Fine del mondo: scenari e ipotesi. La conferenza di Luciano Anselmo al 'Balbo'
di Giulia Scagliotti (VA scientifico)
“Una conferenza ricca di spunti. Sono state affrontate parecchie tematiche, spaziando dal campo della biologia a quello dell’astronomia”. “Ho percepito l’idea di una scienza in divenire, che tiene conto dei cambiamenti ai quali va incontro ogni giorno il sistema solare”. Queste le impressioni di alcuni studenti e insegnanti presenti venerdì scorso presso l’Aula Magna dell’Istituto Balbo, in occasione della conferenza “La fine del mondo secondo l’astronomia”.
Il relatore, Luciano Anselmo, ricercatore di dinamica del volo spaziale al CNR di Pisa, è attivo nel settore da una trentina d’anni, collabora a diversi progetti spaziali nazionali e internazionali, si occupa di astrodinamica e del problema dei detriti spaziali.
Con passione e competenza è riuscito a interessare il nutrito pubblico, presentando un quadro ricco e approfondito circa le cause che potrebbero portare alla fine del mondo, sottolineando l’importanza di analizzare tante variabili prima di trarre adeguate conclusioni.
Si è soffermato su quelle che vengono definite “cause astronomiche”. A partire dall’analisi della storia della nostra terra si presuppone che in futuro ci si possa trovare a dover fronteggiare nuove glaciazioni o impatti di asteroidi e comete: eventi di questo tipo, già verificatesi in epoche passate, potrebbero ripetersi. Inoltre occorre tener conto dell’evoluzione della stella Sole, la cui luminosità, entro 2 miliardi di anni, aumenterà di 1/3, rendendo la terra simile al pianeta Venere, senza oceani e con temperature di centinaia di C°. Non possiamo valutare la probabilità di un contatto diretto con una civiltà aliena avanzatissima e ostile, ma senza dubbio una tale eventualità avrebbe esiti catastrofici.
Dunque di cosa dovremmo realmente preoccuparci adesso? “Per ora i rischi maggiori e più vicini nel tempo per l’umanità e la biosfera non sono quelli astronomici ma quelli antropogenici: l’aumento della popolazione, la modificazione dell’ambiente, la riduzione della biodiversità e l’esaurimento delle risorse. Inoltre la maggior parte delle specie si è estinta in meno di 5 milioni di anni e, anche nelle condizioni più propizie, è difficile pensare che il Genere Homo possa sopravvivere più di 50-100 milioni di anni”, conclude il dottor Anselmo, completando così gli scenari di una ipotetica fine. Nessuna certezza, ma eventi che potrebbero verificarsi, con maggior o minor probabilità, in tempi relativamente vicini o molto lontani.
Si chiude brillantemente il ciclo di conferenze del progetto ‘la Scienza in Diretta’ promosso dal dipartimento di Discipline Scientifiche del Liceo Scientifico e che quest’anno ha visto l’intervento di quattro personalità di spicco nel panorama della divulgazione scientifica.
Dato il successo degli incontri, tenuti in orario pomeridiano, si auspica che l’iniziativa prosegua anche nel prossimo anno scolastico.