Un incontro ai Licei per la Giornata del ricordo delle vittime delle foibe
In occasione della "Giornata del ricordo per le vittime delle Foibe", continuando una tradizione introdotta all’Istituto Balbo dal preside Abbate ben prima della normativa di legge emanata solo qualche anno fa, si è svolta un’importante conferenza organizzata dal prof. Mauro Bonelli che aveva come ospite e testimone lo scrittore e giornalista Piero Tarticchio. Alla presenza di un folto numero di studenti e insegnanti, sia al plesso Lanza che al Balbo, Bonelli ha tenuto una lezione di storia contestualizzando il fenomeno nei drammatici anni che vanno dalla fine della prima guerra mondiale al fascismo, fino alla tragedia della seconda guerra mondiale e durante il secondo dopoguerra. Accanto ai crimini comunisti, sono emerse contestualmente le forti responsabilità della politica fascista impegnata in una campagna di "italianizzazione" forzata con lo scopo di cancellare ogni traccia della cultura slava arrivando, in una seconda fase, alla vera e propria eliminazione fisica dei dissidenti e alla costruzione di veri e propri campi di concentramento dove 110.000 jugoslavi furono internati: Arbe, Gonars, Renicci, Chiesanuova, Monigo, sono toponimi che forse non dicono nulla alla maggior parte di noi ma che hanno significato la morte di parecchie migliaia di civili slavi, fra cui donne e bambini. Dopo l'8 settembre, i partigiani del maresciallo Tito cominciarono una lotta dura e feroce contro i fascisti e i nazisti, la quale coinvolse in maniera determinante anche la popolazione civile italiana. Il massacro continuò anche dopo la guerra: nessuno sa con precisione quante siano state le vittime delle foibe perché fu impossibile tenere quella tragica contabilità; si stima che gli "infoibati" sarebbero stati circa diciassettemila. Pagina altrettanto drammatica della storia del dopoguerra di quelle zone di confine fu poi l’esodo di migliaia e migliaia di famiglie, che, come hanno ricordato sia Tarticchio che Claudio Debetto, furono costrette a “farsi esuli” non solo per le espulsioni forzate del governo titino, ma spesso soprattutto per la paura e il terrore che il continuare a vivere in quelle zone di antica appartenenza rappresentava.
Piero Tarticchio, autore del libro Nascinguerra, in cui si serve della tecnica del romanzo storico per trasmettere la sua autentica testimonianza, ha narrato la sua storia familiare, al centro della quale sta la cattura di suo padre e la successiva sparizione nel nulla, in una di quelle numerose e tragiche "voragini" carsiche, note come foibe, stigmatizzando, poi, la cortina del silenzio che per molti anni s'è abbattuta sul tragico fenomeno, citando un'emblematica frase di Albert Camus: "La profonda sofferenza di tutti i prigionieri e di tutti gli esuli è vivere con una memoria che non serve a nulla". Ha invece destato qualche perplessità il suo voler accomunare, in più punti, nel suo primo intervento all’Istituto Lanza, la tragedia delle vittime delle foibe con quella delle vittime della Shoah, paragone che alcuni docenti della nostra scuola, nota per la sua tradizione di profonda attenzione alla tragedia ebraica, non hanno condiviso. Tarticchio ha donato i suoi libri alla biblioteca scolastica, auspicando che i giovani li leggano per non dimenticare.