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  • 08 giugno 2026
  • Quargnento

Presentazione

Il colore diventa materia con Carrà e Cacciola

Una mostra dal 26 settembre al 25 ottobre

Un momento della presentazione della mostra

È l’arte il fil rouge che unisce Quargnento con Rocca Grimalda. Il primo, terra di pittori, che ha dato i natali al suo figlio più illustre, Carlo Carrà, di cui nel 2026 ricorrono i sessant’anni dalla sua scomparsa. L’altro, che ha riconfermato al suo quarto mandato come sindaco l’artista Enzo Cacciola, arenzanese d’origine, esponente di spicco della pittura analitica.

Mezzo secolo separa le fasi creative apicali dei due maestri, consacrati rispettivamente negli anni Venti e Settanta del Novecento, le cui opere compariranno, dal 26 settembre al 25 ottobre, all’Auditorium della Trinità, nella mostra-evento “Carlo Carrà-Enzo Cacciola. Dal Novecento al contemporaneo: il colore diventa materia”. 

Promossa dal Comune di Quargnento, con la curatela di Rino Tacchella e Alberto Fiz e il rinnovo della collaborazione con Luca Carrà, nipote dell’artista, e l’Archivio Carlo Carrà, la kermesse esporrà 20 tele, provenienti in parte da collezioni private del pittore quargnentino - a partire dal quadro-manifesto “La strada di casa”, altrettante dal catalogo di Cacciola e, in più, una serie di opere “in movimento” realizzate con l’intelligenza artificiale.

La presentazione ufficiale coinciderà con il taglio del nastro, il 26 settembre, a Villa Cuttica di Cassine, sempre a Quargnento, concessa dalla famiglia Guidobono Cavalchini Garofoli. 

La retrospettiva raccoglie l’eredità della precedente del 2016, ma abbandona l’impostazione “monografica” e il focus esclusivo su Carrà, scegliendo invece l’accostamento con Cacciola nel segno di un confronto sul tema del cromatismo. Carlo Carrà aderì, e anzi primeggiò, alla catena di avanguardie italiane del primo Novecento, dal futurismo alla pittura metafisica. 

Da Parigi importò nel Bel Paese la tecnica del “collage” di Pablo Picasso e Georges Braque. Parecchi artisti - lo scrittore Giacomo Manzù, lo scultore Francesco Messina e il critico d’arte Roberto Longhi, ottennero da lui supporto e patrocinio e frequentarono sovente il suo buen retiro di Forte dei Marmi, dove celebri erano le partite di bocce fra ospiti e padrone di casa. Enzo Cacciola, dopo un periodo giovanile incentrato sulla sperimentazione geometrica, abbracciò nel 1968 la pittura analitica, diventandone un esponente di spicco sullo scenario europeo. 

L’utilizzo del cemento quale materiale creativo ha una forte connotazione politica-sociale, che si lega indissolubilmente alla trasformazione architettonico-urbanistica di Genova negli anni Sessanta e Settanta e alla lotta operaia negli Anni di Piombo. 

Ma non solo: l’artista e sindaco di Rocca Grimalda cederà in prestito alcune sue tele figurative, sorte come risposta (ma anche in sinergia) a un parere non troppo lungimirante del critico Achille Bonito Oliva.


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Paola Demarchi

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