Articolo »

L'illustre famiglia Giardino

“Grana sta sull’alto di feracissima collina, dalla sommità della quale l’occhio contempla un immenso tratto di pittoresco paese, che ritorna ad avere per graziosa ed ammirabile cornice l’Alpe e l’Appennino. L’abitato di Grana si compone di due parti distinte: il novello, fabbricatosi fuori e tutto all’intorno della vecchia muraglia di cinta; ed il vecchio, che sta entro la medesima cerchia. Quest’ultimo è in parte scomparso per far luogo alla maestosa chiesa parrocchiale”. Così scriveva Giuseppe Niccolini nel suo prezioso volume intitolato “A zonzo per il Circondario di Casale Monferrato”, pubblicato dalle Edizioni Loescher nel lontano 1877. E in quel frangente non mancava di raccomandare la visita alle due maggiori famiglie del luogo: i Garrone e i Testa. Rimandiamo ad un prossimo articolo quest’ultima famiglia, nota per la generosità dimostrata con l’istituzione dell’omonima Opera Pia, ma anche per la figura di don Vincenzo Testa, studioso di ornitologia scomparso il 23 ottobre 1873 (come si apprende nella lapide appena restaurata nel piccolo ordinato cimitero di Grana) e sepolto accanto alla nobildonna Francesca Testa nata Badoglio, morta il 25 marzo 1927. Merita una visita più accurata la cappella fatta costruire nel 1866 da Stefano Garrone, scomparso nel 1890, che riposa accanto alla moglie Caterina Gromo di Ternengo. La loro figlia Olimpia (1844-1934), andata in sposa al magistrato di Cassazione Carlo Giardino, diede alla luce tre figli, tra cui Pierina sposata Vergnano, come si legge nell’epigrafe. Gaetano era il più famoso. Nato a Montemagno il 24 gennaio 1864, giovanissimo fu avviato alla carriera militare e a soli 18 anni era già ufficiale dei bersaglieri. Nel 1894 a Cassala, nel Sudan, ebbe la medaglia d’argento al valor militare con pochi ufficiali del comando e lo stato maggiore delle forze coloniali. Nel 1912 funominato Sottocapo di Stato Maggiore del corpo di spedizione della guerra di Libia. Al termine della guerra italo-turca salì al vertice della gerarchia militare, nel giugno 1917 fu nominato senatore e per un breve periodo ministro della guerra del governo Boselli. Tornato, dopo Caporetto, al Comando Supremo con Armando Diaz con la delega al “Comitato consultivo interalleato”, nell’aprile 1918 ebbe il comando della IV Armata, più nota come “Armata del Grappa”. Dopo la breve esperienza di governatore dello Stato libero di Fiume (1923-24), il 25 giugno 1926 venne nominato con Pietro Badoglio Maresciallo d’Italia. Scomparso a Torino il 21 novembre 1935, volle essere sepolto accanto ai suoi soldati nel sacrario del Grappa. Di due anni più giovane, Ernesto era nato il 17 ottobre 1866. Combattente ad Adua e poi durante la prima guerra mondiale, fu più volte decorato. Nominato generale di Divisione, soggiornava spesso a Grana nella casa vicino al Municipio, riconoscibile per l’epigrafe in facciata posta a ricordo dei fratelli Besso, mezzadri della famiglia Giardino. Scomparso il 14 agosto 1943, l’alto ufficiale sarebbe stato sepolto, per suo desiderio, all’alba nella tomba Garrone-Giardino del piccolo cimitero di Grana dove riposa. Dionigi Roggero CON IL SINDACO ALL'ARCHIVIO RITROVATO ALLE SCUOLE E AL CIMITERO Raggiungiamo il bivio per Vignale ed entriamo nelle nubi basse di un inverno “vero”. A Casorzo, dopo il semaforo, che a momenti buchiamo, svolta a destra, poi seguiamo le indicazioni “provinciale 38”. Un cartello indica “catene per 2 km”.... Arriviamo alla nostra meta: Grana, siamo in Monferrato astigiano e diocesi di Casale. Noi invece siamo sulle tracce di un maresciallo d’Italia, Giardina (il terzo dopo Badoglio e Cavallero), tre altissimi ufficiali nati in una manciata di chilometri. Ci aspetta il sindaco. La scala del municipio è impreziosita da una carta napoleonica. Al primo piano entriamo nell’ufficio del primo cittadino: Eviglio Guazzo (nella foto), il nome era in onore della nonna, Evilia Clerici, di Odalengo Piccolo, senza il “gl”, ma c’è stato un errore di trascrizione; per la completezza informativa il sindaco nasce da Rosmino di Grana e Maddalena Castino da Mombercelli. Alle spalle una lunga carriera nel settore finanziario del gruppo Fiat. La moglie si chiama Valentina Gino, ex insegnante, la coppia ha due figli uno, Federico ingegnere, l’altra, Sara laureanda in architettura. Parliamo di pubblicazioni da cui partire, in stampa un testo di quattro docenti universitari di Torino, “Tra il Po e il Monferrato”. Scendiamo nello scantinato, appena riattato a sede dell’archivio storico, splendida per i mattoni a vista e le volte da cattedrale gotica. Archivio ordinato 16 anni fa dall’arch. Giannamaria Villata con documenti dal 1569 al 1950. Ammiriamo qualche curiosità come un catasto figurato e copertina con etichetta “buletin ‘d luis”, bollettino francese delle leggi. Usciamo dal cortile del pozzo. Parliamo di Ernesto Giardino, fratello del Maresciallo d’Italia Gaetani. Il sindaco ci indica la grande casa natale vicino al municipio. Ernesto era ateo, dopo la morte fu portato all’alba al cimitero su carro trainato da buoi. Nella casa, lo ricorda una lapide in facciata ci fu il massacro fratelli Besso, mezzadri dei Giardino, trucidati dai nazifascisti. Una breve salita e raggiungiamo l’edificio della scuola, in sale luminose è ben allestita fino all’Epifania (visitabile al mattino, anche al sabato, per il pomeriggio chiedere in comune) una mostra sulla Grande guerra (“1914-18, la guerra inutile”). Ci accompagnano Mario Renosio, che è stato l’oratore ufficiale del 25 aprile, e Nicoletta Fasano curatrice della mostra. In cinquanta pannelli curati dall’Istituto per la Resistenza astigiano e divisi per colore (marrone storia, arancio testimonianza, giallo letteratura) spicca la dimensione umana della guerra che è stata però anche un momento di unità nazionale. Poi col sindaco andiamo al cimitero. Scorrendo le tombe dei parroci la vista corre su quella di don Felice Gatti arciprete dal 1975 al 1998, al tempo dei nostri libri sulle chiese della Diocesi ci aprì tutti i suoi tesori, degni di un piccolo ma prezioso museo. La nostra tappa e comunque alla tomba Garrone-Giardino, sulla destra. Leggiamo tra le grate: “Generale di divisione / Ernesto Giardino / combattente ad Adua 1896 / e nella Prima guerra mondiale 1915-1918 / 17 VIII 1866 - 14 VIII 19452. E’ sepolta anche Olimpia Garrone, madre di Gaetano, Ernesto e Pierina, sposata Vergnano. E il ciclo si chiude con il ritorno a casa veloce ma non troppo (un precedente ‘Viaggio’ ci è costata una multa a Madonnina...). Luigi Angelino FOTO. Casa Giardino e la tomba al cimitero