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  • 16 ottobre 2012
  • Casale Monferrato

Muse, cambiare strumento per cambiare il secolo

A volte basta cambiare strumento per cambiare di secolo. E’ una delle cose che si sottovalutano nella magia di un’esecuzione: il fatto che esistano non solo note e armonie che caratterizzano un’epoca, ma anche timbri espressioni. Il concerto del Trio Grenser, domenica pomeriggio all’accademia delle Muse, ha sviluppato questo concetto andando ben al di là della musica. Il gruppo formato da Anna Lycia Gialdi, Massimiliano Limonetti e Deborah Vallino si presenta sulla scena dell’Accademia delle Muse attorniato da una collezione di fagotti, clarinetti, corni di bassetto e chalumeaux per l’inaugurazione della stagione concertistica di questa associazione che dà inizio a un cartellone densissimo (per scoprirlo www.accademialemuse.com). Già intonare note barocche tra trompe d’oil volute e panoplie d’armi manda in sollucchero, ma loro cominciano davvero un viaggio nella storia dei fiati e in particolare di quel proteiforme strumento ad ancia battente che diventerà il clarinetto. Si comincia dal ‘600 con una serie di delicatissime arie per due clarinetti che risuonano nel vecchio salone da ballo come le trombe di un’opera di Monteverdi, si va un po’ avanti con Telemann, il cui carillon per due strumenti dà l’impressione di essere dentro una scatola sonora. E poi cinque minuti per cambiare strumento e arrivare alla straordinaria accoppiata Mozart e il suo fido clarinettista (e fratello di loggia) Stadler, con cui lo strumento ottiene la sua consacrazione nell’orchestra moderna. Certo a vedere le acrobazie che le dita devono fare per eseguire tutte le note con una manciata di chiavi ci si rende conto che da qui al clarinetto attuale ce ne passa. Per completezza ci sarebbe voluto un terzo tempo con strumenti moderni per un confronto sonoro di 3 secoli, ma anche così e grazie ad aneddoti e spiegazioni che inframezzano il concerto, l’impressione è di aver fatto un piacevole viaggio nel tempo. Infine una riflessione: esiste una generazione di ragazzi cresciuti nell’era della musica digitale, che non solo si ricompra il vinile, ma che è lì a limare ance e a costruirsi la propria arpa celtica, postando i risultati su Facebook. Non solo ci siamo resi conto non solo che la scheda audio del nostro PC non è in grado di riprodurre tutte le variabili di un suono, ma che per ascoltare non servono solo le orecchie.

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Silvia Sassone

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