Rispondo, a nome dell’Amministrazione comunale, alle dichiarazioni rilasciate, nel corso della serata di martedì 22 aprile, in Filarmonica, dal prof. Marco Porta in un intermeeting Lions-Soroptimist sul futuro culturale di Casale.
Non è, mia intenzione replicare all’attacco demolitorio dell’amico ed ex-collega con una identica misura retorica. Rifiutiamo, infatti, la logica della prova di forza e desideriamo soltanto difendere la serietà di un grande lavoro comune.
E’ difficile, comunque, stare nella medietà comunicativa ed accettare con serenità una condanna apodittica nei toni e nei contenuti da parte di chi, avendo svolto un’attività politica, ben conosce le difficoltà in cui ci si trova ad agire. Chi amministra Casale non è “nelle stanze dei bottoni” di istituzioni importanti, ma in una piccola realtà alle prese da anni con i tagli al personale della pubblica amministrazione e con le quadrature impossibili dei bilanci!
Ancora di più ci amareggia e ci rattrista leggere dai giornali che il presidente del Lions casalese, avv. Alberto Cattaneo, ha qualificato l’intervento di Porta una “lectio magistralis” , dopo che la Gipsoteca Bistolfi, su cui lo scorso anno proprio l’Ufficio Museo aveva lavorato intensamente con i soci del club casalese per un complesso progetto di valorizzazione della stessa, era stata definita un”cadavere che ospita cadaveri”!
Contiamo, nonostante tutto, su un rapido chiarimento, oltre il buio di certe “infelici” definizioni e formuliamo l’augurio che una vicenda come questa possa, servire per spiegare alla cittadinanza alcune fondamentali questioni . L’auspicio è che “la società civile” esca dal dualismo di chi vede rigidamente il bene soltanto dalla propria parte ed il male nelle istituzioni e nella politica. Perché se ci stanno a cuore figli e nipoti, non credo che possa servire a Casale il furore iconoclasta o la ricerca di “capri espiatori”. I nostri giovani ci chiedono il buon esempio e capacità di discutere e lavorare insieme “senza mai confondere – come dice Calvino ne “Le città invisibili” - la città con il discorso che la descrive”.
Venendo quindi alla realtà che più è stata bersagliata dalla conferenza e massacrata dai titoli dei giornali, e cioè al Museo civico, vorrei dire a Porta che c’è una scelta che è ancora più discutibile di quel tradizionalismo che egli imputa, a torto, al nostro Museo: pensare che i musei civici siano soltanto o soprattutto dei contesti estetici, degli “sfondi” da utilizzare come cornice per grandi artisti contemporanei. Nulla da eccepire sulla necessità di veri spazi per l’arte contemporanea , ma è,invece, indispensabile che i musei civici si impegnino , in primis , nella salvaguardia della storia e per lo sviluppo della memoria di un territorio. La nostra Pinacoteca è, senza enfasi o pregiudizio nei confronti della contemporaneità, la “miniera” della bellezza e della cultura di una terra e serve, prima ancora che per il turismo, per le scuole e per i cittadini che vogliono “salire come nani sulle spalle dei giganti” e capire qualche cosa di più del loro passato artistico e culturale. Perché non c’è futuro senza memoria! Molti – i totalitarismi, le teocrazie, le ideologie – fanno a meno della storia e della memoria e le surrogano con prodotti più commerciali, ma quando un buon lavoro di conservazione storico artistica arriva a disposizione di tutti, tutti possono capire quanto è grande la distanza tra “il rigore“ e i “bla-bla” che vanno di moda, oggi, in tanti settori.
A Porta che sostiene il contrario, dico che il vero problema della nostra, come di altre città di un Italia che investe in cultura solo lo 0,3 del bilancio pubblico, è che mancano le risorse: sia quelle finanziarie, sia quelle umane e professionali per far fronte in pochi anni all’impegno di salvaguardia massacrante che è richiesto. Perché è bene che tutti ricordino che in questa città emergenze come l’amianto o le alluvioni non sono state indolori per i “fondi” della cultura. Perché è bene che rammentiamo tutti un po’ di più che soltanto pochi anni fa il cortile di S. Croce faceva da parcheggio per il cinema; che mezza città era fatiscente o da restaurare e che qualcuno proponeva di abbattere il Teatro municipale e di costruire, perché più moderno!!, un bel grattacielo!
