«Torino a cielo alto. Una città in sette tempi. Eventi personaggi figure della letteratura dell’Ottocento»
Lo scrittore Ottigliese Pier Massimo Prosio ha dato alle stampe «Torino a cielo alto. Una città in sette tempi. Eventi personaggi figure della letteratura dell’Ottocento», pubblicato dal Centro Studi Piemontesi.
Il libro è stato presentato alla Sala Principe Eugenio dell’Associazione Immagine del Piemonte. Insieme all’autore, sono intervenuti Giovanni Ramella, critico letterario e saggista, Roberto Coaloa, storico e docente all’Università Statale di Milano, moderati da Vittorio Giovanni Cardinali, presidente dell’Associazione Immagine del Piemonte. Proponiamo una sintesi del nostro collaboratore Roberto Coaloa.
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Il titolo del nuovo libro di Pier Massimo Prosio, «Torino a cielo alto. Una città in sette tempi. Eventi personaggi figure della letteratura dell’Ottocento», è un’opera di rara bellezza per chi ama la civiltà romantica e la magia di Torino. Non è solo, come indica chiaramente il titolo, un omaggio all’opera di Mario Berrini, «Torino a sole alto» (pubblicato dalle edizioni Palatine nel 1950). Il volume, tutto percorso dall’amore dello scrittore per la propria città, non è un’apologia o un mero lavoro celebrativo. È un rigoroso saggio critico della storia culturale di Torino, nella cornice di un’originalissima flânerie nella capitale piemontese.
Il flâneur si cala in una realtà che documenta con cura – in parte trasfigurandola – per offrire una testimonianza del suo percorso e per favorire un processo d’identificazione da parte del lettore.
I nomi delle vie, delle piazze, da quelli più magniloquenti a quelli più sconosciuti, richiamano ora la memoria collettiva, ora vicende personali.
C’è uno straordinario racconto di Nathaniel Hawthorne, «Main Street», in cui l’autore immagina di trasformarsi in un imbonitore che accompagnato da una sua prodigiosa macchina trasferisce su una parete davanti ad alcuni spettatori i vari aspetti che la medesima strada ha assunto nel trascorrere degli anni, dei decenni, dei secoli. Si susseguono sullo schermo personaggi ambienti fatti storici sempre diversi nel fluire del tempo. Così, nel libro di Prosio, l’oggetto è la città, le sue case, piazze e vie, gli uomini che vi hanno trovato dimora. Il paesaggio urbano, nella sua stratificazione storica, consente una simultaneità vertiginosa, perché vede l’individuo costruire pratiche di vita ambientate in scenari d’altri tempi. Più del semplice passante, il flâneur, che in questo caso è un elegante scrittore, riesce a percepire questa seducente forza evocativa della città e a tradurla in narrazione combinando la quotidianità con la storia dei luoghi.
Come Nathaniel Hawthorne, Pier Massimo Prosio ha voluto far passare davanti agli occhi del lettore, staccati come tempi cinematografici, i suoi sguardi (in sette capitoli, dedicati a sette anni) sulla storia di Torino. Una città molto romantica, non solo perché visitata da Stendhal o da Balzac. A Torino ci sono fermenti europei, certo, ma c’è anche il Risorgimento, uno dei movimenti politici più innovativi della storia europea. Prosio coglie la sua città in un polittico a sette pannelli: dall’epoca napoleonica, ai moti del 1821, al 1848, alla capitale “introvabile” di Monsù Travet, al 1911 (che per mille ragioni è un anno, a Torino, pienamente ancorato all’Ottocento).
Pier Massimo Prosio nei suoi libri, come nel recente romanzo «L’amore e l’eresia» dedicato al Risorgimento nel Monferrato, ricorda e rende omaggio la sua discendenza monferrina (la madre è originaria di Casale e lui si divide tra la residenza torinese e il “buen retiro” a Ottiglio). Lo scrittore, appassionato d’arte, ha spesso citato nei suoi studi il pittore Enrico Colombotto Rosso (torinese d’origine ma monferrino d’adozione) e Leonardo Bistolfi. In questo saggio è rievocato Giovanni Camerana (1845-1905), il poeta di Casale, tra i maggiori esponenti della scapigliatura. Prosio accenna alla sua sensibilità poetica, che, oltre ad essere impregnata dai tormenti di Baudelaire e Verlaine, ha una sua vena originalissima, sensuale e decadente. Del «cupo e teatrale poeta casalese», Prosio svela piccoli aneddoti e fa supposizioni sui suoi gusti musicali: Brahms o Wagner? Un quesito interessante, poiché Camerana era amico ed ammiratore di Toscanini, come rivelano due sonetti dedicati al grande direttore. In questo spazio non sveliamo l’arcano, al quale lo scrittore dedica pagine di rara sensibilità e immaginazione. Ci piace però ricordare l’importante capitolo dedicato a Johannes Brahms. Nel 1898, ad un anno dalla morte del musicista di Amburgo, durante l’Esposizione di Torino, fu suonata per la prima volta la Quarta Sinfonia. Da questo evento, Prosio ricava importanti suggestioni: una Torino «musicalmente brahmsiana» proprio per quella speciale malinconia che informa in modo così originale e suadente la musica del compositore tedesco, e che è (la malinconia), secondo la scrittrice torinese Natalia Ginzburg, anche il tratto più caratteristico della città, come leggiamo in un noto passo scritto in morte di Pavese: «La nostra città, del resto è malinconica per sua natura… La natura essenziale della città e la malinconia».
Roberto Coaloa