con San Salvario citato dai promotori di Amapola? Sicuramente no, ma la gente si ribella fortemente alla microcriminalità e al degrado. Indice puntato soprattutto contro le case degradate di via Adam, ricettacoli di abusivi, sporcizia, dove emergono con tutta la loro drammaticità le fragilità del dopo alluvione. «Noi - hanno detto Marco Sorrentino e Nicoletta Curti di Amapola - proveremo a fare qualcosa per voi, ragionando insieme sui problemi che affliggono il quartiere. Torneremo a fine mese, con un piano operativo da sottoporvi». Sul progetto c'è comunque scetticismo. La risposta della parrocchia è venuta da don Renato Dalla Costa. «Recandomi a benedire le case ho toccato con mano il degrado delle case popolari. L'amministrazione comunale deve intervenire, serve un censimento delle case, tanti anziani hanno paura e non aprono la porta. Sto cercando di impostare un certo discorso con le famiglie e l'Oratorio ma gli extracomunitari, tante volte, rivendicano solo diritti. Trovare una linea del disagio, per migliorare il quartiere. La delinquenza c'è, è inutile nasconderlo. Gli extracomunitari devono sapere che devono anche adeguarsi al nostro vivere». Renzo D'Alessandro ha rincarato la dose: «Risiedo ad Oltreponte da cinquant'anni e adesso mi vergogno: ci sono nel quartiere diverse 'mele marce' che vanno espulse. Prima il quartiere era appetibile, poi l'alluvione ha deprezzato le case. Io ho subito due furti, di notte c'è una 'discoteca' a cielo aperto, feci dei cani che abbondano sui marciapiedi». «Manca solo il morto - aggiunge provocatoriamente Giuseppe Iurato, consigliere comunale autore di una petizione contro gli atti vandalici - Al Valentino c'erano simili problemi anni fa. Gli abusivi vanno cacciati, il Comune è sensibile ma non basta, il problema lo deve risolvere il Governo». Vincenzo Pepe, consigliere di quartiere, va all'attacco: «Le case popolari vanno censite, l'ATC deve controllare, non è possibile lasciare abitare individui sovente ubriachi, violenti e dediti a risse». Per il presidente del quartiere Franco Zambrino bisogna intervenire sugli stabilimenti dismessi realizzando case e aree verdi per far diventare Oltreponte un salotto. «Manca la punibilità per chi delinque - ha aggiunto Gianni Compiti, consigliere di quartiere - Oltreponte ha 3 mila abitanti ma non ha la coesione di un paese». Anche per Massimo De Bernardi, vicepresidente del CALCA, occorre fare piazza pulita degli extracomunitari abusivi e coinvolgere maggiormente le forze dell'ordine. «Che dire poi della messa in sicurezza dopo l'alluvione? Imprese come la Cerutti, in caso di un'altra piena, se ne andrebbero definitivamente da Oltreponte con tutte le conseguenze negative sull'occupazione locale. Invece di spendere denaro per inutili fontane bisognava pensare al quartiere e potenziare l'Oratorio». All'incontro hanno partecipato gli assessori Enrica Pugno, Fabio Lavagno e Roberto Quirino, il vigile di quartiere Fabrizia Ardito e il presidente della Consulta per la Sicurezza Franco Petri. Quirino, ha detto che le problematiche di Oltreponte sono sì di ordine pubblico ma anche di natura socioculturale. «Sulle case degradate possiamo intervenire com'è avvenuto per il Rotondino flagellato dall'amianto e ora rivalutato». Per Lavagno il patto sulla sicurezza va fatto con una serie di alleanze, definendo bene i ruoli. Adesso la palla passa ad Amapola: «Occorre stabilire regole di convivenza, di utilizzo degli spazi. Si arriverà alla stipula di un 'patto per la sicurezza del quartiere' impegnando i soggetti su una strategia condivisa per migliorare le condizioni di sicurezza».

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