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La scomparsa di Adriana Zarri, teologa, spirito libero

Poche settimane fa, si è spenta nella cascina piemontese dove viveva con i suoi animali, il suo orto ed i suoi amati fiori, Adriana Zarri, teologa, spirito libero e solitario. Impegnata sul piano culturale ed ecclesiale, sino all'ultimo ha continuato a scrivere per le rubriche che da anni teneva su alcuni quotidiani. Autrice di romanzi, saggi, un volume di poesie e vari testi di impegno civile, la Zarri è nota anche per gli interventi (spesso polemici) a trasmissioni radiofoniche e televisive e la partecipazione a numerose battaglie civili, non violente e pacifiche. Il suo atteggiamento esigente e critico, il severo piglio da teologa e l'autorità che sapeva esercitare l'avevano portata ad avere un ruolo attivo nelle battaglie su temi sociali nonchè a ricoprire un'autorevole presenza in vari dibattiti e convegni. I suoi scritti, tutti incentrati su temi teologici o di ricerca spirituale, vanno dalle riflessioni sul postconcilio alle meditazioni sulla povertà, dalle considerazioni teologiche su alcune tematiche cristiane alla difesa della legge sull'aborto. Nata a San Lazzero di Savena (Bo) il 26 aprile 1919, Adriana Zarri ha sempre voluto vivere in campagna, in forma eremitica, coltivando la terra, allevando animali e dedicandosi alla contemplazione ed alla preghiera. Una donna speciale che nella sua lunga ed energica vita ha saputo unire il lavoro di scrittrice e giornalista con lo studio teologico così come il duro lavoro manuale al naturale talento per la cura e l'armonia dei luoghi dove viveva. In queste abitazioni, spesso umili e scomode, la sua sensibilità ed il suo innato gusto (doti coltivate nella più grande semplicità) riuscivano a far rivivere vecchie e fatiscenti case e cascine, coniugando tutto ciò con la difficile scelta della povertà. Il suo bisogno di solitudine e raccoglimento la portavano a voler essere "un monaco" dedito alla meditazione ed alla preghiera. La sua scelta eremitica, che non voleva essere fuga dal mondo o arido isolamento, le aveva fatto scegliere di stabilirsi in una vecchia cascina abbandonata da cui raccontava le stagioni così simili, nell'avvicendarsi, a quelle della vita dell'uomo. Il resoconto della vita monastica di questa donna intellettuale, membro autorevole della Società teologica italiana, si può condividere attraverso le pagine del libro "Erba della mia erba" (Cittadella Ed. Assisi 1981) dove la Zarri racconta della sua quotidianità alla Cascina Molinasso attraverso il resoconto delle sue giornate dedicate allo studio, alla riflessione, alla preghiera ed al lavoro della terra. Dopo aver lei stessa provveduto alla sistemazione degli interni della malandata casa colonica ed alla pulitura di vecchi mobili di recupero, spesso ricevuti in dono dagli amici, la Zarri narra degli incontri e delle attività lungo l'anno nel vecchio, umido, cascinale di campagna senza riscaldamento nè luce. Un capitolo del libro è dedicato alle stufe per riscaldare la grande casa. Ecco come le descrive: "Ho molte stufe; e le più belle sono regalate. Quella canavesana in ghisa, dalle eleganti zampe di leone, l'ho collocata al centro di una stanza, sopra a un fondo di torchio, con le panchette attorno. Un'altra, in terracotta di Castellamonte, l'ho messa in evidenza nello studio. Una terza, di maiolica decorata, orna la grande cucina. Ma forse la più bella me l'ha portata giù dal Monferrato don Gino. E' un pezzo di architettura, dalle forme arcaiche e dalla bocca antropoide, tutta scolpita a mano nella pietra. E' l'antichissima stufa monferrina, che ora si va perdendo, e che io ho sistemata in cappella". Un luogo particolare dell'eremo è infatti la piccola cappella che la Zarri ha scelto per celebrare i riti della sua fede. Pur nell'austera semplicità dell'ambiente, grazie alla presenza di simboli legati alla religione cristiana, tutto invita al raccoglimento. "La cappella - continua la Zarri - che ho ricavata dall'antica cantina, se piove a lungo, si allaga. In compenso è bellissima: a volte di nudo mattone e con un pozzo in angolo, che è diventato il fonte (e un giorno fu battezzato un bimbo, prendendo l'acqua dal seno della terra). Accanto ho posto il cero, su un candelabro in ferro battuto, dono di un prete operaio. Nell'angolo di fronte c'è la splendida stufa in pietra viva monferrina. La mensa dell'altare è posta su un'antica bigoncia che, in antico, serviva per vendemmiare e pigiar l'uva". Il ritmo lento ma profondo della vita. dove ogni cosa ha significato. "Quel rapporto - come la Zarri stessa sosteneva - con le bestie e con il mondo che è di importanza basilare per la maturità della persona e per la sua capacità contemplativa". Ed è questa sua voglia di vivere, unita alla capacità di farlo nel pieno rispetto dei valori essenziali, che oggi ci fa serbare memoria di Adriana Zarri e custodire, come lascito, la sua profonda saggezza. Annalisa Cerruti Prosio

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