In cinquecento alla marcia di Trino per ribadire il «no» al nucleare
di Maurizio Inguaggiato
Erano almeno cinquecento le persone che sabato 23 aprile in maniera ordinata e pacifica hanno preso parte alla manifestazione anti-nucleare che si è tenuta a Trino. I manifestanti, guidati da una rappresentanza delle associazioni trinesi, tra cui il Comitato Monferrato-Basso Vercellese “Fermiamo il Nucleare, Non Serve all’Italia” – che ha collaborato all’organizzazione del corteo – il Gruppo Senza Sede, il Circolo 25 Aprile del PD, il Gruppo Aido Fratelli d’Italia, Un Sorriso per Chernobyl. Propprio a queste ultime due i promotori trinesi hanno voluto rivolgere un ringraziamento per la partecipazione e soprattutto per il sostegno organizzativo e di propaganda. Tanti altri erano i movimenti ambientalisti provenienti da tutta la regione, Monferrato Pulito, Legambiente di Vercelli e Casale, Sinistra Casalese, il Comitato Cittadini Contro il Nucleare di Saluggia, i Pirati delle Risaie e i ragazzi del centro sociale Mattone Rosso di Vercelli, Legambiente del Vercellese, Pro Natura del Vercellese, i No Tav e il Comitato “La Valle di Susa contro il nucleare” e altri ancora. Sotto lo sguardo delle forze dell’ordine – Polizia di Stato, Carabinieri e Polizia Municipale – i manifestanti da piazza Garibaldi hanno raggiunto a piedi la centrale “Enrico Fermi”, davanti alla quale si sono tenuti i primi interventi della giornata. Il clima era festoso, molti hanno portato insieme i bambini – alcuni dei quali vedendo da vicino l’imponente centrale per la prima volta l’hanno paragonata a quella di Springfield dei Simpson - altri il proprio cane, qualcuno anche un simpatico asinello. “Tutto era iniziato da qui cinquant’anni fa” ha detto Fausto Cognasso invitando tutti i presenti ad osservare un minuto di raccoglimento per tutte le vittime del nucleare e per il pacifista Vittorio Arrigoni. “Proprio come diceva lui, restiamo umani. Fu la fame disperata di lavoro a incoraggiare le amministrazioni a puntare su questa tecnologia, ma visto il grande fallimento, non credo che possa essere questo il nostro futuro. Io personalmente mi sento defraudato del fatto che non potrò andare ad esprimere il mio sì al referendum, anche per dare una risposta all’amministrazione comunale di Trino che ha sempre parlato di un referendum tra i cittadini per pronunciarsi sul ritorno del nucleare. Un’occasione che ci è stata tolta, ma potremo continuare la nostra battaglia sugli altri referendum”. Silvano Raise, di Saluggia, ha puntato l’attenzione sul nucleare del passato. “Non ci fidiamo di quei signori che gestiscono il nucleare in Italia. La costruzione di un impianto di cementificazione delle scorie a Saluggia è un atto gravissimo. Questo deposito sarà l’ultimo che resterà in piedi in attesa dell’individuazione di quello nazionale che ospiterà le scorie riprocessate che rientreranno dalla Francia – continua Raise – una spese di 170 milioni di euro che non è comprensibile. Invito tutti a non abbassare la guardia sul nucleare”. Gianpiero Godio di Legambiente ha sottolineato. “Ora abbiamo la certezza della pericolosità del nucleare, ma non aveva certo bisogno delle criticità di Chernobyl e Fukushima per saperlo. Anch’io credo che lo “scippo” del referendum da parte del Governo sia grave e questo mi crea un senso di ribellione ulteriore: andiamo a votare gli altri referendum come se si trattasse di quello sul nucleare”. Alla fine si è tenuto un happening in piazza Audisio, a base di dolci e bibite, dandosi tutti appuntamento alla prossima manifestazione.