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  • 05 giugno 2026
  • Casale Monferrato

Stati Generali del Monferrato

A Casale serve il ritorno dello Stato, ma con investimenti, non con uffici 

Egregio direttore, il suo bisettimanale ha il merito di aver aperto un serio dibattito sul futuro del Monferrato con la proposta dell’avv. Enrico Dagna sugli Stati Generali. Ed a seguire le voci forti dell’ex sindaco di Terruggia Giovanni Bellistri, del prof. Michele Fontefrancesco e dell’avv. Alberto Costanzo. Ciò che colpisce è il carattere non ideologico e di merito di tutti questi interventi. Non posizioni di bandiera, ma analisi e proposte concrete. È su questo piano che va costruita una iniziativa!

Il filo rosso è uno: senza un progetto comune, il Monferrato rischia di diventare periferia della periferia!

Intervengo, allora, come monferrino e appassionato del nostro territorio.

 Il problema non è astratto. È concreto, e ha un nome: spopolamento istituzionale ed economico.

1. Cosa abbiamo perso.

 Casale ed il Monferrato hanno pagato più volte. Prima con la tragedia dell’Eternit: 3000 morti, anni di stasi industriale, ferita sociale che non si è ancora rimarginata. Poi con la crisi dei distretti storici: il freddo industriale, le macchine grafiche, ma anche la grande tradizione metalmeccanica che teneva in piedi decine di aziende e forniva competenze e lavoro qualificato a tutta l’area. Lo smantellamento di quelle filiere ha svuotato Casale di saperi e professionalità che non si ricostruiscono dall’oggi al domani. Infine con la scelta dello Stato di accorpare tutto a Vercelli ed  Alessandria: tribunale, uffici, sanità, università. Casale ha perso tutti gli uffici ed i servizi che attestavano la presenza dello Stato sul territorio. Non è stato un declino naturale. È stato un impoverimento sistematico, fatto di deindustrializzazione e svuotamento istituzionale. La stazione ferroviaria più vetusta del Piemonte ne è il simbolo! 

2. Cosa non possiamo più chiedere

 Non chiediamo che lo Stato torni indietro e riapra uffici e tribunali. Quella stagione è chiusa! Le classi dirigenti non si inventano e le funzioni pubbliche, ad eccezione delle essenziali prestazioni sanitarie, si concentrano nei capoluoghi di provincia. 

3. Cosa dobbiamo chiedere ora

 Chiediamo che lo Stato torni, ma in un’altra forma: con un grande investimento strategico per il prossimo decennio per la rinascita economica e sociale di uno dei territori più spopolati d’Italia. Lo Stato ha bonificato Casale spendendo oltre 120 milioni di euro. È un debito morale che riconosciamo. Ora quel debito deve diventare responsabilità: trasformare la bonifica in opportunità.

 Ma per farlo servono alcune condizioni preliminari:

 - Completare tutte le bonifiche e certificare il territorio “deamiantizzato”: qui si è fatto moltissimo, ma bisogna portare a termine il lavoro. Ogni Comune deve avere un marchio che attesti l’avvenuta bonifica. Solo così possiamo affermare in modo credibile la radicale trasformazione del territorio in un territorio “deamiantizzato”. È il primo passo per attrarre investimenti di qualità e accelerare sulla sostenibilità.

 - Affrontare l’emergenza zanzare su scala di bacino: i trattamenti a spot dei singoli Comuni non bastano. L’intervento deve essere fatto su larga scala, nella “caldaia risicola”, abbattendo all’inizio del ciclo lo sviluppo di miliardi di zanzare. È quello che si era tentato ai tempi della “Legge Ferraris”, e che funzionava. Oggi non si fa più perché la Regione ha destinato ad altri scopi i grandi capitali messi a disposizione. Quei fondi vanno riottenuti. Non è accettabile che il Monferrato sia vittima, turistica e umana, di una scelta scellerata come togliere e reimmettere continuamente l’acqua in risaia senza un piano di controllo coordinato. È un danno alla salute, all’economia e all’immagine del territorio. Va risolto prima di parlare di rilancio. 

- Zona Economica Speciale per l’Alessandrino: una ZES serve ad attrarre imprese green, ricerca applicata, formazione tecnica. Per essere credibile deve avere quattro gambe:

 *Infrastrutture e trasporti decenti: collegamenti con Milano via Vercelli, con ospedali e università via Alessandria. La conurbazione reale è Alessandria-Valenza-Vercelli-Casale. Senza massa critica non abbiamo peso con Regione, Stato ed Europa. 

