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L'analisi

Il “lusso” perde due miliardi, Federorafi: «Serve sostegno»

«Il digitale è stato recepito dalle imprese, che hanno investito sugli strumenti virtuali»

Per il settore orafo manca ancora è una reale strategia di “Sistema Paese”

I numeri sono pesanti. Anche il settore orafo è stato travolto dalla pandemia. È però anche un settore in cui innovazione ed evoluzione tecnologica hanno modificato, in poco tempo, modalità produttive e approccio ai mercati, contribuendo così a cambiare gli scenari per diverse aziende. Il settore del lusso, e in particolare quello orafo, a livello nazionale, si è ritrovato i conti pesantemente in rosso.

«Le stime di chiusura del 2020 indicano una perdita di quasi un terzo del fatturato, ovvero di oltre due miliardi di euro. La moda è tra i settori manifatturieri più colpiti e la gioielleria, all’interno del fashion, è quella con i risultati più pesanti. Dire che siamo preoccupati è dire poco» ha dichiarato, nei giorni scorsi, Ivana Ciabatti, presidente di Federorafi. Che subito dopo precisa: «I nostri competitor si stanno già attrezzando, mentre quello che manca ancora è una reale strategia di “Sistema Paese” non solo per il rilancio dei consumi interni ma, soprattutto, per un nuovo approccio alla promozione del business sui mercati internazionali dove, mai come in questo momento, per le restrizioni governative, l’accompagnamento e la copertura politico-diplomatica delle nostre istituzioni è la conditio sine qua non».

L’indagine del Centro Studi di Confindustria Moda, relativa alla rilevazione del quarto trimestre e alle proiezione fine 2020 e inizio 2021, conferma il quadro pesante del settore, ma anche delle novità incoraggianti. «Il digitale - come emerge dall’indagine - è stato recepito dalle imprese, che hanno investito sugli strumenti virtuali ed è quindi una leva importante nelle politiche commerciali delle imprese, ma ci vorrà tempo perché diventi un asset trainante nei fatturati aziendali». Un’ampia maggioranza del campione (69,4%) ha parlato dell’e-commerce come «di uno strumento per l’export». Tuttavia, per il 65% degli intervistati il canale digitale «non ha alcuna incidenza sulle vendite estere» e per il 23% «il format incide per meno del 10 per cento». Solo per il 7% «le vendite transate on-line superano, invece, il 50% del fatturato estero».

L’indagine nazionale trova alcuni riscontri, rispetto agli andamenti medi, nelle recenti analisi sul distretto orafo di Valenza, sia rispetto all’innovazione e alla digitalizzazione, sia all’andamento produttivo e ai mercati.

Nel trimestre ottobre-dicembre, le aziende che hanno sperimentato un aumento del fatturato sono pari al 7% del campione. Per il 18% i ricavi sono risultati «invariati» rispetto al medesimo periodo del 2019, mentre il 75% è rimasto interessato da dinamiche negative, pur di differente intensità. Il 12% ha registrato ordini «in crescita», rispetto al quarto trimestre 2019, mentre per il 7% sono rimasti «invariati». 

Rispetto all’evoluzione della congiuntura, il 18% vede «un inizio di ripresa già nel primo semestre 2021», il 49% prospetta «un inizio di ripresa dal secondo semestre», il 33% vede «la prosecuzione del trend negativo per l’intero anno».


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Giovanni Spinoglio

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