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A 70 anni dal diritto di voto qual’è il ruolo della donna?

“Il ruolo politico e sociale delle donne italiane in settant’anni di diritto al voto” è stato il titolo dell’incontro di venerdì promosso dalla Biblioteca Civica di San Giorgio Monferrato in collaborazione con l’Associazione Nazionale del Partigiani Italiani. Ospiti l’ex senatrice Carla Nespolo, vice presidente ANPI Alessandria ed Edda Gastaldi, presidente MEIC di Casale Monferrato. Dallo Statuto Albertino, che prevedeva il diritto di voto per censo, al 1912, data in cui il diritto si estese a tutti gli uomini, la lotta delle donne fu davvero lunga ed impegnativa prima di raggiungere il diritto di voto nel 1946 (28 anni dopo l’Inghilterra e Germania e 20 anni dopo la Francia). «Solo con il diritto di voto esteso anche alle donne - ha sottolineato il moderatore della serata Carlo Baviera - si è raggiunta una democrazia piena». Il 2 giugno del 1946 fu una primavera importante per le donne. Tra le macerie e le miserie lasciate dalla dittatura e dalla guerra, la voglia di ricominciare fu tanta e, le donne, per la prima volta, poterono non solo ascoltare, ma anche prendere parte attivamente alla politica. Le donne il 2 giugno votarono in massa e, su 556, 21 furono le prime donne deputato; le cose, a Carlanche se con percorsi spesso faticosi ed in salita, iniziarono a cambiare. Nel 1976, anno in cui l’ex senatrice Nespolo entrò in Parlamento, solo 33 donne erano presenti su 630 deputati, ma erano finalmente rappresentate. Il ruolo delle donne in politica fu inizialmente motivo di dubbio per il genere maschile: si pensava che esse avessero meno esperienza, che fossero più conservatrici degli uomini e maggiormente influenzabili, ma non fu così e lo dimostrarono. Tuttavia, a distanza di 70 anni di emancipazione e di diritti acquisiti, ancora la parità non è piena: ce lo dicono i numeri, ce lo raccontano i fatti di cronaca. Il tasso di occupazione femminile è del 46,80% contro il 64,80% maschile, l’inserimento ai posti di alto livello è ancora impari, le donne poi, mediamente, guadagnano un quarto in meno dei colleghi maschi, infine, femminicidi ed episodi di stalking continuano a riempire le pagine di giornale. Ma se in 70 anni di cose ne sono state fatte molte, oggi c’è il rischio che il rifiuto ed il distacco dalla vita politica e l’astensionismo dal voto, in qualche modo possano far ricadere, in un prossimo futuro, in particolare il genere femminile, in quella condizione di non rappresentanza in seno agli organi politico-amministrativi che ci governano, ovvero di debolezza. «Se torneranno a votare solo più poche elite - ha aggiunto la parlamentare Cristina Bargero - allora rischieremo davvero di tornare indietro nel tempo. Saranno nuovamente i più deboli a pagare il distaccamento dalle istituzioni da parte dei cittadini». «Io sogno che ci sia da parte delle donne uno scatto, ma anche di indignazione - ha detto la Nespolo - nei confronti della politica-spettacolo e di indipendenza dalla politica esclusivamente maschile. Che ci sia una società inclusiva e democratica capace di rispettare identità e differenze. Che alle donne resti la grinta che le contraddistingue da sempre». «Le donne hanno perso gli strumenti della protesta - ha aggiunto Assunta Prato - bisogna tornare ad essere partecipative e associative». Dello stesso parere anche la Gastaldi che ha ricordato: «Un tempo le occasioni di incontro, scambio di opinioni, presa di coscienza e organizzazione si ripetevano. Oggi non si fa più niente. Occorre che la donna intraprenda con convinzione ed incisività una complessa politica per un cambiamento radicale della situazione economica e sociale per declinare lavoro e sviluppo in vista di una buona società in cui vivere. Occorre investire nelle intelligenze costruire insieme la Casa Comune». Tra gli interventi, quello delsindaco Pietro Dallera. Lettura consigliata dalla serata: “Le donne che leggono sono pericolose”.

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