 *Energia e sostenibilità: Casale ha pagato sulla sua pelle la tragica stagione industriale del Novecento. È giusto che diventi il polo italiano della sostenibilità ambientale in ambito industriale. Il nostro impegno sul green non è ideologico, è una rivendicazione: chi ha subito l’inquinamento deve guidare la transizione. 

*Aziende partecipate: Casale dispone di aziende pubbliche che gestiscono rifiuti, energia,  servizi essenziali e collaborano con il territorio. Sono la leva municipale per dimostrare che in Monferrato si fa sul serio, collegando pubblico e privato nella filiera green.Occorre un nuovo progetto sulla transizione energetica.

 *Capitale umano e formazione: Casale dispone di un sistema scolastico d’eccellenza e vocazione internazionale. Dopo la riforma del ministro Valditara possono essere istituiti anche i corsi post-diploma che ci permettono di riportare percorsi di specializzazione tecnica oggi assenti. Manca ancora la presenza universitaria: rivendico almeno una Facoltà di Scienze della Formazione, coerente con la storia della città. 

4. Il Capitale sociale e culturale del territorio

 Casale e il Monferrato non partono da zero. Abbiamo un terzo settore fortissimo che ha tenuto in piedi la comunità negli anni più duri: dalla Diocesi con la sua opera di promozione umana e di socialità attraverso Caritas e le parrocchie, alle associazioni laiche come Croce Rossa, Misericordie con le diverse croci, Vitas, Pulmino Amico, SEA , alla preziosa presenza degli Alpini su tutto il territorio del Monferrato e alle realtà di Protezione Civile che intervengono nelle emergenze. A questo si aggiunge il Premio “Luisa Minazzi Ambiente e Legalità” e il volontariato culturale e sociale diffuso. Abbiamo vetrine europee come il Museo Ebraico, il Museo Civico, il Museo Diocesano, il Museo della Pietra da Cantoni, la Gipsoteca Bistolfi. È il segno di una realtà che ha ricevuto il riconoscimento UNESCO e che deve entrare come “Genius Loci”  a pieno titolo nella riflessione sugli Stati Generali. Cultura, memoria e volontariato non sono il contorno: sono il cuore di un modello che può attrarre residenzialità e imprese green, se c’è una regia pubblica che lo mette a sistema.

5. Il ruolo di Casale

 I comuni del Monferrato sono cresciuti in autonomia e progettualità, come ha ben scritto il prof. Fontefrancesco. Ma la ripresa ha bisogno di una locomotiva: Casale deve tornare protagonista e farsi città accogliente per le famiglie, con l’apertura di una nuova sezione di asilo nido e la sperimentazione di percorsi di integrazione nelle estati ragazzi e nei tempi non coperti dal privato sociale. L’obiettivo è convincere i giovani a restare e le nuove aziende a sceglierci. Resta inteso che urbanisticamente è impellente trovare spazi sia a Casale che in Monferrato per le nuove attività economiche che una Zona Economica Speciale potrebbe attrarre. Oggi il Comune tende a delegare agli enti supriori  i rapporti con gli altri sindaci come se fosse un compito secondario. È un errore strategico. Gli Stati Generali non possono essere l’ennesimo convegno itinerante. Hanno bisogno di una regia, e la regia deve essere di Casale. Anche se l’evento si svolgerà altrove, l’agenda, i tempi, le priorità devono essere fissate da Casale. 

6. Cosa rischiamo

 Senza un’assunzione di responsabilità collettiva faremo la fine dei capponi di Renzo. Se resteremo chiusi in logiche di parte e campanilismi, finiremo per discutere in piccole consorteria mentre gli altri decideranno e si riposizioneranno rispetto alla transizione ecoologica.

Conclusione

Il mio appello è semplice: questo dibattito non deve andare disperso. Casale deve smettere di fare lo spettatore. O guida il processo, o lo subisce. Non c’è alternativa. Lo Stato non tornerà con il tribunale. Ma può e deve tornare con un investimento straordinario che riconosca ciò che Casale ha pagato e che metta il territorio nelle condizioni di tornare a produrre valore. Un territorio “deamiantizzato”, certificato, con Zona Economica Speciale, aziende partecipate e moderne, corsi post-diploma e piccole facoltà universitarie e Capitale culturale UNESCO: questo è il polo della sostenibilità che, negli Stati Generali, potrebbe ricevere  gambe per  camminare con fiducia in questi primi decenni del nuovo millennio.

Se non ora, quando? 


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