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Morano vuole lasciare il Parco del Po

La rottura tra Comune e Parco del Po pare essere definitiva. Il sindaco Enzo Piccaluga (nella foto) chiede nuovamente alla Regione Piemonte di uscire dall’ente. «Il territorio di Morano - sostiene il primo cittadino - è stato inserito dal 1990 nel sistema delle aree protette con Legge Regionale, ma con il passare del tempo questo feeling che si era creato al tempo è andato a scemare fino ad arrivare ad una situazione di grave conflittualità con un malcontento diffuso e generalizzato». Già con delibera di Consiglio comunale del 20 gennaio 2006 «venivano segnalati in modo formale alla Regione i vari problemi, facendo notare che se non cambiava la situazione si sarebbe formalizzata la richiesta di uscire dal parco». L’invio della delibera in Regione non sortì alcun effetto: «Forse la Regione aveva problemi più urgenti da risolvere che quello di ascoltare le lagnanze di Morano. Così si arriva da parte del Consiglio comunale ad un’altra delibera del 20 dicembre 2007 in cui si richiedeva ufficialmente di uscire dal parco visto il peggioramento della situazione di conflittualità e la totale mancanza di dialogo. Morano è stanco, vuole riavere la sua autonomia decisionale e non vuole più accettare scelte imposte e non condivise, penalizzanti per tutta la nostra comunità». A questo punto l’assessore regionale ai Parchi e aree protette Nicola De Ruggiero «convoca una riunione il 26 marzo tra Comune e Parco, cercando una mediazione difficile ma non impossibile visto l’ulteriore peggioramento dei rapporti con l’apertura della cava in Ghiaia Grande, invitando il Parco a cercare maggior comunicazione per sensibilizzare l’opinione pubblica». Comunicazione, afferma Piccaluga, che non c’è stata: «Rimanendo in attesa di incontri e riunioni, che non ci sono mai state, il 7 luglio abbiamo di nuovo riportato all’attenzione della Regione la richiesta di dare attuazione alle due deliberazioni di Consiglio. E cosa tira fuori adesso l’assessore De Ruggiero? Vuole convocare un’altra riunione! Non vogliamo più riunioni, ma vogliamo che l’assessore accetti, visto che siamo ancora in democrazia, le nostre richieste e ci faccia finalmente uscire da questo parco che, a ben vedere, disattende in modo sistematico lo spirito della legge del 1990».

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Federico Nardi

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