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Amianto

Mesotelioma-antagonisti: la Fondazione Buzzi sosterrà una nuova ricerca scientifica

L’obiettivo: valutare l’effetto di MIA-690 in combinazione con i chemioterapici

La Fondazione Buzzi sosterrà il progetto di ricerca della professoressa Riccarda Granata, finalizzato alla individuazione di terapie più efficaci per la cura del mesotelioma. Lo annuncia Maria Consolata Buzzi, presidente della Fondazione Buzzi Unicem, sottolineando che l’attività dei ricercatori che si dedicano al progetto verrà finanziata con uno stanziamento di 30mila euro l’anno per alcuni anni, in base il tipo di riscontri e di sviluppi che avrà l’attività scientifica.
La ricerca dell’equipe della prof Granata era stata presentata dal nostro giornale lo scorso febbraio in un servizio intitolato «L’antagonista che blocca il mal d’amianto», e da lì era nato il contatto che ha portato a questa nuova e positiva collaborazione. 
«Si tratta di un approccio insolito che ci è sembrato molto interessante - sottolinea Consolata Buzzi - in quanto la ricerca non viene svolta da oncologi - come avviene normalmente - ma da endocrinologi; tra l’altro in Piemonte, cosa che per noi rappresenta un aspetto molto importante. I risultati finora sono interessanti e per altre patologie lo studio è in già uno stadio in stato avanzato».
La professoressa Granata, nell’intervista rilasciata al nostro giornale lo scorso febbraio, aveva sottolineato che gli antagonisti del GHRH mostrano un potente effetto inibitore oltre che per il mesotelioma (sia in vitro sia in vivo), anche sul cancro della tiroide, del polmone, sul carcinoma renale, prostatico ed endometriale, nel glioblastoma, nell’adenocarcinoma del colon-retto, nel linfoma e nel retinoblastoma.
L’obiettivo dello studio - si legge sul sito della stessa Fondazione Buzzi - è «l’analisi degli effetti antitumorali degli antagonisti del growth hormone-releasing hormone (GHRH), in associazione ai farmaci chemioterapici».
Riccarda Granata è professore associato di Endocrinologia della Divisione di Endocrinologia e Metabolismo, Dipartimento di Scienze Mediche, Università di Torino, diretta dal Prof. Ezio Ghigo. Dirige il laboratorio di Endocrinologia Molecolare e Cellulare dal 2000. È Laureata in Scienze Biologiche all’Università di Torino e ha conseguito la Specializzazione in Patologia Clinica ed il Dottorato di Ricerca in Fisiopatologia Medica presso la stessa Università. Ha pubblicato oltre 80 lavori scientifici su argomenti come gli effetti di neuropeptidi sulla funzione e la sopravvivenza delle beta cellule pancreatiche, sulla cardioprotezione e neuroprotezione e  in ambito oncologico. 
È membro del comitato esecutivo della Società Europea di Endocrinologia e del consiglio direttivo Società Italiana di Endocrinologia e membro della Società Americana di Endocrinologia.
 
Antagonisti più chiemioterapici
In una sintetica presentazione la professoressa Granata ricorda che «il nostro gruppo di ricerca ha recentemente dimostrato la capacità dei GHRH antagonisti di ultima generazione, MIA-602 e MIA-690, di ridurre la sopravvivenza e la crescita delle cellule di MPM umano in coltura, derivate da pazienti, e di inibire la crescita di questo tumore in modelli sperimentali animali in vivo. Questi risultati hanno suggerito un potenziale ruolo terapeutico degli antagonisti del GHRH per il trattamento del mesotelioma pleurico.
«Pertanto, lo scopo di questo nuovo lavoro è valutare l’effetto di MIA-690, il più efficace tra gli antagonisti finora testati, in combinazione con i chemioterapici attualmente utilizzati nella terapia del MPM, pemetrexed e cisplatino, in modelli cellulari di MPM umano in vitro ed in vivo.
«L’obiettivo è dimostrare che i GHRH antagonisti possono agire in combinazione con le sostanze chemioterapiche potenziandone gli effetti antitumorali, permettendo quindi non soltanto di aumentarne l’efficacia, ma anche di ridurre gli effetti tossici associati alla chemioterapia.
«Dai risultati di questo studio è auspicabile osservare l’interazione positiva tra i GHRH antagonisti e pemetrexed/cisplatino, al fine di individuare, in una fase successiva, un potenziale trattamento efficace per questa patologia attraverso lo sviluppo di ulteriori studi preclinici e di studi clinici nell’uomo».
L’equipe del professor Andrew Viktor Schally (Miami Medical Administration Center, Florida), Premio Nobel per la Medicina nel 1977, che ha sintetizzato gli antagonisti e li ha messi a disposizione per la ricerca dell’equipe torinese, ha peraltro messo a punto nuove sostanze molto più stabili in vivo (e quindi più efficaci in quanto non degradano), dice la professoressa Granata. 
Sostanze che in questa fase dello studio non potranno ancora essere utilizzate, ma lo saranno in futuro.
 
La speranza di una nuova cura
La speranza è naturalmente che la ricerca possa tradursi al più presto in una molecola da utilizzare in trial clinici e poi in terapie più efficaci di quelle attualmente a disposizione di chi si ammala, ma il percorso - purtroppo - non sarà scontato né privo di ostacoli.
 
 
Nella foto l’equipe che fa capo alla professoressa Granata. Da sinistra: Alessandro Fanciulli, Iacopo Gesmundo, Riccarda Granata, Giacomo Gamba, Dana Banfi, Noemi Congiusta, Roberta Ghertani

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