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Coronavirus

La Fase 2 per la scuola? I tempi si allungano

Tra i dirigenti casalesi si sta valutando l'ipotesi di introdurre la figura professionale dell’Infermiera Pediatrica nelle Scuole dell’Infanzia e Primaria

Mentre l’Italia, dal 4 maggio prossimo entrerà, seppur gradualmente e confidando nel senso di responsabilità di tutti i cittadini, nella tanto attesa Fase 2, per le scuole i tempi sono diversi e la pausa si allunga.  Le lezioni in presenza, riprenderanno a settembre per tutti gli ordini e gradi. Gli esami di maturità, invece, restano ipotizzati in presenza il 17 giugno prossimo, ma sulle modalità ancora non ci sono indicazioni precisi e neppure molta chiarezza.

Come è immaginabile pensare, per gli studenti delle Scuole Secondarie, anche un modello ibrido, con gruppi che si alternano in presenza ad altri che seguiranno da casa con le lezioni a distanza, a partire dal nuovo anno scolastico si potrebbe organizzare: ci sono tempo e risorse dedicate per farlo. Occorrerebbero, tuttavia, una città smart, un potenziamento della rete e un territorio collegato, con trasporti efficienti in termini sanificazione e capienza, rapportata al contenimento dal rischio di contagio. L’aspetto dei trasporti resta indubbiamente fondamentale, anche in vista dell’orientamento scolastico, se si considera che il 20% circa degli studenti che afferiscono alle scuole cittadine, arrivano da fuori Casale e comprensorio. Nel frattempo, Istituti Scolastici e istituzioni dovranno definire modalità e misure per organizzare al meglio la ripresa del nuovo anno.

Altro discorso riguarda gli studenti delle scuole Primarie e i bambini della Scuola dell’Infanzia, la cui situazione è ben diversa. Intanto, i bambini più piccoli abbisognano maggiormente di uscire dall’isolamento, ovvero di ritrovare i consueti contatti sia con i compagni di scuola sia con le insegnanti. La Didattica a Distanza, per loro non sarebbe sufficiente per compensare il fondamentale ruolo della scuola in presenza (lo confermano molti genitori e lo precisano anche numerosi insegnanti). Inoltre, l’ormai prossima ripresa al lavoro dei genitori risulterebbe incompatibile con il perdurare della chiusura scolastica e, parimenti, dell’impossibilità di restare con i nonni per ragioni di prudenza al possibile rischio di contagio. Che fare? Nel frattempo quali soluzioni? E i Centri Estivi potranno organizzarsi? Certamente occorreranno misure precise e puntuali, come maggiore suddivisione dei gruppi, lavaggio ripetuto delle mani, misurazione della temperatura e lo sfruttamento di spazi aperti. L’attività ludica estiva favorirebbe l’interiorizzazione delle regole in vista di un comportamento che, probabilmente, dovrà entrare nelle abitudini anche con la ripresa delle lezioni. Tra le proposte ipotizzate da alcune famiglie, rispetto alle scuole che non dispongono di spazi aperti e/o aperti con copertura in caso di pioggia, ci sarebbe anche il suggerimento di possibili tensostrutture collegate agli edifici scolastici, piuttosto che lo sfruttamento di parchi, giardini e/o spazi pubblici facilmente controllabili.

Intanto, un’idea utile alla ripresa delle lezioni, oltre che per le attività dei Centri Estivi, arriva da una monferrina, ex studentessa del Liceo Balbo di Casale Monferrato e da 4 anni infermiera pediatrica all’ospedale Saint Mary di Londra. Come accade in numerosi Paesi nordici, l’idea condivisa in un pour parler con un Dirigente Scolastico di Casale Monferrato, sarebbe di considerare, anche in Italia, la figura professionale dell’Infermiera Pediatrica nelle Scuole dell’Infanzia e Primaria. La loro funzione, di norma, è di supporto agli insegnanti nella gestione dei piccoli studenti con patologie croniche (diabetici e asmatici, per esempio). In questo caso, potrebbe essere particolarmente utile nella gestione del distanziamento sociale, nell’educazione sanitaria in collaborazione con lo psicologo e per il monitoraggio dei sintomi, oltre che nella misurazione della temperatura dei bambini, sia all’ingresso a scuola sia durante la giornata.