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  • 05 gennaio 2011
  • Casale Monferrato

La visita di Jean-Baptiste Nompère de Champagny - Casale sede del Liceo imperiale e Alessandria trasformata nel “Boulevard des Alpes”

Il 6 maggio 1805 i casalesi attendevano con grande trepidazione la visita di Napoleone che “per improvvise urgenti ragioni - ricorda Giuseppe De Conti nel Giornale storico - non avendo potuto recarsi personalmente a Casale, ha qui spedito il suo Ministro degl’Interni Champigny con ordine alla Città di fargli tutti gli onori, che avrebbe fatto a lui stesso”. E l’ospitalità e l’accoglienza, pur in assenza dell’imperatore, furono straordinarie: ospitato a palazzo San Giorgio fu “trattato da principe”. Dimostrò grande interesse per il pubblico bene e fece capire che “né egli, né l’Imperatore, erano stati bene informati della importanza di questa rispettabile città, la quale gli era stata indicata contenere soltanto 6 mila anime, quando che essa è composta di non meno di 16 mila abitanti”. L’esito della visita era scontato e non si fecero attendere alcune generose concessioni, tra le quali il Liceo imperiale, trasferito da Alessandria per “restituire interamente l’antico lustro alla rispettabile città”. Il decreto imperiale, emanato da Milano il 24 fiorile dell’anno XIII [11 maggio 1805], giunse a Casale a tempo di record, meno di una settimana dopo la visita del ministro Jean-Baptiste de Champagny [non Champigny, come indica il De Conti, ndr.], conte di Nompère. Nato a Roanne nel 1756, entrò quindicenne nella flotta reale dove fece carriera raggiungendo il grado di capitano di vascello. Nel 1787 lasciò la marina e fu deputato della nobiltà agli Stati Generali dell’89. Napoleone lo nominò consigliere di stato, poi ambasciatore a Vienna (1801-04) e al termine dell’incarico ministro dell'Interno (1804-1807) e degli Esteri (1807-1811). Fedele esecutore della volontà dell’imperatore, fu ricompensato con la nomina a duca di Cadore nel 1808 e di senatore nel 1813. Durante la Restaurazione fu pari di Francia, morì a Parigi nel 1834. La perdita del liceo imperiale, per nulla gradita dalla città di Alessandria, indusse il maire Giulio Bacciocchi ad inviare una lettera di protesta all'autorità imperiale. Ma Napoleone, con lo stile energico e determinato che lo distingueva, espose per bocca del ministro Champagny le ragioni del trasferimento, peraltro non richiesto da Casale, ma in sintonia con il progetto di potenziamento militare di Alessandria, trasformata in un vero e proprio “Boulevard des Alpes”. La lettera di risposta, spedita da Milano il 1° pratile dell’anno XIII [21 maggio 1805] e conservata tra le carte dell’Archivio storico comunale, contiene questa lucida e affettuosa difesa dell’antica capitale del Monferrato, “la prima del Piemonte dopo Torino, interessante per la popolazione, la situazione, fertilità del suolo che la circonda, e lo spirito gioviale dei suoi abitanti”; una città negletta al punto da non aver neppure un tribunale di prima istanza, tanto che anche per le cause di minimo interesse era indispensabile raggiungere il tribunale di Alessandria, sovraccarico di cause che non era in grado di discutere; tale stato di cose feriva troppo la giustizia e l’interesse di una popolazione numerosa”. Non meno importante, seppur con una malcelata punta di paternalismo, la lezione conclusiva impartita dal dominatore straniero, unita all’esortazione alle città sorelle di abbandonare ogni rivalità di campanile per rivolgere lo sguardo agli ambiziosi progetti futuri. Dionigi Roggero

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Silvia Sassone

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