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  • 23 gennaio 2012
  • Casale Monferrato

Amianto: il mondo della scuola crea una rete che potrebbe salvare la vita

Con il patto stipulato ieri pomeriggio, lunedì 23, le scuole casalesi hanno dato vita ad una rete per l’attuazione del progetto “laboratorio della memoria e della speranza, per una multinazionale contro l’amianto, giustizia, bonifica, ricerca”. I firmatari del protocollo sono i presidi delle diverse strutture scolastiche cittadine: Riccardo Calvo, Luisella Cabrino, Carla Rondano, Mauro Bosco, Nanda Filippi e Rossana Gianella, quest’ultima capofila referente del progetto. L’obiettivo del progetto Il progetto, promosso da Afeva (l’associazione familiari e vittime dell’amianto) ha come obbiettivo principale la creazione di un sapere legato alla dannosità dell’amianto, all’approfondimento della storia di mortale convivenza tra la città di Casale e la multinazionale Eternit e la creazione di una memoria storica capace di prevenire e informare, sia a livello nazionale che nel mondo, andando ad incontrare quelle realtà dove, tutt’oggi, l’amianto viene estratto e lavorato. Ma la firma dell’accordo saltò L’accordo tra le scuole sarebbe dovuto nascere già prima di Natale, con la sigla unilaterale della rete nel pomeriggio di martedì 20 dicembre. Ma la firma dell’accordo saltò a causa delle forti tensioni che si erano create subito dopo il consiglio comunale di venerdì 16 dicembre, sede in cui la Giunta casalese venne indirizzata ad accettare la «proposta Schmidheiny» dal Consiglio. Un mese dopo il «sì!» Praticamente un mese dopo il primo rinvio, il progetto è stato siglato coralmente da tutto il mondo della scuola casalese. L’attivazione di questo processo potrebbe portare ad una “internazionalizzazione” dell’istruzione monferrina. «Ora bisogna lavorare - ha commentato Vincenzo Moretti, uno dei coordinatori del progetto per Afeva - Non è una questione strettamente casalese ma italiana e mondiale». «Si deve uscire dal provincialismo per aiutare altre realtà che hanno avuto il nostro stesso problema» ha detto Calvo. Sarà una rete che in futuro potrebbe salvare delle vite perché, come spiega Romana Blasotti Pavesi, creerà nelle nuove generazioni «consapevolezza e capacità di sapersi difendere». Cominciare oggi - ha concluso Bosco - per porre rimedio a «certe produzioni che sono vere bombe nel cuore di un paese». Nella foto: i presidi, i professori e gli esponenti di Afeva dopo la firma della rete

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Renato Luparia

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