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Al conventino di Rocca delle Donne - Gemellaggio con l'Alvernia - Anteprima di un taccuino di viaggio

Non si conosce la data di costruzione del monastero di Santa Maria alla Rocca delle Donne di Camino. Già dipendente poco dopo il Mille dall’abbazia di San Pietro di Breme, passò poi ai monaci cluniacensi di San Benigno di Fruttuaria, il cui abate Ruffino lo scambiò nel 1164 con la chiesa di Gamodio, nei pressi di Alessandria. Si attuava così il desiderio del marchese Guglielmo di Monferrato di fondare un monastero femminile, insediandovi la sorella Adelasia come badessa. In seguito a violenti contrasti e pressioni del clero, solo nel 1182 il monastero fu assegnato alle monache dalla bolla di papa Lucio III. A quel punto i marchesi di Monferrato, forse in seguito alla visita in Italia dell’abate Lantelmo, presero la decisione di affidarne la giurisdizione alla potente abbazia francese di La Chaise-Dieu, fondata nel 1043 da Roberto di Turlande e la cui componente femminile era a Lavaudieu (che all’epoca si chiamava Comps, in Alvernia). Da quel momento inizia la lunga serie di badesse e monache provenienti dalla Francia. Il piccolo monastero acquista così un consistente patrimonio e gode di un grande prestigio grazie all’appoggio marchionale e al forte legame con l’importante abbazia madre d’oltralpe. Per buona parte del XV secolo il monastero, che seguiva la regola benedettina ed ebbe tra le novizie la futura beata Arcangela Girlani di Trino, visse una tranquilla esistenza, ma con la creazione della diocesi con atto di autorità venne sganciata dalla dipendenza francese e posta sotto la giurisdizione del vescovo di Casale. Poco dopo nel 1495, durante il governo del marchese di Monferrato Bonifacio Paleologo, il papa Alessandro VI firmò la bolla di soppressione con l’accusa di cattiva condotta morale del monastero, i cui beni passarono al convento casalese di Santa Maria Maddalena (attiguo alla chiesa di Sant’Antonio, ndr) sotto la regola francescana delle clarisse. Un futuro gemellaggio con l'Alvernia Martedì l’appuntamento è sulla piazza panoramica di Rocca della Donne con veduta sul Po, le risaie vercellesi, le torri di Leri Cavour e la bianca facciata della cascina Canneto di Palazzolo. Ci attendono Davide e Carlo Rosso, padre e figlio, proprietari del monastero dal 1967 e Pierangelo Iviglia (associazione Il Picchio). Il sole miracolosamente sbucato dalle nubi illumina il piccolo borgo monferrino. Torniamo a distanza di un decennio nel luogo che fu oggetto del viaggio d’autore pubblicato il 25 marzo 2005 e dedicato ai cipressi di Napoleone. Ancora una volta il richiamo viene dalla Francia, in particolare dalla visita fatta nel maggio 2010 al monastero monferrino da Nicole e Jean Darpoux, autori di un saggio pubblicato su “Almanach de Brioude” che definisce Rocca delle Donne “la sorella italiana di Lavaudieu”. Il minuscolo comune di poco più di duecento abitanti, considerato il “più bel villaggio di Francia”, è noto per l’antica abbazia benedettina sorta nella “vallée de Dieu” che diede il nome al luogo. La visita dei francesi è stata recentemente ricambiata da una delegazione dell’associazione culturale “Il picchio”, che ha raggiunto la regione dell’Alvernia per rinsaldare i forti legami storici con Lavaudieu ed entrare nella rete degli oltre 300 edifici religiosi “casadeiani”, da Casa di Dio, l’antico nome dell’abbazia di La Chaise-Dieu. Rocca delle Donne era la testa di ponte verso l’Italia, la prima e la più importante delle 8 strutture italiane dipendenti dall’abbazia francese. La struttura dell’antico convento, cui accediamo dal piccolo sentiero pedonale calpestando foglie dorate, appare nelle forme di una azienda agricola con ampia corte e notevoli cantine. Sull’alto sperone a picco sul Po si conserva l’imponente struttura difensiva di epoca medievale. Molto interessante nel cortile conventuale il muro della chiesa formata da ciottoli e archetti pensili che risalgono alla prima metà del Mille. Bella la facciata con eleganti monofore trecentesche. All’interno le colonne rinascimentali di laterizio del portico sono state parzialmente inglobate nella muratura, mentre i soffitti con volte a crociera e i cassettoni con travi in rovere rivelano l’antico e nobile passato della costruzione, cui non nuoce la piscina nel giardino ammirato dalla loggia settecentesca (ma noi preferiamo far scorrere la vista fino a Gabiano con sotto ancora il Po). Ai saluti scambio di doni da Carlo Rosso (che è anche editore): per noi un graditissimo Monferrato tra colline e risaia, taccuino di viaggio di Lorenzo Dotti, oggetto di presentazione e mostra sabato 3 dicembre al Castello. E l’idea che giriamo al presidente dell'Ac Palli, Panelli, di un volo storico Casale-Clermont Ferrand.

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