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Fuoriuscite radioattive all’Eurex: nuovi dati dell’ARPA

Lo scorso 26 marzo Sogin di Saluggia dava notizia alla Prefettura, all’Asl, all’Ispra e all’Arpa di una perdita di liquidi (che non rispettano il criterio di non rilevanza radiologica) fuoriusciti accidentalmente dalla fessurazione della vasca a cielo aperto WP719 (a valle dell’impianto si trovano le falde dell’Acquedotto del Monferrato); in quella stessa data il direttore per la disattivazione impianti e centrali del nord Davide Galli rassicurava: «la contaminazione è minima e ed è circoscritta a soli 3 kg di terreno. Nessuna contaminazione al di sotto della piastra di cemento sottostante l’area contaminata». Non era così. Nei giorni seguenti la fuoriuscita di liquido dalla vasca in questione, le cui due fessure si sarebbero verificate nel corso dei lavori di preparazione dei basamenti delle coperture dei Waste Ponds (vasche 718 e 719), Arpa aveva prelevato due campioni di terreno di scavo in posizione allineata con i punti di affioramento, ma ad un livello inferiore, sotto la piastra di cemento e aveva provveduto al prelievo di un campione di acqua di falda dal pozzo E7 all’esterno del muro di difesa idraulica del sito, al fine di adoperare un adeguato monitoraggio ambientale e provvedere alla caratterizzazione radiometrica dei campioni prelevati. Queste le considerazioni conclusive emerse dalle analisi dell’Arpa: «nei campioni di terreno di scavo prelevati intorno al WP719 è stata rilevata contaminazione da Am-241 e da Cs-137…La presenza di contaminazione al di sotto della lastra di cemento fa presupporre che vi sia fuoriuscita di liquido anche a quella quota». Rassicuranti invece i dati scaturiti dall’analisi del campione di acqua di falda superficiale prelevata dal pozzo di controllo E7, in cui non è stata rilevata traccia di isotopi radioattivi di origine artificiale. I tecnici Arpa tuttavia hanno precisato: «al fine di valutare la eventuale diffusione dei contaminanti nella falda acquifera superficiale è necessario disporre di pozzi di controllo ad hoc, sia all’interno che all’esterno del sito Eurex, la cui realizzazione era stata già a suo tempo richiesta da ISPRA di concerto con Arpa» e che ad oggi, evidentemente, ancora non sono stati realizzati. Intanto sono in corso i lavori di trattamento svuotamento della vasca WP719 con un paio di mesi di ritardo (il termine avrebbe dovuto essere il 31 marzo scorso). Sogin ha comunicato lo scorso 15 aprile l’abbassamento del liquido contenuto nella WP719, previo la purificazione dell’acqua ivi contenuta, ed il conseguente trasferimento nell’adiacente WP718, oltre alla conseguente raccolta del corpo di fondo (sedimenti) per il successivo condizionamento. A metà aprile erano ancora presenti nella vasca in questione, 760 m3 rispetto agli 880 m3 iniziali (il sistema di purificazione in uso consente di trattare 12/13 m3 al giorno). Sono invece in corso di progettazione le attività per la raccolta del corpo di fondo (sedimenti) e per il successivo condizionamento, il cui fine lavori dovrebbe essere entro il prossimo mese di giugno. L’ultimo report riporta nelle considerazioni finali che, «a differenza dei valori riscontrati ai livelli superficiali ed ad un metro, quelli del campione di surnatante prelevato verso il fondo a fine 2012, è risultato superiore rispetto a quello rilevato nel 2010; probabile indice di una radioattività del corpo di fondo maggiore rispetto al surnatante e di un’ulteriore sedimentazione avvenuta nel frattempo». La caratterizzazione chimico-fisica del sedimento, rileva che la fase liquida non mostra presenza di radioattività invece associata alla sola fase solida. Inoltre, come si evince dalla relazione di radioprotezione redatta dall’esperto qualificato dell’impianto Eurex, «il rilascio nella Dora Baltea del liquido contenuto nel Pond, comporterebbe un impegno di dose a carico dell’individuo più esposto della popolazione di poco superiore al 50% del limite di rilevanza radiologica. L’eventuale rilascio impulsivo del corpo di fondo, pur occupando meno dell’1,5% della formula di scarico, comporterebbe un impegno di dose superiore di circa 6 volte al suddetto limite». Un’ulteriore rassicurazione di Sogin precisa: «anche in presenza dell’evento catastrofico più importante preso a riferimento, non ci sarebbero comunque conseguenze radiologiche significative per l’ambiente e per la popolazione». Rassicurazioni che, evidentemente, non bastano a tranquillizzare amministratori e opinione pubblica.

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Laura Mellina

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