Ciò che è buono, fa bene? Al Balbo la filosofia del mangiare sano con Laura Boella
di Luciana Corino
La professoressa Laura Boella, docente ordinario di Filosofia Morale all’Università degli Studi di Milano, è stata ospite giovedì 7 febbraio dell’Istituto Balbo dove per gli allievi del triennio del Liceo Classico ha approfondito il tema del valore del cibo con l’intervento “Ciò che è buono da mangiare, fa sempre bene?”
Introdotta dal dirigente scolastico Riccardo Calvo e dal professor Fabrizio Meni, fondatore e responsabile del Laboratorio sul Consumo Responsabile Il Colibrì, ha proiettato il cibo in una dimensione filosofica di recupero di valori positivi di libertà e di condivisione.
«La popolazione - ha detto la docente - ha un rapporto minimo con il cibo e ciò ne fa la questione etica di primo piano della sua reintegrazione nella vita quotidiana da dove è stato espulso per essere appaltato dal settore agroalimentare o spettacolarizzato (si moltiplicano infatti le trasmissioni televisive con cuochi e gourmet) o vissuto come palliativo per colmare un vuoto affettivo». Invece l’etica del cibo significa prima di tutto “scelta responsabile” di ciò che si mangia ed è quindi “espressione di libertà”, non omologazione agli interessi delle multinazionali, o alle mode, o ai miti.
“Voglio essere e valutare ciò che è buono e mi fa stare bene” è il motto. Ne derivano come implicazioni fondamentali la “responsabilità” nei confronti di ciò che è “altro” da noi, vegetale e animale, ma che appartiene al mondo oggettivo e il dovere di “cura e rispetto” dell’ambiente, i contrari dello sfruttamento intensificato e della manipolazione della materia. Essere partecipi della produzione e formazione del cibo va anche oltre la semplice informazione dei componenti sulle etichette. Il cibo come esperienza, elemento dell’avventura quotidiana, trattato, cotto, è anche “abilità”, “attività mentale”, “appropriazione della sua storia”. Ma il “bene” del cibo rimanda al “gusto” che ha uno sfondo etico di rapporto con il piacere (papille gustative) e con la “bellezza”, che legano il cibo alla “singolarità”.
In quest’ottica l’etica che tradizionalmente rifiuta il piacere e l’estetica come fonte di cupidigia trova un punto di equilibrio e conciliazione con queste due condizioni umane. Ma oltre che nutrimento il cibo è condivisione, è un rito intersoggettivo, uno “stare insieme”, sentire e godere della presenza degli altri non solo nelle feste comandate. L’emergenza alimentare del pianeta ne fa infine un legame comunitario con tutti gli altri esseri della Terra.