Nel numero sempre crescente di volumi sulla Shoah, non sempre gli storici di professione riescono a mettersi in rapporto con l’oggetto studiato e far rivivere quel passato indicibile. Per questo il compito di comprendere e spiegare l’Olocausto è spesso affidato a lettere e diari di ebrei, a volumi fotografici e romanzi, che costituiscono fonti utili a non obnubilare l’Olocausto, a non pensarlo come un avvenimento metafisico che va al di là dell’umana comprensione. Segnaliamo il diario dal lager della giovane Helga Deen, "Non dimenticarmi", Rizzoli, pagg. 190, € 17; il volume di Ann Kirschner 'Il dono di Sara. Lettere dall’Olocausto," Il Maestrale, pagg. 380, € 16; la vasta collazione di lettere a cura di Zwi Bacharach, Le mie ultime parole, Laterza, pagg. 316, € 16. Infine, Einaudi propone di Marcello Pezzetti (uno dei maggiori esperti internazionali dell’Olocausto), "Il libro della Shoah italiana. I racconti di chi è sopravvissuto", pagg. 492, € 42, una documentazione utile per attribuire precise responsabilità storiche e rendere giustizia alle vittime.
Ando Gilardi, alessandrino (è nato ad Arquata e vive a Ponzone, ndr), è l’autore del saggio Ando Gilardi, che vive in provincia di Alesandria, è l’autore del saggio "Lo specchio della memoria. Fotografia spontanea dalla Shoah a YouTube", a cura di Patrizia Piccini, Bruno Mondadori, pagg. 138, € 17. Gilardi osserva come il racconto della Shoah attraverso la fotografia sia stato fondamentale per capire la tragedia del popolo ebraico: a Varsavia, dove si sterminarono mezzo milione di ebrei, accadde che alcune vittime raccolsero, già dal 1939, quella che Gilardi chiama «la fotografia tedesca e autofotografia spontanea». Emanuel Ringelblum, il creatore dell’archivio Oneg Shabbat (Delizia del sabato) salvò tale materiale nascondendolo in una ventina di bidoni del latte, ritrovati alla fine della guerra.
Utile per una comprensione dell’Olocausto è il romanzo Il bambino senza nome di Mark Kurzem, Piemme, pagg. 446, € 19. L’autore possiede la capacità di concentrare la propria attenzione su un dato oggetto – una storia e il suo segreto all’interno dell’Olocausto – e di vederci qualcosa che gli altri non vedono. Kurzem è sorretto non solo dal talento ma anche dalla chiarezza espositiva e da un raro e vero sentimento d’amore, o d’odio, per ciò che descrive. In questo modo la storia vera di un bambino ebreo, salvato dal nemico e diventato per bizzarria del destino la mascotte degli sterminatori nazisti, si trasforma in arte.
Gilardi sarà tra i prossimi confrenzieri a "Undicimila verbi" a Moleto