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Sabato 17 ottobre a Milano
“Le vie del gusto” al Cook Fest del Corriere della Sera
Il progetto/percorso della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria.
“Le vie del gusto” alessandrine sono approdate, sabato 17 ottobre, al Cook Fest del Corriere della Sera di Milano, nella prestigiosa cornice de le Cavallerizze del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci”. Una bella e importante vetrina, per rilanciare le eccellenze enogastronomiche, culturali e turistiche del Monferrato e del Derthona-Gavi, attraverso il progetto/percorso della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria.
“Un territorio ricco, ben amalgamato da borghi e castelli antichi, paesaggi incantevoli e produzioni di pregio, che ha saputo resistere alla crescente cementificazione” ha apprezzato il presidente della Fondazione Cral Paolo Arrobbio. “Un territorio che oggi intendiamo rivitalizzare partendo proprio da Milano, capitale economico-finanziaria d’Italia ad un’ora dall’alessandrino. Da qui, rilanciamo l’alessandrino con le sue valenze e la sua qualità/sostenibilità della vita”.
Dal paesaggio al tempo lento, dalla bontà dei vini e della ristorazione, fino ai tartufi, la carrellata di intervistati ha prodotto accenti d’orgoglio d’appartenenza ad un territorio naturalmente eletto ad assurgere all’onore degli altari.
Così, Walter Massa, vigneron e presidente della Strada Vie del Gusto Derthona-Gavi ha parlato del valore delle origini, quelle disegnate dagli antenati che, nel rispetto degli elementi dei diversi ambienti, hanno saputo conferire identità e bellezza ai singoli territori, a partire dai vini, quindi, dalla selezione dei vigneti che, in ogni specifico areale, trovassero la loro migliore espressione. “Oggi, nel raggio di 70/80 km si parlano cinque diverse lingue (enoiche): Timorasso/Derthona, Cortese/Gavi, Dolcetto/Ovada, Moscato-Brachetto/acquese e Grignolino/casalese, con la Barbera che unisce tutti” ha osservato Massa. “Vendemmie settimine come la 2026 stanno vincendo, proprio, grazie a questa speciale selezione naturale dei vitigni, che ben si sono integrati sui diversi areali di produzione”.
“Il Monferrato è un territorio a misura d’uomo” ha proseguito l’enologo Donato Lanati. “Percorrendo le sue strade, curva dopo curva, si presenta un’emozione nuova. Ci si trova difronte ad un mosaico di paesaggi, che cattura la mente e sazia i sensi, anche, attraverso la musica del silenzio, che è armonia. L’anima sono i borghi, i monumenti/arte (Pelizza da Volpedo, Carrà, Morbelli e Bistolfi), le chiese e la qualità della vita. Chi visita il Monferrato ha voglia di tornare e, talvolta, di vivere. E’ importante far percepire il senso del privilegio a chi ci visita, scegliendo l’eccellenza che questo territorio sa esprimere. Il Monferrato è fare e saper fare. Ora, però, è giunto il momento di far sapere”.
Del tartufo, perla delle terre alessandrine, ne ha parlato il ristoratore Franco Novelli: “solo vivendolo un territorio lo si può gustare e apprezzare”. Poi, un inciso sulla bontà del tartufo locale che, seppur ancora poco collegato all’area geografica di maturazione e crescita, alimenta le migliori tavole e fiere internazionali. Giudizio, espresso e confermato dall’apprezzamento del crescente flusso di gourmet nella ristorazione alessandrina, espressione di un territorio di cose buone e genuine da gustare in un’area tranquilla, vivibile a antropizzata nella misura giusta.
“Il Monferrato sta crescendo anche grazie alla Lombardia (un turista su 4 è lombardo) e chi viene da noi, grazie all’atmosfera, al vino e al cibo, va via contento” ha concluso Jari Calderone del Consorzio Gran Monferrato. “Nel 2025 l’alessandrino ha accolto quasi 400mila turisti (di cui 57mila lombardi), con una permanenza di 846mila notti. L’attività più apprezzata è la visita in cantina: 97 punti. Ancora per molti, il monferrato è una promettente sorpresa (solo 1 su 5 ci conosce)”.
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