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Interviene mons. Francesco Mancinelli,
«Crisi Ucraina: serve dialogo congiunto»
Parla il delegato diocesano per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso tra le diverse confessioni
Parrebbe assurdo parlare ancora di guerre tra popolazioni civili nel XXI secolo. Ancor più se innescate dal timore di perdere potere, supremazia e controllo e mosse tra popoli fratelli, storicamente uniti nelle origini e nella cultura, andando a tacitare libertà e diritto di democrazia. Eppure, succede. Succede tra Russia e Ucraina, dove i venti di guerra sono avanzati prepotentemente spazzando via diplomazia, dialogo e fratellanza.
Per scongiurare l’evolversi del peggio, c’è chi lancia un ultimo appello: quello rivolto ai Patriarchi e al Papa, affinché il “potere” della chiesa possa riportare alla ragione il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin. Ne abbiamo parlato con monsignor Francesco Mancinelli, delegato diocesano per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso tra le diverse confessioni, oltre che Rettore del Santuario Mariano di Crea.
Monsignor Mancinelli, com’è possibile che ci siano ancora guerre? Se sta succedendo è perché è possibile. L’animo umano è quello che è. Le guerre, anche quelle tutt’ora in atto nel Medio Oriente e altre parti del mondo, hanno ragioni proprie che soggiacciono alla situazione storico-politica dei popoli. In particolare, la spiritualità e la mentalità del pensiero russo partono dalla storia millenaria del battesimo nelle acque del Dnepr a Kiev, culla del cristianesimo russo. Da allora, la Russia sente di avere un compito messianico verso tutti i popoli. Inoltre, sono nell’anima russa le politiche di espansione sociale e territoriale, nonché la paura di essere circondati e attaccati.
Come smussare convinzioni messianiche e paure? Occorrerebbe avere la pazienza del dialogo e della diplomazia. Putin parte da alcune realtà non negoziabili, puntano molto sulla sicurezza per la paura di invasioni, e l’Europa si presenta sempre con poca forza e coesione. Temo che la politica americana da una parte e quella europea dall’altra contribuiscano a spingere la Russia sempre più verso la Cina. Se guerra ci sarà chi pagherà il prezzo maggiore sarà il popolo ucraino.
Qual è il panorama religioso in Ucraina? È un panorama molto composito. Ci sono tre grandi chiese: due ortodosse, di cui una appartenente al patriarcato di Mosca e una autocefala ucraina, e una chiesa Greco-Cattolica. Quelle ortodosse sono prevalentemente collocate nell’Ucraina centro orientale, mentre nella parte occidentale è presente la chiesa Greco-Cattolica, che è la più grande chiesa orientale cattolica in Europa. Da qualche tempo, inoltre, sono presenti altre confessioni minori quali quelle di tradizione protestante giunte dall’America.
I Patriarchi e Papa Francesco potrebbero avere influenza sulle decisioni di Putin? Possiamo dire che alcuni appelli sono già stati lanciati dai capi delle chiese, a partire da Papa Francesco, che durante l’Udienza Generale ha espresso supplica affinché si cessi la violenza, si caccino le armi e riprenda il dialogo. La stessa linea è stata adottata dal Patriarca Ecumenico Bartolomeo di Costantinopoli, al quale è seguito l’intervento dell’Arcivescovo Maggiore della Chiesa Greco Cattolica Svjatoslav Ševčuk, quest’ultimo nel richiedere la difesa della patria ucraina, senza attaccare. In toni minori, è infine intervenuto il Patriarca di Mosca Kirill il quale, essendo la Chiesa Ortodossa russa molto vicina al governo, si è limitato ad un intervento generico, e senza fare esplicito riferimento alla guerra, ha chiesto che prevalga l’amore sull’odio.
La cosa migliore sarebbe un dialogo congiunto tra i due principali Patriarchi, Papa Francesco e Putin, però, credo sia altamente improbabile: non ci sono buone relazioni tra il patriarcato ecumenico di Costantinopoli e quello di Mosca. A questo punto, anche un contatto telefonico andrebbe bene. Anzi, sarebbe auspicabile. La Santa Sede ha già dei canali diplomatici gestiti dalla Nunziatura in Ucraina e a Mosca.
Quali gli argomenti persuasivi? Penso ad una convergenza di comunione e unità tra le due grandi espressioni ecclesiali, quella Ortodossa e quella Cattolica.
Quali le divergenze? Le divergenze sono l’eredità di una storia che ci ha divisi per oltre 1000 anni anche se, di fatto, dal punto di vista della fede non ce ne sono. Tutte le domeniche celebriamo la stessa Eucarestia e riconosciamo gli stessi Sacramenti.
Come uscirne? Occorre prendere coscienza della comune umanità che si esprime nella diversità delle lingue, delle tradizione e delle etnie.
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