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Allarme della scienziata Paola Rivaro, oceanografa ospite del CSCM alla San Giuseppe

Emergenza clima: "Non c'è più tempo"

Acidificazione e riscaldamento degli oceani: la "pozione" che rischia di portare alla morte del pianeta

 

«Non c’è più tempo». Lo ha ribadito Paola Rivaro, oceanografa, professore associato di chimica all’Università di Genova, da 25 anni impegnata a studiare i mutamenti climatici in campagne scientifiche che indagano cosa avviene in Antartide, domenica ospite del Circolo Subacqueo Casale Monferrato alla Fiera di San Giuseppe.

«Lo ha detto Luca Mercalli, lo ha detto Greta che con la sua caparbietà e la sua voce fresca ha smosso più di quanto siamo riusciti a fare noi scienziati, che da anni diciamo che la situazione è critica. Non so poi se i politici la ascolteranno ma è così, lo confermo...».

Non c’è più tempo significa che entro un decennio o poco più la terra potrebbe arrivare al «punto di non ritorno», a un mutamento tanto profondo da innescare meccanismi irreversibili.

Greta lo ha capito, i ragazzi di tutto il mondo lo hanno capito, ma chi sta nella «stanza dei bottoni» se ne frega.

Il problema è sempre il solito: i soldi, le grandi lobby economiche che fanno affari con un patrimonio di tutti, l’ambiente, e che si giocano ai dadi il futuro del pianeta. 

Ambiente e salute, perché non bisogna mai dimenticare che il binomio è inscindibile.

La lettura della Rivaro è scientifica, propria  di chi lavora per trovare riscontri oggettivi, per leggere i mutamenti del clima e capire cosa succede e perché.

Il cosa sta succedendo - si sa - è il riscaldamento globale. Negli ultimi 150 anni, dalla Rivoluzione Industriale in poi, la Terra si è riscaldata come non era mai successo. 

Due le principali implicazioni indicate dalla scienziata: la (anche questa nota) acidificazione degli oceani legata all’assorbimento di eccessive quantità di CO2 (con morìa di coralli, per esempio, un ecosistema complesso che rappresenta un vera e propria culla della vita del pianeta) e la fusione dei ghiacci che porta a un ulteriore incremento delle temperature.

Con la fusione dei ghiacci le acque dolci, meno pesanti, sprofondano meno, tendono a galleggiare (anche a causa del riscaldamento). 

Questo ha come ulteriore effetto un minore assorbimento di CO2, perché l’inabissamento è più breve - ha spiegato la studiosa.

E poi la questione del «bilancio termico» il ruolo fondamentale di distribuzione del calore che le correnti oceaniche esercitano tra i continenti e che è alla base stessa della vita sulla terra, che altrimenti avrebbe zone torride  (equatoriali) e zone gelide (poli) per il diverso irraggiamento solare. La circolazione delle acque che migrano dalle zone calde a quelle fredde ridistribuendo il calore rende la Terra ospitale e vivibile.

E tra gli effetti del riscaldamento  c’è - purtroppo - anche un rallentamento delle correnti che impiegano circa il doppio del tempo a percorrere la stessa distanza rispetto al passato. 

Cosa che significa che il meccanismo di distribuzione del calore è meno efficiente.

A seguire Claudio Incerto, vicepresidente del Circolo Subacqueo Casale Monferrato ha parlato del problema (gravissimo pure quello), della plastica e dello smaltimento di rifiuti negli oceani. Plastica che diventa sempre più minuta, che assorbe e concentra con perversa efficienza, secondo gli studi, gli inquinanti presenti nelle acque, che entra nei tessuti dei pesci... che finisce nel piatto di tutti.

Incerto ha mostrato il lato sconosciuto di quelli che sono nel nostro immaginario «mete da sogno» delle nostre vacanze: le Maldive, le Filippine, per esempio. L’enorme afflusso di turisti produce una quantità di rifiuti impressionante, che finiscono direttamente in mare o che vengono bruciati a cielo aperto producendo un gravissimo inquinamento.

Insomma è solo un esempio ma serve a fare capire il problema (e siamo al perché tutto questo sta succendo) una intera economia, diffusa, capillare che funziona senza valutare né curarsi degli effetti che produce. 

Una realtà che stride con quella (secondo natura) seguita alla base scientifica in Antartide dove vengono svolte le indagini scientifiche a cui partecipa la Rivaro e dove il sistema di depurazione garantisce che le acque reflue della base stessa ricevano una bonifica assoluta prima di essere reimmesse nelle acque antartiche, per evitare ogni forma di contaminazione. Anche se la plastica, in Antartide, è già arrivata...

Un sistema e un modo di vivere complessivamente sbagliato, in conflitto con quel sistema più grande e complesso (e che ci piaccia o no dominante)  che sono i meccanismi di vita del pianeta stesso e che - a quanto dicono tutti gli studi - non ha più tempo da offrirci per i nostri capricci, i nostri errori, la nostra... stupidità.