Influenza, assalto al DEA. Allestita una stanza per l’isolamento dei pazienti
Pronto soccorso preso d’assalto anche a Casale per il panico da influenza A.
Sono tante le persone che in questi giorni si recano al DEA chiedendo di essere visitate per la paura di avere contratto il virus.
Situazione fortemente peggiorata - spiega il primario del DEA Vincenzo Vergara - negli ultimi quattro-cinque giorni, dopo che la pandemia ha cominciato a diffondersi, con i primi casi mortali registrati anche in Italia.
A poco vale sottolineare il fatto che i decessi sono avvenuti in presenza di un quadro generale già caratterizzato da complicazioni.
La gente ha paura e - complice probabilmente anche un sovraccarico di lavoro per i medici di famiglia - intasa il Dea del Santo Spirito, ricorso che avviene sia gli adulti sia per i soggetti pediatrici.
Più 7,5% in più di «passaggi» rispetto allo stesso periodo dello scorso anno - i primi 5 giorni di novembre - e proprio per far fronte al maggiore accesso e prevenire la diffusione del virus al Pronto soccorso sono state studiate misure ad hoc, spiega il primario.
Le precauzioni
I pazienti che si recano al DEA per sospetta influenza vengono destinati a una saletta apposita, in isolamento, e in presenza di sintomi come febbre, raffreddore o mal di gola immediatamente dotati - appena dopo l’accesso al Dea - di mascherina.
Qualche caso ha meritato un approfondimento e si è anche proceduto a un ricovero per sospetta influenza, che dovrà essere comunque accertata attraverso il test specifico, spiega Vergara.
Anche il personale sanitario che entra in contatto con i pazienti utilizza a sua volta mascherine, camici appositi, guanti usa e getta e una procedura di completa disinfezione.
Rischio DEA
Massimo D’Angelo (Gruppo locale emergenze infettive dell’Asl-AL) raccomanda di non recarsi assolutamente in ospedale.
«Fondamentale il momento del colloquio telefonico con il medico di famiglia che sa se ci sono situazioni che comportano complicanze e quindi sceglie se disporre la visita immediata piuttosto che ricovero, o se limitarsi alla semplice terapia domiciliare, con antiperiteci - eventualmente antivirali - e riposo».
Insomma, niente Pronto Soccorso, anche perché paradossalmente potrebbe verificarsi il caso che è proprio soggiornando nelle sale d’attesa del DEA che si verifica il contatto con il virus per la possibilità che vi sia qualche paziente effettivamente affetto.
Mentre esporsi a temperature fredde per recarsi al DEA , se è già stato contratto il virus, è tutt’altro che salutare.
«Sovraccaricare i servizi sanitari significa inoltre ridurre la capicità di risposta per casi effettivamente importanti», aggiunge D’Angelo.
Il ricorso al Dea - infine - non serve neppure ad accertare (mediante esame di laboratorio, l’unico metodo certo) se sia effettivamente influenza A, in quanto l’esame viene effettuato solo in determinate circostante e non incide comunque sulla terapia.