Articolo »

Viaggio d'autore

A... Frassinello, sull'altare di S. Bernardo la Madonna d'la Grissia

Fin dalla metà del Cinquecento sorgeva poco distante dall’abitato di Frassinello una chiesetta campestre (già pericolante e di cui si sono perse le tracce) dedicata a San Bernardo da Chiaravalle (1090-1153), come si legge nell’ordine perentorio contenuto nella visita apostolica fatta da mons. Gerolamo Ragazzoni nel 1577: «la communità facci ristorar la capella di s.to Bernardo et si tenghi chiusa».
Il piccolo edificio che visitiamo sotto il sole cocente di martedì con la guida storica di Mario Cravino, oggi raggiungibile da una stretta strada sterrata, venne costruito a metà del Seicento all’incontro di due arterie di grande comunicazione: quella verso la Valle Ghenza e il mulino feudale sul torrente Ponara e quella verso Olivola. Il progetto è attribuito al canonico della Collegiata casalese di Santa Maria di Piazza e dilettante di architettura Sebastiano Guala, noto per la costruzione a Casale (dove è scomparso quasi settantenne nel 1672) delle chiese di Santo Stefano, San Giuseppe, San Filippo, Santa Maria sopra le mura, Pozzo Sant’Evasio e San Giovannino. A Frassinello, dove era nato nei primi anni del Seicento, ha risistemato il volume ottagonale di coronamento della parrocchiale dell’Assunta (nell’archivio si conservano atti con la sua firma), le cui mensole in cotto presentano analogie con il delizioso tempietto in cui - lo ricorda Domenico Prola - «il cotto è portato alla sua più alta espressività».
La visita pastorale di mons. Pietro Secondo Radicati (1723) ne denuncia il pessimo stato di conservazione con muri sbrecciati e infiltrazioni dal tetto, poi restaurata durante visita fatta «sul far della sera andando a spasso» dal vescovo Pietro Gerolamo Caravadossi (1730) che ne ricorda il patronato spettante alla comunità. Intorno all’oratorio di pianta esagonale è stato costruito un piccolo anfiteatro a tre gradoni che abbraccia l’edificio oggetto nel 1993 del restauro (arch. Giovanna Alfonsi), poi interrotto, che ha lasciato il piccolo gioiello barocco in stato di abbandono per molti anni.
Finalmente un lavoro di pulizia e di messa in sicurezza, grazie al sindaco Marco Andreone (scomparso alcuni mesi fa) e ai volontari del Comitato di San Spiridione, l’ha reso agibile per la celebrazione della messa di riapertura il 15 ottobre dello scorso anno.
E -anticipiamo- sarà officiata martedì 20 agosto in occasione nella festività del Santo.
La facciata principale della chiesa campestre, aperta in poche occasioni, è perciò meno ricca di quelle secondarie orientate sulle due strade e dotate di ripari per una breve tappa del viandante in preghiera e di finestrelle ad altezza d’uomo per «guardare dentro».
All’interno sono emersi alcuni graffiti, di cui il più antico porta la data del 23 luglio 1706. Sull’altare una decorazione murale raffigura San Bernardo inginocchiato davanti alla Madonna che stringe con la mano destra il Bambino e con la sinistra avvicina al petto una pagnotta (la Madonna d’la grissia?). Un tempo, come si legge nella visita pastorale di mons. Francesco Alciati vi si recavano «le Donne allattanti, le quali o prive di latte, o offese nelle mammelle si raccomandano al d.o Santo in quest’Oratorio per ottenere la grazia» con la promessa di offrire in cambio il pane per i poveri. Era officiata saltuariamente dal romito della vicina chiesa della Madonna delle Grazie dove le partorienti si inginocchiavano in preghiera davanti all’altare di Santa Liberata.

Un angolo magico quasi fuori dal tempo; dal dossier Cravino spunta anche un piccolo rettangolo di carta, un ex libris raffigurante la chiesa disegnato a suo tempo da Laura Rossi per il sindaco Maria Pia Biancoli (era il suo luogo del cuore).