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Da Mendrisio
Il progetto del “Gabanon” e gli universitari svizzeri
Un incontro di studio degli alunni di Architettura
Giovedì scorso, l’ostello Gabanon di Casale Monferrato è stato teatro di un incontro dedicato agli studenti di architettura dell’Università della Svizzera Italiana di Mendrisio, in visita nel nostro territorio per scoprire il mondo del cemento e parte degli edifici storici di stampo industriale, che hanno segnato il nostro territorio e ne costituiscono un monumento, anche se a volte tristemente dedicato ai caduti.
Il gruppo di universitari ha visitato diversi luoghi emblematici dell’industria del cemento monferrina, come il Micem a Ozzano e il museo della Buzzi “Area907”, cercando di coglierne l’estetica e l’architettura, ma anche la rifunzionalizzazione nell’ambito degli ampi progetti di riqualificazione che hanno restituito questi luoghi ai cittadini.
Una volta arrivati al Gabanon - dove fra l’altro hanno pernottato - hanno trovato l’architetto, nonché professore del Politecnico di Torino, Manuel Ramello e la designer casalese Margherita Buzzi - che hanno curato minuziosamente il progetto di questa struttura - pronti a raccontare il progetto.
Le idee e la realizzazione
«La filosofia cardine di vari progetti di riqualificazione di queste strutture legate all’industria cementifera, fra cui anche Gabanon, è nata nell’ambito di un progetto di studio sul territorio in collaborazione tra l'associazione Il Cemento e il Politecnico di Torino - ha spiegato Ramello - Abbiamo così iniziato a mappare questi luoghi del territorio e ad approfondirne lo studio a vari livelli, anche grazie alla collaborazione di altri docenti tecnologi e ingegneri del nostro ateneo. Poi, abbiamo iniziato a lavorare in sinergia con il Comune e con la Buzzi Unicem, iniziando lo studio disseminato di questi siti. Da quel momento in poi, abbiamo iniziato concretamente a creare progetti per mettere, in primis, in sicurezza questi edifici, ma anche per salvarli dall’azione del tempo, trasformandoli per restituirli alla comunità».
Successivamente, Ramello ha parlato di alcuni dei progetti che si sono già attuati: primo fra tutti il Paraboloide, del quale i lavori sono quasi terminati, nonostante il taglio alla parte museale per via della scarsezza di fondi; ma anche dell’idea di “Heritage in a Box” presso l’arco di Morano e molto altro.
Infine, la parola è passata alla giovane designer Margherita Buzzi, che ha illustrato il dna sostenibile e archeologico del progetto “Gabanon”, mirato alla conservazione delle strutture, ove possibile, e alla costruzione coerente dove necessario. Di questa concezione ne sono un esempio lo scheletro del capannone conservato nel giardino e gli elementi architettonici costruiti ex novo con una sola colata di cemento, conservando in alcuni punti anche il cassero in legno a vista.






