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Intitolata al'avvocato Francesco Cappa una scuola in Madagascar

Lunedì 3 ottobre in Madagascar è stata inaugurata una scuola intitolata a Francesco Cappa. Si tratta di un gesto di solidarietà della famiglia Cappa, in questo caso di Raffaele Cappa, che fa seguito ad una serie di iniziative già intraprese dai familiari del noto avvocato, sul nostro territorio. L’idea e la concretizzazione del progetto sono stati di Raffaele Cappa che ai primi di luglio ha voluto visitare questo splendido, ma povero, paese africano: «Quando vado in giro per il mondo, non mi piace comportarmi da turista. Sono un viaggiatore e voglio conoscere da vicino persone e popoli. Una sorta di arricchimento che viene dal confronto tra culture diverse». In questo caso Raffaele ha conosciuto un operatore turistico, Elie Jean Rakotonirina: «Una grande persona. È stato eletto sindaco di un villaggio che si trova a due ore da Antsirabè, ma visto che non era simpatico ai governanti statali, è stato subito messo da parte. Nonostante questo, forte dell’appoggio popolare, ha continuato ad occuparsi dei problemi del suo territorio. Mi ha parlato del progetto di realizzazione di una scuola a cui mancavano i fondi per la sua conclusione». Pronti via... da quel momento Raffaele, nello spirito della cultura e degli insegnamenti di suo padre Francesco, decide subito lo stanziamento con la donazione di fondi che permettono di terminare la costruzione dell’edificio. E così lunedì, il giorno prima dell’onomastico di suo papà, l’inaugurazione della scuola che porta il nome di Francesco Cappa. «Gli individui liberi - commenta Raffaele - non hanno frontiere, le nazioni sì. Torno dal mio primo viaggio in Madagascar, isola-popolo di una salute, forza, gaiezza inaudite che tanti turisti, soprattutto italiani, non conoscono. Colgo l’occasione al volo quando incontro un tipico malgascio, sindaco spodestato, che non protesta né si deprime, ma che fa ancor meglio il sindaco di fatto, non pagato con la volgare pecunia-cattedra, da tutti sempre agognate. Sindaco di un villaggio sperduto, di ventimila anime, che si trova a due ore da Antsirabè, la seconda città del Madagascar, e a 200 chilometri a sud della capitale Antananarivo. Il villaggio ha frazioni enormi ed isolate. Ad esso si arriva con una pista di terra ( il 70% delle strade malgasce) che i cicloni hanno trasformato in inquietanti buche da golf». «L’alfabetizzazione è elevatissima, ma la scolarizzazione si riduce alle elementari. Partecipo a questa impresa personalmente senza filtri di chiese o di istituzioni o paracaduti sociali come le onlus. Io da solo... si deve anche saper agire da soli... come saper star da soli in silenzio senza nulla fare come diceva Wilde. Detto fatto in tre mesi si arriva all’apertura della scuola Francesco Cappa, Casale Monferrato, Italia. Mi ripago mettendo il nome di mio padre, la cui eredità permette il gesto, quello della sua amatissima città natale, Casale Monferrato, quello del nostro Belpaese, da cui sono usciti 40 milioni di migranti». Raffaele Cappa non desidera alcun ringraziamento. Questi gesti si fanno guardando più alla bontà che ai propri interessi... e fa alcune riflessioni: «A Casale Monferrato appartengono uomini grandi che non muoiono con la morte, che hanno dato tanto all’Italia e al mondo, non solo Eternit e morte. Purtroppo la nostra memoria è necrofila, si dimentica il bene, il bello, il grande, come quando si piange quotidianamente i propri minimi malesseri, dimenticando il nostro generale massimo immeritato benessere». E questo crea barriere e ostacoli sulla strada della solidarietà.

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Luisella Braghero

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