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Il delirio narcisistico di... “Io” Rezza, uno spettacolo “drammatico”, in cui si ride sempre a crepapelle

Chi conosce Rezza non si stupisce di niente e sa che tutto è possibile quando si trasforma in quell’essere surreale che solo lui sa essere in palcoscenico: marionetta, giullare, mezzo matto, deus ex machina di un mondo alla rovescia, carnevalesco che prende magicamente vita appena lui entra in scena. Domenica sera al Teatro Sociale di Valenza la magia si è ripetuta ancora una volta e la sua innata irriverenza nei confronti di tutto e tutti i protagonisti e i meccanismi del teatro - così come viene solitamente inteso - ha trovato una espressione alquanto... hard. “Io” - come promette il titolo - alla fine è un incontenibile tripudio di narcisismo, delirante ed esagerato al punto da diventare paradossale e da suscitare così una consapevolezza autocritica rispetto alla fatale debolezza che ognuno di noi - in fondo - cova verso se stesso, una amorevole indulgenza e un indulgente innamoramento che confonde forse più di qualunque altra cosa... Al punto da farci perdere di vista tutto il resto e tutti gli altri, al punto da farci credere che tutto ci sia concesso, che ogni desiderio e ogni delirio stia semplicemente nel nostro diritto, come esistessimo solo noi e i nostri bisogni e come se tutto ciò che è “Altro” fosse una indegna minaccia di “Io”. Così si può forse leggere il cinismo noir dello spettacolo che colpisce ciò che convenzionalmente sentiamo come massimamente sacrale: la vita, nella sua forma più indifesa e innocente, i bambini, a cui Rezza dedica uno spietato capitolo a la mode de Erode, un odio viscerale, assoluto, totale che si traduce in un auspicio di annientamento e di sterminio non solo della vita ma anche della sua stessa ipotesi. Inquietante a tratti, sì, ma Rezza è nato per stare in scena e tutto quello che fa assume un senso di comico paradosso, persino il semplice stare fermo in palcoscenico a guardare il pubblico con l’aria di uno che sta prendendo per il culo tutti quanti. E il suo pubblico (tra cui davvero tanti casalesi) lo ama incondizionatamente, ridacchia irrestibilmente e gli scusa tutto, anche se in questo spettacolo è proprio il pubblico - altro da “Io” - che diventa “nemico” e vittima. Rezza del resto si permette davvero di tutto, dagli sputi (palline di carta o qualcosa del genere...) sulle prime file di spettatori, alle carezze sui capelli dei malcapitati che hanno accettato imprudentemente o del tutti ignari (chi avesse visto già un altro spettacolo di Rezza difficilmente sarebbe caduto in “tentazione”) l’invito a sedersi più vicini; carrezze elargite a piene mani dopo che poco prima nel corso di una doccia (nudo dietro la tenda ma senz’acqua...) il pazzo Rezza si era pastrugnato ben bene le pudenda in pubblico. “Fratto_X”, andato in scena lo scorso anno al Teatro Municipale di Casale, era parso più convincente e strutturato, e anche più divertente. “Io” è più drammatico, se così si può definire uno spettacolo in cui si ride a crepapelle dall’inizio alla fine. Ma si esce con qualcosa che rode...

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Laura Mellina

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