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  • 02 maggio 2008
  • Casale Monferrato

Al di la' delle provocazioni, serve un progetto

Alcune considerazioni a seguito delle sollecitazioni /provocazioni sulla cultura in città. Penso che il dibattito, anche critico, sia sempre un fatto positivo se non porta a polemiche sterili, e se aiuta a superare il "piangerci addosso" che da un po' di tempo sembra lo sport preferito di noi casalesi ma, soprattutto, se tale dibattito è fatto in modo tale da non dare sempre un'immagine negativa di Casale Monferrato. Infatti io penso che negli ultimi 15-20 anni si siano realizzate (anche e soprattutto in campo culturale) cose valide, pur dovendo affrontare situazioni come due alluvioni e il risanamento da Amianto, che ha spremuto energie e risorse. Questo "positivo" va difeso e rivendicato come merito. Tocca ad altri ovviamente esprimere un giudizio sul periodo in cui ho avuto la fortuna e l'onore di "servire" ricoprendo qualche responsabilità amministrativa in questo settore, ma sulla gestione precedente e successiva (e parlo dei Sindaci, degli Assessori alla Cultura, ma anche dell'intera Giunta) mi sia permesso di ricordare che una progettualità c'è stata e una serie di proposte, di iniziative, di recuperi di contenitori, di approfondimenti storici ha trasformato e fatto crescere la città. Basti citare come esempi: il recupero del Castello che dovrà diventare la cittadella della cultura con la presenza integrata di Biblioteca, Centro Giovani e Centro Multimediale/Sala registrazione insieme ad una serie di funzioni che il Progetto ha già individuato; l'Università, ormai consolidata con la convenzione che vede l'intervento oltre che dell'Associazione delle Imprese (in particolare della Sig. Cerutti) anche dell'Amministrazione Provinciale, presenza scientifica e culturale che non va dimenticata quando si parla dell'offerta culturale alla città; la decisione di restaurare e ricollocare il Portale di Santa Maria di Piazza nel Chiostro piccolo di Santa Croce, che rappresenta un passo ulteriore per la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio del '400 e l'approfondimento di un periodo storico a cui ha contribuito anche la Mostra sul Polittico di Martino Spanzotti e quella prevista "Fare di Casale ciptà"; la predisposizione, all'interno dell'ampliamento e risistemazione espositiva del Museo, di tre sale che sono destinate alla collezione etnografica di Carlo Vidua, insieme alla pubblicazione di due (il primo è già stato pubblicato) volumi delle lettere e dei viaggi del nostro Tocqueville. Mi fermo, ma gli esempi potrebbero continuare ricordando anche il sostegno dato dal Comune per il Festival Internazionale di Cultura Ebraica, per il IX Centenario del Duomo e prima per l'Anno Evasiano, oppure per gli importanti Convegni di Arte e Storia: tutti eventi che non sono e non sono stati fini a sé stessi, ma rientranti in un progetto di rilettura della propria storia per riuscire ad aggiornare il proprio stare insieme e individuare modalità per costruire un futuro non anonimo. Infatti un personaggio importante della cultura piemontese mi diceva che fare Cultura non è solo organizzare eventi, che pure servono, ma è anche saper partire dallo studio del proprio territorio e della propria storia per reinterpretarne il ruolo nel futuro; ecco allora che, nella continuità amministrativa, dobbiamo tutti aiutarci a capire le funzioni future della città e della zona, anche nell'ottica 2011 (150 anni dall'Unità d'Italia) e 2015 (Expo Milano) non per ottenere una qualche manifestazione o un piccolo finanziamento (sempre gradito), ma per inserirsi nelle prospettive che si apriranno nel territorio che un tempo era indicato come "città intrametropolitane" (la fascia del Piemonte orientale e della confinante Lombardia). E il progettare la città futura in senso culturale è anche pensarla nei rapporti tra i cittadini, nella difesa dell'ambiente e dei prodotti, nel continuare a sostenerne la solidarietà. Concludo sottolineando quattro argomenti, di cui dico solo il titolo, ma che andrebbero sviluppati: Cultura non solo d'èlite, ma popolare (tutti devono poterne usufruire, e infatti quanti concerti, quante mostre, quante proposte agli studenti e anche in alcuni quartieri! Il Folklore ha un ruolo importante. I gusti dei giovani devono essere tenuti in considerazione). Poi l'interculturalità, per una politica dell'integrazione che sia non solo "annessione" dell'immigrato: in questi anni si è fatto sia con Agenzia Famiglia che con le mediatrici culturali nelle scuole, ma bisogna continuare e fare di più per una cittadinanza piena. Serve una proposta culturale unitaria dei Comuni di tutto il Monferrato: io aveva iniziato con la creazione di un coordinamento, ma serve andare oltre per offrire un'insieme, una specie di "disegno comune" pur con proposte variegate; Vignaledanza, Maggiociondolo, Idea Valcerrina, il Villaggio del Libro, ecc. dovremmo valorizzarle in un progetto culturale comune che anche a livello pubblicitario richiami il Monferrato e gli assegni un ruolo forte anche da questo punto di vista. Infine la collaborazione e il sostegno della società civile, delle Associazioni: sono importanti perché non può fare e non è giusto che faccia solo il Comune anche per evitare il dirigismo in un settore che è delicato e importante; quindi sostegno, aiuto, ecc. ma, voglio essere franco anche se mi attirerò un mare di critiche, se giustamente, non si vogliono interventi a pioggia e si ritiene necessario il coraggio di approntare un disegno innovativo e di livello poi non si deve dare spazio alle lagnanze di un settore o un gruppo sui giornali; le scarse risorse si dovranno concentrare per dar vita al nuovo percorso e il volontariato culturale dovrà ritagliarsi spazi all'interno di quello senza pretendere o rivendicare.

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Federico Nardi

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