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Maltempo

Ponti, fossi, frane: danni ingenti dopo gli allagamenti in Valcerrina. E arrivano le proteste

«Come al solito ci si arriva a chiudere le porte della stalla quando i buoi sono usciti» dicono i cittadini.

Ancora si stanno contando i danni conseguenti l’allagamento provocato dalla bomba d’acqua riversatasi nella mattinata di giovedì 5 luglio in Valcerrina, con una massima concentrazione tra Villamiroglio, Gabiano, Cerrina, Mombello e Ponzano fino a Moncalvo.

La bomba d’acqua si è riversata nelle prime ore del mattino e, nell’arco di un’ora (tra le 6,30 e le 7,30), la SP590 della Valcerrina è stata ricoperta di acqua e fango, con una massima concentrazione in corrispondenza dei rii che defluiscono dalla collina. Acqua commista a fango ha invaso, con un’impressionante irruenza, strade, piazze, negozi, esercizi commerciali, aziende, abitazioni, cortili e giardini ricoprendo tutto da una spessa coltre di fango, detriti e pietre.

I danni più consistenti sono stati registrati a Gaminella nel Comune di Mombello e a Cerrina in frazione Valle, dove l’acqua ha raggiunto i 60-80 centimetri di altezza. Un evento straordinario che, con simili proporzioni, non si vedeva dal 2 novembre del 1968 (oltre il metro di altezza). Dopo quell’evento, durante il quale era esondato il torrente Stura, con i fondi della protezione civile era stato allargato l’alveo del torrente. In cinquant’anni di eventi atmosferici se ne sono verificati diversi ma, malgrado gli ingenti danni del ’68 e i decenni trascorsi, ancora una volta ci si ritrova a fronteggiare il problema a danni subiti.

«Come al solito ci si arriva a chiudere le porte della stalla quando i buoi sono usciti» commentano numerosi cittadini, restando nella loro sfiducia rispetto ad interventi strutturali subitanei. Del resto una nuova bomba d’acqua potrebbe riversarsi in qualsiasi momento: «Il riscaldamento globale produce, tra gli effetti, anche forti cambiamenti di intensità, frequenza e tipo di precipitazioni che, su scala globale, continueranno ad aumentare rispetto alla media storica» avevano dichiarato gli scienziati  in occasione dell’ultimo Summit internazionale sul clima di Parigi. Alla luce di tali previsioni, in un’ottica di impegno internazionale per contenere il progredire dell’innalzamento della temperatura del pianeta, è indubbio che le misure di contenimento non sono sufficienti per porsi in una condizione temporale di protezione. Occorrono interventi strutturali sistematici che considerino le caratteristiche geologiche e idrogeologiche del territorio, occorrono fondi e occorre la volontà di realizzarli. Non sono più i tempi in cui sottovalutare fenomeni e condizioni. Dai terremoti alle alluvioni, dai tornado agli uragani fino alle trombe d’aria e bombe d’acqua, oramai tutto sta diventando consuetudine senza confini territoriali e, ogni volta, sono disastri ambientali di ingente valore economico. Sono passati cinque giorni dall’evento e ancora la conta dei danni non è ultimata. Una conta più che mai necessaria anche in vista dell’intenzione di richiedere lo stato di calamità naturale così come prospettata dagli amministratori valcerrinesi.

Ma nel frattempo abbiamo sentito i diversi sindaci per fare il punto. Maria Rosa Dughera di Mombello, il Comune maggiormente provato, ci informa che di solleciti agli enti superiori ne sono stati fatti tantissimi negli anni «ma non ci è mai pervenuto riscontro».

Il Comune di Mombello aveva presentato un elaborato grafico redatto dal geologo Paolo Sassone a corredo della propria istanza, ma a nulla era servito stante il congelamento degli interventi. Infatti sul rio Gaminella (vedi servizio a fianco) erano stati realizzati solo interventi parziali che, di per sé, avevano apportato minimi benefici (20%). «Ora dovranno intervenire velocemente, anche per via del crollo parziale per erosione dall’acqua del ponte in questione lungo la SP590 della Valcerrina» ha precisato la Dughera aggiungendo: «Oltre ai danni materiali subiti da privati ed esercizi pubblici, avrebbero potuto esserci anche delle vittime, vista l’improvvisa foga delle acque. Non si può più aspettare. Dal canto nostro disporremo un intervento in economia da parte del cantoniere comunale per la pulizia e il ripristino delle aree franate sul territorio comunale (frazioni Morsingo, Casalino, Pozzengo e Ilengo con località Marole). Sarà un lavoro di circa 100 ore».

Anche Claudio Deandrea, sindaco di Solonghello, farà intervenire il cantoniere per ripristinare alcune aree della propria municipalità ma, contestualmente, ha già segnalato alla Provincia di Alessandria la necessità e l’urgenza di ripristinare il fossato lungo la strada provinciale che porta in paese in prossimità del camposanto. A Cerrina il sindaco Aldo Visca ieri mattina, lunedì, ha fatto un sopralluogo con la Protezione Civile per censire le diverse frane riscontrate (tre su strade comunali in frazione Montaldo, una su strada comunale in frazione Montalero e due in frazione Rosingo, di cui una su strada provinciale), e anche lui ci sottolinea che le richieste di intervento formulate negli anni sono state molteplici, ma tutte prive di esito. C’è molta preoccupazione e amarezza tra gli amministratori che, questa volta, confidano fortemente nel riconoscimento di calamità naturale al fine di risarcire privati e aziende dagli ingenti danni e, fronteggiare finalmente, le indispensabili e improrogabili opere strutturali necessarie.