Gianni Abbate e Ulisse: l'ex preside torna fra gli studenti per una splendida chiacchierata
di Adriana Canepa
L’aula magna dell’Istituto Balbo accoglie calorosamente l’ex Preside Gianni Abbate. Centotrenta alunni assistono ad una splendida “chiacchierata”, come lui ama chiamare questo incontro, dal titolo “Odisseo/Ulisse in Omero e in Dante: le Sirene e la tentazione di conoscere il proibito, verso la rovina”.
Il dirigente scolastico Riccardo Calvo saluta con gratitudine l’ospite, ricordandone lo spessore culturale e ripercorrendo la lunga carriera come insegnante capace di affascinare gli alunni e di introdurli nel processo di ricerca comune e come Preside, attento alle sollecitazioni della realtà in continua evoluzione. Ricorda inoltre ai ragazzi come sia importante guardare alle nostre radici, alla cultura classica, per non perdere la possibilità di affrontare il nuovo millennio e le nuove sfide.
Gianni Abbate introduce la figura di Ulisse, quella in cui la civiltà occidentale più si rispecchia e si è rispecchiata: l’eroe πολυτροπος desideroso di conoscere, abile parlatore, attaccato pervicacemente alla sua terra, all’adorata Penelope..
Ulisse è nato grazie ad Omero: l’uomo fatto per la conoscenza, per andare a fondo del proprio desiderio umano viene riconsegnato ai ragazzi attraverso un viaggio nell’Odissea: il prof. Abbate parte dal canto VI, quando Ulisse, prigioniero di Calipso, piange perché pensa continuamente a ciò che lo costituisce, le sue radici, la sua patria, la sua donna, e sceglie di rinunciare all’immortalità perché vuole la vita, vuole l’intensità. E poi tocca il canto 11, quando Ulisse scende agli Inferi, e il canto IX, quando astutamente vince il selvaggio Polifemo. Per poi arrivare al canto XII, dove Ulisse resiste al canto delle Sirene, perché sarebbe un’esperienza di conoscenza inutile, che lo avrebbe portato alla morte.
Le parole volano poi dalle Argonautiche di Apollonio Rodio, alle Argonautiche Orfiche, da Cicerone (De finibus bonorum et malorum) a Orazio (Epistulae) per arrivare direttamente a Dante.
Dante nel XXVI canto dell’Inferno presenta Ulisse nella bolgia dei fraudolenti; rivolta ai compagni un’”orazion picciola”, con cui li esorta a “seguir virtute e canoscenza” perché “fatti non foste a viver come bruti”, Ulisse si lancia con cuore indomito verso le Colonne d’Eracle, ma la piccola imbarcazione viene inghiottita dal mare: la conoscenza del vero è impossibile senza la Grazia, senza l’incontro con la fede cristiana.
Paul Celan, Primo Levi, Joyce, Goethe: il flusso di richiami, di riferimenti che Gianni Abbate fa è vivo e intenso.
Abbiamo davanti a noi un Ulisse vero, un uomo che ha impegnato il suo desiderio di conoscere nella realtà, fino in fondo, comunicando questa passione umana agli alunni, ai docenti, a chi lo incontra ancora oggi.
Che ciascuno di noi sia almeno un po’ Ulisse, un uomo vero che viva l’avventura della conoscenza a scuola e nella vita di tutti i giorni, per diventare più grande e più capace di affrontare la realtà in un orizzonte di significato.