Sarà presto finanziata la ricerca del GIME sul mesotelioma?
di Massimiliano Francia
La ricerca biomedica sul mesotelioma condotta dal Gime diretto da Luciano Mutti continua a far parlare di sé, dopo le pubblicazioni scientifiche, anche a livello di divulgazione.
Nei giorni scorsi infatti il Venerdì di «Repubblica» ha dedicato due pagine alla sperimentazione del medico vercellese, in passato impegnato professionalmente anche al Santo Spirito di Casale.
Un aspetto importante per creare maggiore attenzione su una patologia per troppo tempo trascurata da ricercatori e finanziamenti in quanto ritenuta rara, ma che colpisce comunque un migliaio di persone all'anno, in Italia.
E che nei prossimi quindici anni secondo le proiezioni degli epidemiologi è destinata a diffondersi maggiormente in tutta Europa.
Il servizio intitolato «La chiave per combattere il cancro da amianto», mette l'accento sul mesotelioma e sulle nuove ricerche di Mutti proprio nella giornata per la ricerca sul cancro, che ha avuto luogo venerdì scorso, 9 novembre, e per la quale è stato scelto lo slogan «L'ambiente da difendere è anche dentro di noi».
Giornata che voleva anche e proprio sensibilizzare sulle cause all'origine dei tumori. La giornata è stata promossa dall'AIRC, Associazione italiana per la ricerca sul cancro fondata nel 1965 da Umberto Veronesi.
Il servizio si sofferma sulla sperimentazione - di cui già più volte abbiamo parlato su queste colonne – basata sull'utilizzo del Gleevec (utilizzato per la leucemia) sperimentazione che ha dato esiti incoraggianti ma che è stata bloccata per la mancanza di disponibilità di una casa farmaceutica, la Eli Lilly, di fornire l'altro farmaco, la Gemcitabina.
Posizione probabilmente non estranea – è stato ipotizzato – al fatto che tale farmaco diventerà presto generico e non ci sono pertanto prospettive di guadagno per la stessa casa farmaceutica, come avverrebbe invece con altri farmaci a base di platino sempre prodotti dalla Eli Lilly e ancora sotto brevetto e che però, anche se sono più costosi, secondo quando dichiarato dallo stesso Mutti non è provato che diano risultati migliori.
Ora però, grazie all'interessamento di alcune fondazioni disponibili ad acquistare il farmaco potrebbe sbloccarsi la situazione e la sperimentazione decollerebbe consentendo così di avere riscontri più certi sull'efficacia terapeutica del nuovo trattamento, che parrebbe dare risultati decisamente migliori della chemioterapia standard ma che per ora – tuttavia - non può ancora essere utilizzata se non dopo che sono state effettuate le terapie tradizionali.