L’albero del Museo civico ha pochi anni e solo un cittadino con una visione astorica ed astratta della città può condividere i giudizi “giacobini” espressi in quella serata. Chi conosce, invece, un po’ di storia di Casale sa che ci sono dei capitoli poco raccontati che pesano come dei macigni sulle scelte dell’oggi e che nessun membro della classe dirigente può scansare le responsabilità del passato. Abbiamo quasi due secoli alle spalle di indifferenza e di industrialismo che hanno troncato le ali alla grande tradizione artistico-culturale di questa città e solo da qualche decennio, grazie al lavoro meritorio di tanti, si è cominciato il recupero dei beni artisti ed architettonici di una grande capitale barocca. Il cuore del problema è sostanzialmente questo: rispetto ad altre città vicine, come Vercelli, o lontane, come le città dell’Emilia e della Toscana, Casale ha un Museo civico ancora incompleto ed assai recente, mentre Vercelli, che certo non è una città più turistica di noi come le città del centro Italia, da un secolo vanta i musei “Borgogna” (pinacoteca) e “Leone” (museo archeologico). Si tratta di due grandi contenitori d’arte nel cuore della città che non ospitano, così come il nostro Museo, al loro interno mostre di artisti contemporanei, ma che hanno “assolto” le amministrazioni comunali dal compito di dedicare i bilanci culturali di intere generazioni ai lotti di un museo ed alle spese di gestione. E così questa città negli ultimi tempi ha potuto investire nel recupero di una prima parte di San Marco come spazio museale per l’arte contemporanea e riscuotere gli apprezzabili successi di questi mesi.
Purtroppo Casale, visto che non ha avuto nella sua storia grandi borghesi e mecenati come Borgogna e Leone, è nella condizione di chi ancora deve , con i soli fondi pubblici, completare il primo percorso. Non avrebbe senso alcun altro tipo di opzione!
E’ possibile, anzi è auspicabile, immaginare che ci siano, oggi, veri amanti del bello che facciano decollare anche qui da noi il percorso dell’arte contemporanea con spazi e strutture di servizi adeguati. Ma le gambe per camminare su questa strada, in questo momento storico, in città, devono essere prima di tutto quelle dei privati.
Come potrebbe un comune, che ha deciso, con estremo coraggio e con una valutazione scientifica assai seria da parte degli organi competenti, di far nascere, al Castello una nuova, straordinaria Biblioteca, cambiare tabella di marcia ? La scelta del Castello paleologo, che sarà un grande spazio aperto a tutte le attività culturali e turistiche ed anche alle nuove culture e linguaggi giovanili, costituisce il vincolo virtuoso delle politiche di questi anni. Non possiamo aprire, per il momento, altre partite! Dobbiamo, almeno, completare il progetto di un primo trasferimento della “Biblioteca ragazzi” e del “Centro giovani” e poi della “Biblioteca civica” per fare spazio, al posto della “Biblioteca ragazzi”, al completamento della Gipsoteca e per esporre, finalmente, la restaurata collezione di cineserie e di reperti etnologici di tutto il mondo proveniente dal “Fondo Vidua”. Trasferita la Biblioteca, comincerà la partita straordinaria, ma assai onerosa del restauro di un intero manufatto architettonico adatto, perché no?, anche alle “contaminazioni” artistiche di cui parla lo scultore casalese.
Ma prima ancora dei locali della ex-biblioteca, sarà possibile, a Casale, disporre, con l’attenzione da parte di una serie di protagonisti (privati, fondazioni, provincia), della realtà di quel Palazzo Vitta che, oggi, ospita il Centro per l’impiego e che nel prossimo futuro, dismesso dall’ Ente Trevisio, potrebbe diventare, davvero, lo spazio più adatto per le grandi mostre di arte contemporanea.
Sugli altri punti trattati, per obbligo di brevità rispondo,invece, solo con alcune suggestioni.
Le preoccupazioni di Porta sul Teatro municipale sono anche le nostre tant’è vero che, quest’anno, abbiamo persuaso il Circuito teatrale piemontese, unico esperimento in Regione, ai biglietti di 5 -7 euro (il costo di Cinelandia) per i giovani sotto i 24 anni, con una significativa inversione di tendenza nella vendita degli abbonamenti. D’accordo con l’assessorato alle politiche giovanili, nonostante le scarse risorse a disposizione, è nostra intenzione fare ancora di più con le “proposte-giovani”.
