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A Casale una via dedicata al beato di Casale, mons. Luigi Novarese

Si inaugura oggi, sabato, la via intitolata al beato di Casale, mons. Luigi Novarese. Si trova nell’ex area Demar, compresa tra la rotonda sul canale che porta a salita Sant’Anna e via Rita Levi Montalcini. Il programma prevede la messa alle 10,30 nella chiesa di San Paolo Apostolo, in via Mameli, dove il cardinal Giuseppe Versaldi celebrerà la messa insieme al vescovo, Alceste Catella. Annunciata la presenza anche del cardinal Severino Poletto. A seguire, alle 12,15, la cerimonia dello scoprimento della targa della nuova via. «Sono molto emozionato e mi dispiace di non poter essere presente», spiega Umberto Balbo, 88 anni, casalese, ultimo nipote in linea diretta del beato Novarese. È figlio di Maria - la sorella maggiore di don Luigi, più grande di lui di 13 anni - e vive a Ponteranica, in provincia di Bergamo. «Negli ultimi giorni il cuore mi ha giocato qualche brutto scherzo e i medici mi hanno raccomandato di non affaticarmi». Ingegner Balbo, che ricordi ha di Novarese a Casale? Tanti. Quando lo zio tornò guarito dal sanatorio di Pietra Ligure, andavo con la mamma a trovare lui e nonna Teresa Sassone in via dei Paleologi, al numero 21, dove vivevano dopo aver venduto la cascina Serniola, in collina Sant’Anna. Ricordo che la nonna cuciva e lo zio suonava il flauto. Che cosa l’ha colpita di quel periodo? La morte di nonna Teresa, la mamma dello zio. Era il 1935 e fu lui ad accompagnarmi fuori dalla camera da letto dove lei si trovava prima che fosse celebrato il funerale. Ricordo il suo pianto intenso, disperato. Era molto legato alla mamma. Da quel momento la vita del futuro beato sarebbe cambiata completamente. Ebbe inizio un periodo di riflessione in cui lo zio doveva capire quale strada intraprendere al servizio dei malati: se quella dell’iscrizione alla facoltà di medicina o dell’ingresso in seminario. Decise di diventare prete e ricordo che ne parlava con mia madre che lo sostenne in questa scelta. Erano molto legati? Sì. Lei era la sorella più grande e lo accudiva come fosse una seconda mamma. Ricordo che aiutava la nonna a cambiargli le fasciature durante il periodo in cui era stato colpito dalla tubercolosi ossea. E fu sempre lei a stargli vicino, quando Teresa morì. Da quel momento in poi la vita di Novarese sarebbe trascorsa principalmente a Roma. È vero, ma lo zio, dentro di sé, si sentiva casalese dalla testa ai piedi. Era legato alle radici, gli piaceva il dialetto e lo usava quando tornava dai parenti o incontrava qualche conoscente di Casale. Avrebbe voluto fare della sua terra d’origine un centro importante della sua opera. Ci provò con Crea, dove avrebbe voluto costruire una grande casa di esercizi spirituali per malati e disabili, ma gli risposero picche e la sua proposta fu respinta. Domani Casale gli conferirà un importante riconoscimento. Sono molto felice. Lo zio è un vanto per la nostra città, dobbiamo esserne orgogliosi. All’inaugurazione sarà presente il pronipote del beato, Giancarlo Cerutti, industriale, presidente dell’omonimo gruppo casalese. Da Novarese ricevette il battesimo e fu il beato a celebrarne le nozze. Con la madre, Teresa Novarese Cerutti, figlia di uno dei fratelli del beato, il dottor Giancarlo è stato testimone al processo di beatificazione. Che cosa ha rappresentato lo zio nella sua vita? Il punto di riferimento fondamentale. Con l’inizio della malattia di mio padre e poi con la sua morte, lo zio è stato, innanzitutto per mia madre, con la quale fin dalla giovinezza aveva un rapporto molto stretto, ma anche per me, la persona sulla quale appoggiarsi nei momenti critici della propria crescita e nelle decisioni più importanti della propria vita. Mettendo a posto in questi mesi l’importante archivio di lettere e documenti che mia madre teneva nella sua casa, ho trovato molti scambi di lettere tra lei e lo zio Luigi datate ancora prima della seconda guerra mondiale e poi negli anni successivi, da cui traspare un rapporto molto profondo, così è stato anche per me. Novarese è stato un punto di riferimento anche per la sua azienda. Con questo riconoscimento ufficiale da parte della città, pensa che Novarese possa diventare un punto di riferimento anche per Casale? Penso debba essere così, non tutte le città possono essere così fortunate da aver dato i natali ad una persona che la Chiesa ha elevato agli onori degli altari beatificandola. L’immagine dello zio che le è rimasta più impressa? Ho avuto la fortuna di avere con lui tantissimi incontri. Era un sacerdote che emanava un carisma fortissimo che immediatamente l’interlocutore percepiva. Con i suoi occhi azzurri profondi centrava immediatamente l’essenza del problema che la persona con cui parlava voleva condividere con lui. Aveva coraggio nell’affrontare le prove della vita ed una fede illimitata ed era una persona estremamente positiva. Ho chiaro davanti ai miei occhi l’ultimo nostro incontro avvenuto a Montichiari (Brescia, ndr.) nella casa dell’associazione adiacente alla chiesa dove lui aveva celebrato il mio matrimonio, come anche quello di mia sorella Mariella. Le sue parole nel salutarmi sono ancora oggi un viatico che mi aiuta ad affrontare le mie giornate.

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Barbara Marini

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