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  • 29 settembre 2011
  • Casale Monferrato

L'avventura di Gaia nella Web Valley

Gaia Roati, ora alunna della classe 5° del Liceo Scientifico Tecnologico presso l’Istituto Sobrero, ha voluto raccontare la sua straordinaria esperienza di Campus Estivo nella ricerca scientifica: componente di spicco delle rappresentanze del Sobrero ai campionati nazionali di Matematica e di Chimica, era stata ammessa, unica in Piemonte, a partecipare a “WebValley 2011”, un campus estivo di tre settimane organizzato all’interno del Piano Nazionale Lauree Scientifiche dalla Fondazione Bruno Kessler di Trento. Il progetto ha radunato a Transacqua, in Trentino, dal 19 giugno al 9 luglio, 22 studenti provenienti da tutto il mondo (di cui solamente 4 da scuole italiane non in Trentino), con l’obiettivo di “Create a team of enthusiast and motivated high school students (18 y) tutored by researchers”: studenti al lavoro insieme a docenti e ricercatori della Fondazione Kessler e ad altri esperti internazionali con l’obiettivo di ideare e realizzare una installazione informatica interattiva per l’esplorazione e la computazione di dati sul cambiamento climatico e sulle conseguenze del clima sulla vita e sull’ambiente. IL RACCONTO DI GAIA «Sono passati ormai parecchi giorni da quando sono tornata da Transacqua, dove ho partecipato a WebValley 2011. Un’esperienza unica non solo per tutte le lezioni, le conferenze e le ore di pratica svolte, soprattutto in campo informatico, ma anche per l’atmosfera così impegnata ma allo stesso tempo distesa che si è creata, la lingua inglese usata e ascoltata ogni giorno,anche in albergo, e ancor più per il bel clima di amicizia e di collaborazione che si è formato non solo tra noi studenti, ma anche con i tutor e gli organizzatori. Infatti, nonostante la parte principale e più importante sia stata il lavoro (tutti i giorni mattino e pomeriggio, e a volte anche dopo cena), non sono mancati i momenti di svago: un’avventurosa gita in montagna, proprio sotto le Pale di San Martino, e una visita a Verona. In un primo momento ci sono state le difficoltà di ambientarsi in un posto nuovo, con nuove persone, e nell’abituarsi all’uso esclusivo dell’inglese e di diversi ritrovati tecnologici; poi la squadra, il team selezionato dalla fondazione ha presto iniziato a dare ottimi segni di interesse e iniziativa. La prima settimana è stata di conoscenza, di approccio al mondo dell’informatica, e di Linux in particolare, di una miriade di programmi (ad esempio Grass, R o Quantum GIS) e applicazioni molto potenti, ma anche di difficile uso, utili allo studio, ad esempio, della diffusione di una specie o allo sviluppo di modelli. Nella scuola in cui eravamo ospitati (più che attrezzata e all’avanguardia), abbiamo seguito conferenze e teleconferenze (ovviamente in inglese) e lezioni più pratiche, a temi, come quelli dell’open source, delle macchine virtuali, della biodiversità e del cambiamento climatico che abbiamo particolarmente approfondito per vari aspetti, ad esempio per il fenomeno della fioritura delle alghe. Dopo tutto ciò è finalmente iniziata la parte più attiva: scopo dello stage era infatti quello di elaborare un progetto per il MUSE di Trento, che sarà inaugurato nel 2012. Abbiamo dunque iniziato un lungo processo di rielaborazione e discussione tra noi ragazzi per decidere, nell’ambito generale dei cambiamenti climatici, quali argomenti trattare, come presentarli, come rendere più partecipi i visitatori del museo, quali fonti usare… Ci siamo alla fine divisi in 4 gruppi, dati, modelli, interfaccia e kinect, ognuno seguito da un tutor e con un definito scopo, ovviamente collaborando in modo da ottenere un unico grande lavoro. Il risultato finale è stato molto soddisfacente per tutti, così che venerdì 18, dopo un’intera nottata di rifinitura e preparazione e numerose prove, siamo riusciti, infine, in videoconferenza con numerosi docenti e ricercatori, alla presenza dell’assessore regionale dell’educazione, di altre autorità locali e, ovviamente, del direttore del MUSE, ad illustrare ai presenti il lavoro svolto attraverso una bella presentazione in inglese tenuta da noi studenti e introdotta e conclusa dai nostri “insegnanti”. Pare anche che la direzione del museo di Trento sia rimasta particolarmente colpita, tanto da poter “richiedere ancora la nostra consulenza!”; insomma è stato veramente faticoso ed impegnativo, ma ne è valsa veramente la pena!»