Il Teatro, però, come il Museo è qualcosa di troppo recente per non richiedere alla cittadinanza di riflettere sulla necessità di una piena valorizzazione e sponsorizzazione del territorio delle tante belle proposte che ogni anno sono già disponibili.
Con onestà intellettuale chi critica, sostenendo che “presto non si potrà più considerare una proposta per la città”, forse dovrebbe cercare di informarsi un po’ di più sulla complessità dei fattori che condizionano le scelte e aiutare nel rilancio.
Sul fronte della cultura e del turismo non è il sottoscritto a doverlo dire, ma credo che, forse, Porta dovrebbe essere più dialogico rispetto a quel che si è fatto, coinvolgendo il volontariato culturale, in questi anni, con il Festival di cultura ebraica, le “Conversazioni” , le mostre sul Negri, le rievocazioni storiche di “Riso e Rose”, i 900 anni del Duomo, i grandi concerti e le proposte in quel Palazzo Sannazzaro della cui fruizione sento l’obbligo di ringraziare la Provincia di Alessandria e la Fondazione CRAL. E’ andato tutto male? E’ davvero così negativo lo sforzo sinergico compiuto da tanti protagonisti della cultura casalese? E il bellissimo restauro del Duomo del vescovo Zaccheo può essere dimenticato o liquidato con una battuta ad effetto? Sull’arredo urbano, ricordo ai lettori che Casale è una realtà che proprio perché ha evitato di diventare “città diffusa” e senza limiti ha perso negli anni scorsi popolazione a vantaggio dei comuni viciniori. La scelta di recuperare il centro storico in modo integrale è stata coraggiosa e non di poco conto. E la struttura omogenea e regolata della grande area industriale, il piano del recupero del Ronzone ,solo per fare un esempio dell’oggi, non appaiono così disistimabili! Confrontando le vicende urbanistiche casalesi con quelle di altre città, Casale appare, non solo come una città “pulita” ,ma una città dove non ci sono gli “scandali estetici” che si trovano in giro. E questo sottolineando che la legislazione italiana non consente di sindacare la qualità dei progetti. Certo, oggi, serve un cambio di passo e l’Amministrazione, con le enormi difficoltà che si parano di fronte a chi deve sviluppare grandi progettualità, ha iniziato un lavoro che si completerà nella prossima legislatura con la promozione e l’elaborazione di un progetto-quadro di riqualificazione di Piazza Castello e degli spazi limitrofi. Tanto c’è da fare, ma tanto si è fatto.
In conclusione, una considerazione relativa all’illuminazione pubblica per far notare a Porta che le critiche costruttive dei cittadini sull’illuminazione dei monumenti, da tempo, sono state ascoltate ed in parte recepite dalla nostra amministrazione. Il Comune tiene conto doverosamente di tutti i suggerimenti che provengono dai suoi cittadini più affezionati e questo, non soltanto per motivi estetici, ma anche per i sopravvenuti motivi ecologico-economici. Lo sforzo, però, che è stato fatto nel settore dell’illuminazione pubblica, così come nella costruzione di rotonde e nel miglioramento della viabilità, è stato così importante ed imponente per il miglioramento della qualità della vita di tutti gli abitanti che un bilancio su questo ambito di interventi non può essere così spietato e manicheo. Oggi riconosciamo la necessità di fare ordine e di coordinare di più, ma non dimentichiamo che altre città sono ancora “al palo” e che le scelte estetiche compiute, per esempio, per la fontana in entrata alla città in Oltreponte, sono gradite alla maggior parte dei cittadini. “Vox populi, vox dei” – dicevano gli antichi-. Non sarà che in questo caso si tratta soltanto di legittime differenze di vedute e che c’è bisogno di tornare tutti , facendo un passo indietro rispetto ai personalismi, a parlare con una forma di pensiero né forte, né debole, ma umile?
Le provocazioni durano, se va bene, un giorno; dopo viene la fatica di costruire. L’invito che faccio ai cittadini che sentono l’urgenza di questi problemi è di realizzare, insieme, una grande realtà associativa e apartitica dove discutere e costruire quel consenso prepolitico che è la condizione necessaria di un’autentica trasformazione culturale della vita della nostra città. Coscienti comunque sempre del fatto- per dirla ancora con Calvino- che non ha senso classificare le città “felici” o “infelici”, ma in un altro modo : “ quelle che continuano attraverso gli anni e le mutazioni a dare la loro forma ai desideri e quelle in cui i desideri o riescono a cancellare la città o ne sono cancellati”
Riccardo Calvo
Assessore per la Cultura