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Anne Conway
Fotoreporter del mondo, abita in Monferrato
Il ruolo della donna, la Brexit e il futuro, i temi trattati
Doveva essere una mostra vera e propria, ma a causa delle restrizioni sanitarie imposte anche al mondo della cultura, Arte e Moda di viale Morozzo San Michele 5 a Casale ha pensato a una esposizione da vetrina, cosicché non ci siano problematiche con accessi e tutti potessero ammirare le foto dagli splendidi colori della protagonista di questa bellissima storia che si lega al nostro Monferrato.
Una dedica alle donne nelle vetrine dello Spazio Creativo, che rendono possibile la visione delle venti immagini di Anne Conway, fotografa professionista da trentacinque anni che oggi abita a Grazzano Badoglio, con il suo cane Balù, che definisce quasi un bambino viziato: Anne è nata e cresciuta a Guildford in Inghilterra dove ha studiato fotografia prima di lanciare la sua carriera da fotoreporter. Ha viaggiato il mondo fotografando e scrivendo per molte testate ed editori, italiani e internazionali, tra cui Airone (con cui ha debuttato in Italia), la BBC, Bell'Italia, Io Donna, Marie Claire, Paris-Match, Reader's Digest, Sunday Times, Traveller, Touring Club, per citarne alcuni. La mostra (che poi mostra non è…) “To Be a Woman” durerà fino a fine marzo.
Quando l’abbiamo contattata è rimasta subito entusiasta all’idea di avere un’intervista “one-to-one” con lei. La vita “italiana” della nostra fotoreporter inizia come quelle fantastiche commedie romantiche dallo stile molto “British”: «Prima abitavo a Parigi e ho incominciato a conoscere e scoprire l’Italia nel 1984. Sognavo Venezia e il fascino dell’acqua alta, ho sempre in mente abitanti e turisti che andavano a prendersi un caffè al bar con gli stivali e i pantaloni rimboccati.
Studiai lo spagnolo, ma non conoscevo una parola della vostra lingua, quando mi recai a Milano, conobbi il primo direttore della rivista mensile “Airone”, Egidio Gavazzi, il quale mi propose un primo servizio a Ustica, dove rimasi per qualche settimana. Dopo la Francia, vissi per tre anni nel capoluogo lombardo dal 1987 al 1990: un susseguirsi di esperienze con “Week-end Viaggi”, “In Viaggio”, “Bell’Italia”, “Bell’Europa” per cui realizzai un servizio sul mare della Provenza, poi “Meridiani” dove conobbi Clelia D’Onofrio, resa poi famosa dal reality da pasticceria “Bake Off Italia”. Poi nel 1990 il trasferimento in Monferrato con l’allora mio marito francese Cristian, conosciuto nel Sahara per un servizio di “Airone”».
Anni ’90, Italia, una famiglia che stava per nascere (da lì a poco sarebbe nata la figlia Melissa), senza parenti o aiuti da altre persone per gestire lavoro e la nuova arrivata, in località Madonna dei Monti, il confine esatto tra le province di Alessandria e Asti: «Conosco poche donne fotografe che hanno figli (sorride al telefono Anne, nda), poi dopo un assestamento, ripresi a viaggiare e a produrre servizi».
Da professionista donna, autentico prodigio del teleobiettivo, le abbiamo chiesto come ha vissuto l’ingresso nella società. «Esiste un abisso nel mondo femminile tra la possibilità di liberta e la reale uguaglianza di genere: io rivendico la parità. Mi ritengo privilegiata per essere cresciuta in un mondo dove ho viaggiato e scoperto nuove realtà. In Italia ho sentito maggiormente la pressione di essere donna, soprattutto da un punto di vista fisico e dell’apparenza. Fino a qualche anno fa le donne non erano incoraggiate ad essere loro stesse. Da madre e lavoratrice non capivano il concetto di lasciare Melissa a casa da sola con mio marito, con cui dividevamo equamente le attività della casa. La società deve insegnare ai maschi come comportarsi con le donne!».
Quindi una società individualista che deve ancora imparare tanto? «Assolutamente e a causa del Covid-19 siamo tornati ancora più indietro, c’è molta meno comunicazione, la ritengo una chiusura non un’apertura. Io non ho la televisione in casa ma preferisco leggere i giornali sul web o ascoltare la radio della BBC. Oggi tutto è economia, i soldi contano tanto forse troppo. Siamo rimasti troppo legati a un sistema che non ha retto…».
Ma ritornando alla fotografia: «La luce è la cosa più importante, io lavoro in modo molto spontaneo, non sono una fotografa di studio, i servizi che realizzo sono una corsa contro il tempo. La “celebre” foto della lavoratrici nepalesi l’ho scattata nel 2007, al tramonto, io scesi dal taxi e iniziai a fotografare con gli ultimi raggi del sole che rimanevano. Una foto di puro istinto. Tutti i paesi del Sahara hanno una limpidezza di luce incredibile e lo ritengo uno spazio di aria pura assai accattivante. In tutti i paesi ci sono colori diversi. Amo la fotografia in bianconero ma lavoro a colori. I tempi sono cambiati: siamo passati dalla diapositiva al digitale… prima veniva richiesta maggiore professionalità e oggi con il digitale si può inventare una fotografia da zero, grazie alla post produzione».
E durante il lockdown? «Non ho mai smesso di fotografare, la Bellezza è ovunque. Ho immortalato la natura del mio giardino e ho scoperto Instagram, che mi ha aiutato molto. Si può viaggiare con la mente rimanendo anche sul terrazzo di casa. La creatività è importante e serve a tutti sperimentare! La scorsa estate avevo già preso parte a una esposizione collettiva a tema floreale in quel di Vignale».
I suoi scatti “macro” a tema floreale li potete trovare sul suo profilo instagram @anneconwayphotography. Ma con Anne parliamo anche di Brexit… «Io non ho potuto votare perché fuori dal Regno Unito da oltre 15 anni. Credo sia tutto basato sulle menzogne e nessuno ha parlato dei problemi che avrebbe creato. I britannici sono stati da sempre isolati e insulari. Abbiamo un paese spaccato, come ai tempi della crisi irlandese, l’Unione Europea deve comunque cambiare, ma tira una brutta aria nella mia terra d’origine». E il futuro? «Resta in mano ai giovani e decideranno come volerlo cambiare, allontanandosi da un pensiero egoista. E… vorrei realizzare un libro sul Monferrato e anche workshop online». Un curriculum dal respiro internazionale che non può che fare bene al nostro territorio.
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